martedì 23 settembre 2014

vecchie riviste: nodi da pescatore

                Vecchie riviste: nodi da pescatore


figura 1: collegare il filo sottile con l'amo alla lenza
figura 2: tre sistemi per collegare la lenza all'amo
figura 3: il "turtle knot"

pesca: verme artificiale per attirare i pesci

categoria: pesca, vecchie riviste

Un artificiale a forma di verme riempito con una siringa di pasta a base di pesce, è stato preparato da un pescatore negli anni '20. L'esca rilascia una traccia odorosa per circa un'ora, poi deve essere "ricaricata" con altra pasta. Un trucco semplice ed economico per pescare.



domenica 21 settembre 2014

candela e fiammiferi waterproof

Un contenitore per fiammiferi resi resistenti all'acqua con la paraffina insieme ad una candela. Un box consigliato per cacciatori e automobilisti che hanno bisogno di fuoco e luce, da tenere in tasca in caso di emergenza. La candela è stata aggiunta perchè i fiammiferi fanno luce per poco tempo; i fiammiferi sono stati incisi con il coltello per aumentare la superficie combustibile

domenica 14 settembre 2014

farmaci: farmacocinetica (quinta parte)

Farmacocinetica: eliminazione dei farmaci

L’escrezione consiste nell’eliminazione del farmaco e i metaboliti dall’organismo.
L’escrezione avviene principalmente con le urine o con la bile. Le altre vie (latte, aria espirata, sudore e saliva) hanno un’importanza relativa.
La dialisi è una via di d’eliminazione artificiale.
Alcune volte, di proposito, si cerca di modificare le condizioni dell’organismo per allontanare un farmaco, come nel caso del trattamento d’emergenza per intossicazione da medicinale[1].

Escrezione renale

Si formano giornalmente 180 litri di pre-urina e 1,8 litri d'urina definitiva. Nella pre-urina si ritrovano tutte le sostanze che hanno un diametro molecolare tale da passare i pori del glomerulo.

Variazioni del filtrato glomerulare in funzione dell’età e del sesso
1°settimana                     30 ml/min/1,73 m2
 9°mese                           120 ml/min/1,73 m2
40 anni                             100-150 (uomo)(*)
                                           85-125 (donna) (*)
70 anni                               50% del valore età adulta
(*) A seconda della superficie corporea

I farmaci, liberi dal legame proteico, giungono nelle urine dopo la filtrazione attraverso il glomerulo;  Una quota di farmaco giunge nel lume tubulare secreto dall’epitelio tubulare. La secrezione è un processo attivo che richiede energia e l’intervento di “carrier” (“trasportatori”). Queste strutture cellulari sono in numero limitato e perciò il processo è saturabile.
Lungo il percorso del glomerulo, c’è un processo di riassorbimento d’acqua e sostanze utili.
La concentrazione dell’urina e la sua graduale acidificazione creano le condizioni ideali per l’eliminazione di farmaci che siano basi deboli ed il riassorbimento di farmaci aventi le caratteristiche di acidi deboli.
Nell’insufficienza renale, la riduzione del filtrato glomerulare (valutabile con la clearance della creatinina), porta a ridurre l’escrezione dei farmaci e il loro accumulo in circolo, fino a raggiungere concentrazioni tossiche[2].

Escrezione biliare

La via biliare comprende il fegato, la colecisti, il coledoco e l’intestino. I farmaci eliminati insieme alla bile sono quelli non sufficientemente idrosolubili (molecole di grandi dimensioni).
La bile è un’emulsione d’acqua e sali biliari, strutturalmente correlati con le grosse molecole degli steroidi marcatamente lipofile. La bile permette di emulsionare i grassi del cibo consentendone l’assorbimento.
Giornalmente sono liberati 100-300 cc di bile (non considerando la quota poi riassorbita: circolo entero-epatico).
I farmaci espulsi sono in parte riassorbiti nell’intestino per tornare al fegato; la presenza di questo circolo è sfruttato quando occorre un effetto terapeutico sulle vie biliari.

