venerdì 13 novembre 2015
smalladventures: Bantu / Baka Pigmy springpole foot-plate trap
smalladventures: Bantu / Baka Pigmy springpole foot-plate trap: I can't call this experimental archaeology, because the Bantu Pigmi and Baka people are using this trap today, as I write this post. So,...
sabato 7 novembre 2015
Agonia nel deserto. Cinque morti
categoria: deserto
Agonia nel deserto. Cinque morti
Nel giugno 1965 cinque tedeschi
occidentali morirono nel deserto egiziano; la loro agonia è descritta nelle
pagine di un quaderno e nelle fotografie scattate da una delle vittime, recuperate
dalla polizia egiziana dopo che i corpi sono stati trovati nel deserto.
I cinque, partiti per una gita nel
deserto in direzione dell’oasi di Siwa il 5 giugno, erano Klaus Boehme e sua
moglie Gudron di Offenbach, Hans Hauser, Remhold Rimm e Gunter Wandershceck.
Boehme era un esperto di pelle; gli altri uomini erano tecnici aeronautici che lavoravano in una fabbrica egiziana.
Le note sul diario, furono scritte
da Gunter Wanderscheck. La signora Boehnte ha scattato le
fotografie che mostrano la loro fine; le prime foto mostrano il gruppo che si
diverte, mentre gli ultimi scatti li mostrano distesi sulla sabbia, in costume
da bagno, la bocca spalancata in attesa della morte.
Inizialmente una delle due auto
del gruppo rimase impantanata nella sabbia e tutti si strinsero nella seconda
auto con cui tentarono di tornare indietro, ma anche quest’auto si bloccò nella
sabbia e dovettero abbandonarla, pochi chilometri dopo.
Quando i cinque tedeschi si
ritrovarono in difficoltà nel deserto, imprudentemente, avevano a disposizione
poca acqua.
"La nostra condizione è molto
brutta. Abbiamo solo otto litri (circa 2,1 galloni) di acqua e cinque grossi
barattoli di succo di mango. Seguiamo le tracce della nostra auto nella
sabbia" è stato uno dei messaggi finali scritto dal tedesco. E ancora:
"La nostra acqua finisce. Il sole è terribile...".
Quando anche la seconda macchina
si bloccò nel deserto il gruppo si divise.
Wanderscheck e i coniugi Boehme
partirono a piedi per chiedere aiuto e riuscirono a percorrere 35,4 miglia prima di
morire.
La donna tedesca si sdraiò sul
deserto, si tolse il vestito, appoggiò la testa su di esso, si coprì il viso
contro il sole bruciante e si preparò a morire.
RIMM e Hauser abbandonano anche
loro l’auto, ma crollarono dopo aver percorso circa cinque miglia.
martedì 3 novembre 2015
Il peschereccio arrivato in Oregon dal Giappone
categoria: mare, correnti marine
Il peschereccio arrivato in Oregon dal Giappone
Un troncone del relitto di un peschereccio giapponese, lungo
circa sette metri e mezzo, distrutto dallo Tsunami che ha colpito le coste
giapponesi del 2011 è arrivato davanti le coste dell’Oregon, nel nord-ovest
degli Stati Uniti, trasportato dalle correnti marine per migliaia di chilometri
per oltre quattro anni.
Non si tratta del primo relitto arrivato in Oregon da quando
nel 2011 un terremoto di magnitudo 9.0 colpì il Tōhoku causando uno tsunami che
uccise più di 15 mila persone: lo tsunami spazzò in mare circa cinque milioni
di tonnellate di detriti, il 70 per cento dei quali, secondo il governo
giapponese, affondò immediatamente. Il resto galleggia ancora sugli oceani e si
muove sul Pacifico seguendo il flusso delle correnti (sulle coste dell'Oregon è arrivato anche un intero molo).
All’incirca tre o quattro detriti grandi quanto
un’imbarcazione arrivano ogni anno sulle coste dell’Oregon, tra
cui alcune imbarcazioni leggere da acque dolci. Il relitto arrivato giovedì è
più raro: un peschereccio d’altura.
