lunedì 1 maggio 2017
sabato 29 aprile 2017
Il mimetismo animale
categoria: caccia
Il mimetismo animale
In
natura i mammiferi generalmente non hanno una pelliccia di colore
uniforme perchè sono in genere troppo grandi trarre vantaggio da una
pelliccia di un unico colore, a meno di non considerare il nero dei
predatori notturni o il bianco per confondersi con il manto nevoso.
La selezione naturale ha premiato in genere i mammiferi con un
mantello chiazzato, composto da tanti colori diversi, perchè questo
li aiuta a mimetizzarsi e cacciare …. o non essere cacciati.
Animali
verdi come le rane e le lucertole sono sufficientemente piccoli da
poter utilizzare interi blocchi uniformemente verdi, come le foglie,
per confondersi con l'ambiente. In genere, poi, i predatori dei
mammiferi sono altri mammiferi che non riescono a distinguere i
colori.
Un
mimetismo efficace deve quindi prescindere dalla colorazione e
basarsi su altri fattori come la lucentezza, il disegno della
pelliccia e i movimenti del corpo.
L'uomo, cacciatore o militare, sfrutta gli stessi principi per nascondersi alla vista delle sue prede o dei suoi avversari.
venerdì 21 aprile 2017
Supervivencia herramienta desconocida - video di costruzione di haywire klamper
categoria: riparazioni fai da te
video di costruzione di haywire klamper
mercoledì 19 aprile 2017
La trasformazione degli alimenti
categoria: alimenti
La trasformazione degli alimenti
La
trasformazione dei prodotti alimentari ha avuto origine in tempi
antichi per allungare i tempi di conservazione degli alimenti,
mantenendone elevato il valore qualitativo e nutrizionale.
In
origine i processi di conservazione e trasformazione utilizzavano
esclusivamente l'energia fornita dal Sole, la corrente d'aria calda e
il sale. In seguito per meglio tutelare gli aspetti igienico-sanitari
si sono utilizzate attrezzature e impianti specifici (essiccatoi,
affummicatoi, ecc.).
Essiccamento
Si
tratta di una tra le più antiche tecniche di conservazione dei
prodotti alimentari che ricorre all'esposizione prolungata al sole o
a una corrente d'aria calda in appositi essiccatoi. Con
l'essiccamento si modifica l'aspetto degli alimenti, a causa della
disidratazione dei tessuti, senza però alterare eccessivamente i
caratteri organolettici e il valore nutritivo, ad esclusione della
vitamina C.
Salagione
o salatura
La
conservazione del prodotto avviene ponendo il prodotto direttamente a
contatto con uno strato di sale solido o in soluzioni saline
concentrate (salamoia). Il sale, com'è noto, blocca le attività
indispensabili ai microrganismi per la riproduzione, rallentando in
maniera evidente il processo di deterioramento degli alimenti. Spesso
la salagione si combina con l'essiccamento e l'affumicatura.
Affumicatura
Processo
che prevede l'esposizione degli alimenti al fumo prodotto dalla
combustione controllata di legni ed essenze aromatiche. Spesso i
prodotti sono sottoposti preventivamente a un leggero processo di
salatura.
Due sono le tipologie di affumicatura:
- a freddo con temperature comprese tra 20° e 45°C e con durata del trattamento anche di alcune settimane
- a caldo con temperature comprese tra 50° e 90°C e con trattamento breve di poche ore
La
conservazione è efficace grazie alla forte azione antibatterica,
antisettica e antimicrobica che alcune componenti volatili del fumo,
assieme agli effetti del calore, svolgono nei confronti dell'alimento
da conservare.
Marinatura
Con
la marinatura si cosparge l'alimento di acido (succo di limone o
aceto), unitamente ad altri componenti aromatici e all'olio, il qua
le provoca la coagulazione delle proteine del l'alimento in una massa
più digeribile, esat tamente come avviene mediante il calore e
partire dai 70° C.
Il
processo può essere fatto a freddo o a cai do a seconda se la
"marinata" è a tempera tura ambiente o scaldata fino a
temperature prossime all'ebollizione. E' preferibile utilizzare pesci
di piccola taglia o parti degli esemplari più grossi.
LO SHOCK ANAFILATTICO
categoria: pronto soccorso
LO SHOCK ANAFILATTICO
Con
il termine anafilassi si indicano alcune sindromi allergiche di
estrema gravità, in cui vi sia pericolo di vita. Lo shock
anafilattico è una rapida sequenza di eventi, per lo più scatenata
dal contatto di anticorpi (IgE) presenti sulla superficie di
particolari cellule (mastociti e basofili) con un allergene,
caratterizzato da una massiva liberazione di istamina e di altri
mediatori dell'infiammazione allergica, che determinano una reazione
infiammatoria e vasomotoria generalizzata a tutto l'organismo.
Lo
shock anafilattico si sviluppa improvvisamente e può mettere in
pericolo la vita del paziente: la pressione si abbassa, il respiro si
fa difficoltoso in quanto il polmone è preda di un attacco asmatico
grave e la pelle può presentare orticaria o angioedema. Se
l'infiammazione si estende alla laringe e alle corde vocali
(glottide), incombe il rischio di una ostruzione totale del passaggio
del respiro.