Vie secondarie naturali d'eliminazione

§  Apparato respiratorio
§ Secrezioni esterne (sudore, secrezione lacrimale, secrezione nasale, secrezione lattea)
§  Cute e suoi annessi (capelli, peli, unghie)

Nelle feci si ritrovano delle sostanze che non sono state nemmeno assorbite, quindi è improprio considerarle una via d'eliminazione dei farmaci. E’ più corretto considerare parlare l’intestino una confluenza delle varie vie d’eliminazione (salivare, gastrica, biliare, intestinale).
Queste vie d'eliminazione acquistano importanza quando le altre subiscono delle limitazioni (pazienti con insufficienza renale eliminano con la pelle maggiori quantità di sostanze azotate).
La via salivare è utile per trattare patologie del cavo orale, utilizzando farmaci che selettivamente si accumulano in essa (spiramicina).
La secrezione lattea è un’emulsione acqua/grassi che raccoglie in sé tutto quello che la mamma assimila, ad esempio gli antibiotici, che continuano ad agire nel neonato sterilizzandone il cavo orale ed esponendolo ad infezioni di origine fungina alla bocca (“mughetto”).
Alcuni farmaci sono controindicati durante l'allattamento, anche in dosi minime, poiché sono dannosi per il piccolo:
·       gli antitumorali
·       le sostanze radioattive usate come mezzo di contrasto in alcuni esami radiografici e per la cura di certe malattie della tiroide
·       Il metronidazolo
Alcuni farmaci, che devono essere obbligatoriamente assunti dalla madre, sono invece compatibili con l'allattamento, anche se possono dare problemi al bambino e quindi sono usati sotto controllo medico:
·    l’acido acetilsalicilico (problemi di coagulazione del sangue)
·    gli antistaminici usati contro le allergie
·    i farmaci contro l'asma a base di aminofillina
·    i medicinali antiipertensivi
·    i farmaci anticoagulanti orali
·    i tranquillanti
·    gli ormoni corticosteroidi
·   gli antibiotici cloramfenicolo e le tetracicline danno alterazioni del funzionamento del midollo osseo e colorazione dentaria

Vie artificiali di eliminazione

-  Dialisi
-  Emoperfusione
-  Emofiltrazione
-  Plasmaferesi
-  Exanguinotrasfusione
La dialisi permette di allontanare sostanze tossiche e cataboliti non legati alle proteine plasmatiche[3].




[1] Nel caso d’intossicazione da acidi barbiturici ad esempio, si cerca di rendere basico il sangue della vittima, utilizzando flebo di bicarbonato.
[2] I farmaci idrosolubili non entrano nelle cellule epatiche e quindi non subiscono l’inattivazione enzimatica.
[3] Per le sostanze tossiche che si legano durevolmente alle proteine plasmatiche è necessaria una trasfusione completa del sangue.

farmaci: farmacocinetica (quinta parte)

Farmacocinetica: metabolismo del farmaco

La liposolubilità dei farmaci costituisce un ostacolo alla loro eliminazione perché facilita:
-        l’attraversamento delle membrane cellulari;
-        il legame alle proteine plasmatiche e tissutali;
-        il riassorbimento renale attraverso le membrane dell’epitelio tubulare.
Il rene elimina un farmaco a condizione che questo sia reso idrosolubile dal fegato. I metaboliti non sufficientemente idrosolubili sono eliminati con la bile.
Per svolgere questa funzione particolari set enzimatici epatici agiscono sui gruppi funzionali delle sostanze da trasformare, attraverso reazioni enzimatiche di demolizione, coniugazione e metilazione.
La demolizione mira ad ottenere molecole più piccole e quindi più idrosolubili (riduzione, ossidazione, idrolisi, decarbossilazione, deaminazione, ecc.).
La coniugazione aggiunge gruppi funzionali polari (acetilazione, glucuronazione).
La metilazione trasforma un azoto nel gruppo azoto quaternario, molto polare.
A seguito di queste reazioni, i farmaci diventano metaboliti più idrosolubili e spesso farmacologicamente inattivi; in alcuni casi i metaboliti mantengono un’azione farmacologica vicina alla sostanza da cui derivano o si trasformano in composti tossici.
Il patrimonio enzimatico varia da individuo ad individuo, su base genetica. Questo costituisce uno dei fattori più importanti della diversa risposta al farmaco. Il patrimonio enzimatico di un individuo subisce inoltre sostanziali modifiche causate da processi morbosi o dagli stessi farmaci (processo di induzioneo inibizione enzimatica).
Ad esempio, una grave insufficienza epatica, come la cirrosi epatica, compromette l’attività metabolica del fegato. In questi pazienti vanno ridotte le dosi di farmaco che sono inattivate dal fegato, oppure vanno somministrati medicinali già idrosolubili, che non richiedono grossi interventi del fegato per la loro eliminazione.