Mentre l’imbarcazione si trovava ancora in mare, un gruppo
di biologi è salito a bordo per verificare che non trasportasse specie animali
potenzialmente invasive per l’ecosistema americano. Durante l’ispezione, i
biologi si sono imbattuti in venti seriole, una specie di pesce che si trova
nel Pacifico orientale – un tipo di ricciola che si trova in particolare nelle
acque del Giappone – e non in quelle dell’Oregon.
Le seriole potrebbero essere state conservate da qualche
parte sull’imbarcazione prima dello tsunami, oppure potrebbero essersi
sviluppate da alcune larve che si trovavano a bordo prima del naufragio. Non è
la prima volta che degli organismi sono ritrovati a bordo di un relitto dello
tsunami giapponese. Di solito, per sopravvivere durante il viaggio, queste
creature mangiano altre specie che trovano a bordo, oppure lasciano il relitto
per cibarsi e poi ci ritornano, utilizzandolo come una specie di rifugio mobile
in mare aperto. Si tratta comunque della prima volta che dei pesci sono stati
ritrovati vivi a bordo di un relitto dopo aver compiuto l’intero viaggio
dall’Asia agli Stati Uniti.
Fonte Washington Post 2015
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Lo
scorso aprile la guardia costiera statunitense ha affondato un peschereccio
senza equipaggio trasportato verso il Nordamerica dalla città di Hachinohe,
nella prefettura Aomori.
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Una
banchina strappata a un porto giapponese di Misawa dallo tsunami che devastò il
paese l’11 marzo 2011 è stata trascinata dalla corrente dell’Oceano Pacifico ad Agate Beach, una
spiaggia in Oregon che si trova a circa 8.060 chilometri di distanza dalle
coste del Giappone. La banchina in cemento è lunga 20 metri e pesa 165
tonnellate.
La
banchina non è radioattiva ma secondo gli scienziati può aver trasportato nella
zona specie animali sconosciute all’habitat dell’Oregon, come una stella marina
proveniente dal Giappone ancora aggrappata alla struttura.
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Alcune immagini dello Tsunami che ha colpito le coste giapponesi nel 2011
Pescatori salvati in mare dopo un mese alla deriva. Avvistati da un aereo e tratti in salvo da un incrociatore
categoria: sopravvivenza, mare
Pescatori salvati in mare dopo un mese alla deriva. Avvistati da un aereo e tratti in salvo da un incrociatore.
Quattro sudamericani, due
pescatori due ecuadoriani e due colombiani, salpati il 24 settembre 2015 dalla
città di Esmeralds in Ecuador sul peschereccio «El Pregòn», sono rimasti senza
carburante e sono andati alla deriva per oltre duemila chilometri verso Nord,
per quattro settimane e mezzo, fino a quando sono stati avvistati da un aereo
della marina messicana al largo delle coste del Chiapas, durante un volo di
ricognizione notturna, quando ormai erano stati dati per dispersi dall’autorità
equadoregne. L’equipaggio dell’aereo militare ha avvistato il peschereccio,
riconosciuto i segnali di soccorso dei naufraghi e contattato via radio un
incrociatore in navigazione nei paraggi, comunicandogli la posizione dei
naufraghi.
Una volta arrivati in Messico, i
quattro pescatori, di età compresa tra 26 e 42 anni, presentavano un grave
quadro di disidratazione, ma le loro condizioni sono state definite relativamente buone dai medici.
Nel 2014 un altro pescatore,
messicano, era stato ritrovato alle Isole Marshall dopo quattordici mesi alla
deriva, durante i quali si era nutrito di uccelli marini, tartarughe e pesci
crudi, mentre l'altro naufrago che era a bordo con lui era morto dopo i primi mesi in mare.