Segni
e sintomi
Lo
shock anafilattico inizia con formicolio e senso di calore al capo e
alle estremità; compaiono poi in sequenza: orticaria-angioedema,
rinite, difficoltà respiratoria, prurito alla lingua e al palato,
alterazioni della voce, edema della glottide, asma, vomito, diarrea,
ipotensione, tachicardia e aritmia.
Cause
scatenanti lo shock
Tra
le cause più frequenti si annoverano la puntura di imenotteri (api,
vespe, calabroni), l'ingestione di alcuni alimenti (latte, uovo,
pesce, crostacei, arachidi, noce americana, ecc.) e la
somministrazione di farmaci (es. penicillina). In alcuni soggetti
allergici ad un alimento i sintomi si manifestano soltanto se si
esercita uno sforzo fisico successivamente all'assunzione di un
determinato alimento (anafilassi da esercizio fisico).
Terapia
Il
trattamento precoce è molto importante. L'adrenalina rappresenta il
farmaco salvavita ed ha un ruolo centrale nel trattamento acuto
dell'anafilassi; quando è indicata, può essere somministrata a
tutti i bambini a qualsiasi età per via intramuscolare (da 0,2 ml a
0,5 ml a seconda del peso del bambino, iniettati nella coscia). Sono
disponìbili fiale preconfezionate con adrenalina predosata e resa
resistente al calore (stabili per 18 mesi a temperatura ambiente).
Superata l'emergenza, che si risolve nella quasi totalità dei casi
grazie all'adrenalina, l'uso degli antistaminici (endovena o
intramuscolo) risulterà vantaggioso; anche i cortisonici, a questo
punto, saranno preziosi per contrastare l'infiammazione. I
broncodilatatori per via aerosolica consentono di controllare l'asma.
In attesa dell'arrivo dei sanitari è utile mettere l'infortunato in posizione antishock.
Punture di meduse e pesci del Mediterraneo
categoria: pronto soccorso
Punture di meduse e pesci del Mediterraneo
A
differenza dei mari tropicali la fauna mediterranea non annovera
molte specie pericolose per l'uomo; tuttavia esistono delle eccezioni
ed il contatto con alcune di queste può provocare disturbi anche di
una certa gravità.
Meduse
Le
meduse appartengono al phylum zoologico dei Celenterati o Gnidari che
presenta una grande varietà di forme (es. coralli, anemoni di mare,
madrepore). Il nome Gnidari è dato da particolari cellule, gli
cnidoblasti, che contengono al loro interno una struttura urticante,
la nematocisti, che comprende un filamento avvolto su se stesso che
viene espulso sotto stimolo meccanico o chimico e può conficcarsi
nella pelle di chi le tocchi. La sensazione di bruciore è immediata
e molto forte, paragonabile ad una ustione.
La
specie più pericolosa per l'uomo comune nel Mediterraneo è la
Pelagia noctiluca o medusa luminosa; è una piccola medusa che
raggiunge circa 10 cm di diametro di colore rosa-violetto ed e una
delle più urticanti ed insidiose a causa dei lunghissimi tentacoli
invisibili che posso raggiungere anche i 2 metri di lunghezza a
differenza di quelli visibili (circa 30 cm). Di notte è
luminescente. In caso di contatto applicare garze imbevute di acqua
tiepida e aceto al 50%, pomate antistaminiche o corticosteroidee, che
inattivano il veleno dei tentacoli. Attualmente non esistono
indicazioni all'uso dell'ammoniaca.
Nel caso
che frammenti di tentacoli restino attaccati alla cute, vanno rimossi
facendo attenzione a non schiacciarli per non spremere altro veleno e
bisogna evitare l'uso di acqua dolce (stimolerebbe le nematocisti
ancora cariche presenti sulla cute). Solo in caso di contatto con il
viso o con gli occhi, bisogna procedere tempestivamente con un
abbondante lavaggio con acqua dolce fresca o con prodotti specifici
per il lavaggio oculare.
Consigliare
sempre al paziente di non grattarsi per non stimolare l'attività
muscolare e immettere in circolo più velocemente la sostanza
urticante. Il trattamento locale deve essere protratto per alcuni
giorni. Solo in caso di vere e proprie ustioni il trattamento può
essere diverso e deve essere valutato dal medico.
Ricci di
mare
I ricci
di mare vivono sugli scogli e presentano aculei molto acuminati che
si spezzano facilmente. Non iniettano veleno, ma la puntura è
dolorosa e s'infetta facilmente.
Il
trattamento prevede un'accurata disinfezione della ferita, la
rimozione degli aculei con una pinzetta sterilizzata e con un ago
sterile (con molta attenzione dato che gli aculei sono fragili e si
spezzano facilmente); eventuali resti possono essere sciolti con
impacchi di aceto. Consigliare di rivolgersi al medico se la ferita
diventa rossa, gonfia o dolente nei giorni successivi. In caso di
punture da aculei multiple può essere utile la terapia antibiotica e
la profilassi antitetanica.