Processo d'induzione enzimatica

I farmaci che aumentano la quantità d’enzimi nel fegato attuano un processo d’induzione enzimatica.  Il DNA regola la sintesi proteica degli enzimi; il farmaco induttore si combina con il gene inibitore, lasciando libero il gene operatore di produrre un maggior numero di proteine di tipo enzimatico. I farmaci che esercitano una derepressione genica sono il fenobarbitale, la difenilidantoina e la rifampicina.
Il processo d’induzione enzimatica aumenta il metabolismo del farmaco e questo costringe il paziente ad usare dosi maggiori; sospendendo la terapia del solo farmaco induttore, la situazione enzimatica ritorna alla normalità in pochi giorni e quindi è necessario intervenire sulle dosi degli altri farmaci, ora divenute eccessive.

Processo d'inibizione enzimatica

I farmaci che inducono un’inibizione degli enzimi epatici, attuano un processo d’inibizione enzimatica. L’azione di questi farmaci riduce il metabolismo dei farmaci e quindi il farmaco si accumula nell’organismo fino a livelli tossici.

Un’applicazione terapeutica di quest’effetto si ha nel trattamento dell’alcolismo.

farmaci: farmacocinetica (quarta parte)

Farmacocinetica: distribuzione del farmaco

Qualunque sia la via di somministrazione, alla fine i farmaci giungono in circolo e si legano in misura variabile alle proteine plasmatiche, albumina e globulina.
Nel sangue le proteine plasmatiche trasportano gli ormoni, sostanze lipofile, poco solubili in ambiente acquoso. I farmaci si legano ai siti di queste proteine per gli ormoni, con un legame che è tanto più  forte quanto maggiore è il loro carattere lipofilo.
Quando si somministra un farmaco che possiede una grande affinità con le proteine plasmatiche, le prime dosi si fissano sulle proteine, dove restano inattive. Per ottenere un effetto rapido, si ricorre ad una dose di carico che tampona tutti i siti di legame disponibili per quel farmaco, ma lascia in circolo una quota libera sufficiente a produrre l’effetto desiderato. Le dosi successive, ridotte, servono per compensare la quota di farmaco persa.
Il legame alle proteine plasmatiche è reversibile. Tra la quota di farmaco libero e quello legato alle proteine esiste un equilibrio: quando la quota di farmaco libero si riduce (metabolizzato ed escreto), una quota di farmaco legato si stacca dalle proteine.
Il farmaco legato:
-        è inattivo, cioè non ha nessun effetto biologico sull’organismo;
-        non è metabolizzato;
-        non è eliminato durante il passaggio nel rene:
Il farmaco libero:
-        è attivo, esplica i suoi effetti terapeutici e tossici;
-        è metabolizzato ed eliminato.
La digossina e strofantina, due farmaci digitalici, hanno un diverso comportamento nell’organismo:
- la digossina è un farmaco lipofilo somministrato per via orale; si lega molto alle proteine plasmatiche (97-98%) e permane nell’organismo per settimane.
- la strofantina è un farmaco idrofilo somministrato per via endovenosa (non è assorbito per via orale); si lega poco alle proteine plasmatiche (3%) ed è rapidamente eliminato dall’organismo (permane circa ventiquattro ore).
In un’insufficienza cardiaca acuta si somministra subito la strofantina per e.v. ed in seguito la digossina; nell’anziano con insufficienza cronica non è possibile fare continue somministrazioni e.v., perciò si danno piccole quantità giornaliere di digossina.



Figura 4: il percorso del farmaco nell’organismo

farmaci: farmacocinetica (terza parte)

Farmacocinetica: vie di somministrazione artificiali

Via endovenosa

Via d'assorbimento generale, la più rapida in assoluto, ideale per le situazioni d’emergenza, quando si vogliono effetti farmacologici in pochi secondi.Il sangue, per il suo potere tampone, è capace di tollerare liquidi con pH diversi, accettare grossi volumi (fleboclisi) ed accogliere sostanze irritanti, perché la vena è priva di terminazioni dolorifiche (iniettare il farmaco lentamente per diluirlo efficacemente nel torrente circolatorio). La via endovenosa è utilizzabile soltanto per i farmaci solubili in acqua, perché le soluzioni oleose non si sciolgono nel sangue e possono causare emboli.