Fonte: La Stampa
Vedi anche articolo blog 06/02/2014: "quel naufrago del Pacifico è il nostro amico Josè"
mercoledì 28 ottobre 2015
Un eremita nei boschi di Scarlino
categoria: sopravvivenza
Un eremita nei boschi di Scarlino
Un 45enne spagnolo è stato trovato
nei boschi della riserva delle Bandite, un’area verde regionale nella zona
delle Costiere, nel territorio del Comune di Scarlino dalle guardie del Parco e
dagli addetti comunali andati a cercarlo, dopo la segnalazione di alcuni
raccoglitori di funghi che avevano notato un rudimentale rifugio, una tenda
messa insieme con funi e corde, in una zona difficilmente raggiungibile e
lontana dai sentieri.
Lo spagnolo è rimasto sorpreso
dall’arrivo delle guardie, ma non è fuggito e ha parlato con loro dicendo di
essere un eremita ed ha espresso la sua volontà di continuare a vivere da solo,
lontano dalla società. Dopo questo incontro l’uomo si è allontanato dal rifugio
per cercare un altro posto dove rimanere isolato.
L’uomo è stato identificato grazie
ad un vecchio passaporto che aveva con sé e risulta che una volta era stato
fermato dai carabinieri di Scarlino per un controllo, sulla strada, mentre era
intento nella ricerca di cibo nei cassonetti delle abitazioni della zona. Poco
si conosce della sua storia, non ha precedenti con la giustizia e si trova in
Italia da anni, come ha confermato anche parlando in italiano con le guardie
delle Bandite.
L’eremita aveva organizzato bene
la sua dimora, una tenda ben nascosta dalla vegetazione, riparata dal vento;
l’uomo si avventurava solo di notte fuori dal bosco per arrivare ai centri
abitati della zona (dal Puntone a Pian d’Alma) per rovistare nei cassonetti
dell’immondizia alla ricerca di cibo e quello che poteva servire a una vita
frugale, ai margini della “società”. Ora è sparito nuovamente.
Le Bandite di Scarlino sono un
complesso Forestale di 8700 ettari a cavallo dei comuni di Castiglione della
Pescaia, Follonica, Gavorrano e Scarlino, di proprietà delle Regione Toscana e
gestita dal Comune di Scarlino. All'interno di quest'area è stata realizzata
un'ampia rete sentieristica che viene frequentata dai numerosi biker locali e
dai moltissimi turisti e cercatori di funghi.
sabato 24 ottobre 2015
I coltelli da sopravvivenza della Royal Air Force realizzati da Joseph Rodgers
categoria: coltello
I coltelli da sopravvivenza della
Royal Air Force realizzati da Joseph Rodgers
Dal libro: "Coltelli da combattimento"
Frederick J. Stephens
Albertelli editore
Questi coltelli sono normalmente
portati sulla tuta di volo, fissati a una gamba. Esistono lame dei due tipi
illustrati e qualche differenza si può notare nel disegno delle guancette di
materiale sintetico. Interessante notare, ai lati dell'impugnatura, le molle di
serraggio che attivano un dente di arresto nel foro sul pomello. Quando il
coltello si trova nel fodero, il dente di arresto ferma saldamente il pugnale
impedendo che sia perduto. Il fodero è d'acciaio ed è contenuto in un ulteriore
fodero di canapa arancione. La foto n. 34 illustra la forma convenzionale di
lama montata su questi coltelli; le foto n. 35 e n. 36 mostrano una lama curva
col filo dalla parte concava. La parte esterna e la punta della lama sono
smussate, probabilmente per precauzione nel caso che il coltello venga adoperato
in situazioni di emergenza su una zattera di sopravvivenza.
Lunghezza della lama: cm 10,16;
lunghezza totale cm 20,32.
Questi coltelli erano in dotazione anche al 22° Reggimento SAS inglese che assaltò l'ambasciata iraniana a Londra nel 1980, per liberare gli ostaggi dei terroristi.
Vedi anche blog: Il RAF survival knife è stato dotazione SAS, 24/10/2015
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