Tràcina
(Trachinus vipera; "pesce ragno")
La
Tràcina è il pesce più velenoso del Mediterraneo. In Italia si
trovano 4 specie; questo pesce frequenta i fondali sabbiosi anche
vicino a riva e i bagnanti che lo urtano accidentalmente possono
essere punti sulla pianta del piede dalla sua spina dorsale.
La
puntura provoca un dolore urente che aumenta rapidamente, di durata
variabile da poche decine di minuti fino a 24 ore, talvolta così
forte da causare la perdita di conoscenza. La zona colpita appare
inizialmente biancastra, divenendo rapidamente rossa e tumefatta, con
un gonfiore che poi si estende alle parti vicine. Talvolta si
verificano anche difficoltà di respirazione, febbre, mal di testa,
nausea e vomito; nei casi più gravi si hanno anche convulsioni.
Dato
che la tossina che inoculata è termolabile, il trattamento richiede
la disinfezione della ferita e l'immersione della parte colpita in
acqua salata molto calda (40-45°) per un'ora o più. In alcuni casi
più gravi può essere necessario un controllo medico e una terapia
antibiotica. Si consiglia sempre la profilassi antitetanica.
Scorfano
(Scorpaena scrofa)
La
puntura degli aculei di questo pesce solitamente è meno dolorosa di
quella della tracina. Il dolore insorge dopo qualche minuto e può
durare diverse ore. Le conseguenze sono solitamente meno gravi, anche
se si possono avere cefalea, nausea e vomito, shock anafilattico. Il
trattamento consiste nello sciacquare la parte in acqua salata (mai
in acqua dolce), immergere la parte colpita in acqua molto calda
(40-45°) per un'ora o più e togliere gli eventuali aculei dalla
pelle con una pinzetta e nel disinfettare la parte. La puntura dello
scorfano, in particolare, produce di solito una necrosi dei tessuti
circostanti la zona d'inoculazione che si può combattere
efficacemente con una tempestiva terapia antibiotica. Anche in questo
caso si consiglia sempre la profilassi antitetanica.
Conservazione del succo d'uva e bevanda alcolica a base di succo fresco
Categoria: alimenti
Conservazione del succo d'uva e bevanda alcolica a base di succo fresco
Il succo d'uva è:
- antiossidante,
- rimineralizzante,
- riduce il colesterolo cattivo,
- disintossica,
- combatte i dolori articolari e i reumatismi,
- aiuta a riequilibrare l'intestino
- aiuta a controllare la pressione sanguigna
- ha proprietà diuretiche
- aiuta il ricambio cellulare
- combatte la stanchezza
- ha effetti benefici sulla memoria
- ha proprietà anti-tumorali
Preparazione del succo d'uva:
Ingredienti:
- 1 Kg di uva nera ( o bianca)
- succo di 1 limone
- Miele di acacia (o zucchero)
Attrezzi: Pentola, setaccio, terrina, bottigliette di vetro, tappi
Procedimento:
- Lavate bene l'uva e sgranate tutti gli acini eliminando i raspi. Metteteli in una pentola con 2 tazze d' acqua, il succo di limone e fate cuocere a fiamma bassa fino a quando le bucce non saranno morbide e gli acini cotti, mescolando durante la cottura. Se si asciuga troppo, aggiungete altra acqua.
- Togliete dal fuoco e versate in una terrina, facendolo colare attraverso un setaccio, poi schiacciate con il dorso di un cucchiaio o una forchetta la polpa che rimane nel setaccio, in modo di raccogliere tutto il succo d'uva.
- Aggiungete 1 cucchiaio di miele ( o zucchero) e mescolate bene fino a che sia completamente sciolto.
La conservazione del succo d'uva può
essere ottenuta anche senza l'impiego dell'alcol. Basta versare il
succo d'uva bollente in contenitori pulitissimi, asciutti e
opportunamente riscaldati; chiuderli subito con tappi nuovi (a corona
oppure twist-off come quelli dei vasetti di marmellata) e farli
raffreddare lentamente (meglio se capovolti) sotto una coperta di
lana. In questo modo la conservazione del succo è garantita per
diversi anni.
Volendo invece preparare una bevanda
alcolica a base di succo fresco, per evitare che il
sapore dell'alcol prevalga nettamente su quello del succo d'uva si
può adottare la seguente procedura: mettere 1 kg di succo d'uva in
un vaso di vetro, aggiungere 1 litro di alcol 40%, una stecca di
cannella e 400-500 grammi di zucchero; lasciare macerare nel vaso
chiuso per 15 giorni; filtrare e imbottigliare.
Si ricorda che
l'alcol per liquori che si trova in commercio ha una gradazione
alcolica di circa 90-95%; per ottenere alcol con gradazione 40% è
sufficiente aggiungere a un litro di alcol 160 ml d'acqua.
Estratto da Vita in campagna 2009
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