L’iniezione endovena presenta degli svantaggi:
-        espone il cuore ad elevate concentrazioni di farmaco
-        il farmaco può causare delle flebiti

Via intramuscolare

La via intramuscolare permette di evitare i problemi connessi con l’assorbimento orale o quando si voglia ottenere un effetto rapido, poiché molti vasi sanguigni irrorano il muscolo.
Le soluzioni acquose di farmaci idrosolubili a PH fisiologico sono assorbite rapidamente.
Si possono iniettare soluzioni oleose perché è presente un substrato lipofilo, ma il ritardo d’assorbimento distanzia le fibre fra loro, stirando la membrana esterna ricca di terminazioni nervose dolorifiche; anche iniettare grossi volumi di liquido può stirare la membrana esterna e causare dolore (dieci millilitri max.).
L’eparina e l’insulina causano delle lipodistrofie, degenerazioni grasse del tessuto muscolare (“bozzi”).

Via sottocutanea

Lo strato sottocutaneo non è attaccato ai muscoli sottostanti e il connettivo può accogliere anche grosse quantità di liquidi. Il pannicolo adiposo sottocutaneo è scarsamente irrorato e quindi la via sottocutanea è indicata quando si vuole un assorbimento lento, ad esempio quando si somministra insulina. Le soluzioni oleose o i preparati ritardo consentono iniezioni distanziate anche di un mese. Non si possono impiegare sostanze irritanti dato la presenza di terminazioni nervose.

Via intracardiaca

Via usata solo in emergenza, per fare arrivare il farmaco direttamente nel cuore, fermo in diastole durante l’arresto cardiaco[1].

Via intraarteriosa

Questa via è utilizzata quando si vogliono ottenere effetti localizzati ad un tessuto o ad un organo, soprattutto quando il farmaco è tossico: antitumorali, esami diagnostici con mezzi di contrasto per evidenziare la vascolarizzazione di un distretto (angiografia).

Via intradermica

Via d'assorbimento locale, usata per inoculare antigeni senza rischiare reazioni generali di schock anafilattico (test alla tubercolina; test per le allergie, somministrazione di antigeni per ridurre la sensibilità di un soggetto).

Via intrarachidea

Il liquido cefalo-rachidiano circonda il midollo spinale e le meningi, garantendo un adeguato ambiente osmotico e agendo da “cuscinetto” fra il tessuto nervoso e le ossa che lo circondano.
La somministrare di farmaci per questa via permette di ottenere concentrazioni adeguate nel distretto del SNC, impossibili da raggiungere con altre vie d'assorbimento, a causa della presenza della barriera ematoencefalica (anestesia spinale o trattamento di infezioni acute).
L’iniezione si esegue dove il midollo spinale termina con un fascio di nervi (la “coda equina”) ed è meno rischioso arrecare danni; prima dell’iniezione è necessario prelevare un identico volume di liquido cefalo-rachidiano perché lo spazio è determinato.

L’iniezione d’insulina: approfondimenti

Per evitare il rischio di iniezione intramuscolare, si evitano zone cutanee con scarso spessore sottocutaneo, braccia e cosce nelle persone magre e si utilizza la tecnica del “pizzico”, che consiste nel sollevare la plica cutanea prima di inserire l’ago[2].
Molti pazienti non sostituiscono l’ago sulla penna dopo l’iniezione. Oltre all’ovvia perdita di sterilità, l’ago è soggetto a piegarsi (anche se questo non è visibile ad occhio nudo) e provoca dei microtraumi nei tessuti. L’insulina agisce inoltre in queste zone come un fattore di crescita locale, promuovendo la formazione di noduli lipodistrofici sottocutanei, formazioni benigne di tessuto adiposo. Nelle zone ricche di noduli, l’assorbimento di insulina non è costante e peggiora il controllo glicemico del soggetto diabetico.
La “forza” dell'insulina è valutata in Unità Internazionali (“U” o “U.I.”); l'insulina è venduta alla concentrazione di 100 U.I./millilitro.



[1] in quest'evenienza la circolazione si è arrestata e quindi non ha senso dare il farmaco in vena.
[2] In commercio sono reperibili aghi di diversa lunghezza, misurabili in millimetri ed in spessore (“gauce”; più il numero è alto e più l’ago è sottile).