giovedì 26 ottobre 2017

Quanto “dura” una cartuccia?

categoria: armi


Quanto “dura” una cartuccia?





Una delle domande più ricorrenti degli appassionati è relativa alla durata di una cartuccia, ovvero dopo quanti anni possa essere considerata non sicura da sparare. Non c’è una risposta precisa a questa domanda, perché tutto dipende dalle condizioni di conservazione. Se, tuttavia, le cartucce vengono tenute in un luogo fresco e asciutto, al riparo dall’umidità e da fonti di calore, la loro efficienza può mantenersi pressoché inalterata anche per oltre mezzo secolo. Ovviamente a risentire di più del trascorrere del tempo possono essere le cartucce da caccia a pallini con bossolo in cartone, che non è completamente impermeabile agli agenti atmosferici.


Una cartuccia per pistola o carabina a bossolo metallico è pressoché a tenuta stagna (specialmente i lotti militari con sigillatura alla bocca del bossolo e all’innesco mediante vernici speciali) e, se si evita la degradazione (ossidazione) del metallo del bossolo, è virtualmente eterna.






Rivista Armi e tiro  

sabato 30 settembre 2017

Museo delle Clarisse. Grosseto (ITALIA) Raccolta di lacci, tagliole e trappole per pesci usate nel passato e raccolte nel territorio maremmano

categoria: caccia e pesca
Museo delle Clarisse. Grosseto (ITALIA) Raccolta di lacci, tagliole e trappole per pesci usate nel passato e raccolte nel territorio maremmano
vetrina con le trappole impiegata per la caccia del territorio maremmano
TAGLIOLE E LACCI PER LA CATTURA DI UCCELLI E PICCOLI MAMMIFERI








ATTREZZATURA DA PESCA FATTA CON MATERIALE RICAVATO DAI VEGETALI LOCALI, PER CATTURARE PESCI E CROSTACEI




roncole o pennati per farsi largo nel fitto sottobosco maremmano; acciarini per accendere il fuoco











La barella tipo basket

categoria: materiale presente in ambulanza, trasporto materiale

La barella tipo basket




La barella da recupero di tipo basket è compatta e leggera; la robusta struttura in in polietilene ad alta densità permette di effettuare senza operazioni di recupero di persone infortunate su terreni accidentati o in acqua. Le versioni ruotate (o su slitta per soccorsi su neve) hanno parti rastremate conformate diversamente, maniglie laterali a scomparsa più larghe per una miglior presa e un sistema di maniglie telescopiche.

Oltre alla possibilità di applicare alcuni tipi di galleggianti universali alle barelle di tipo basket, esiste una versione specifica per il soccorso in acqua, sulla cui monoscocca si snodano in modo semplice e pratico due galleggianti tubolari, normalmente contenuti nella sagoma della basket, che possono aprirsi verso l'esterno distanziandosi dalla struttura primaria per garantire un'elevata stabilità e ridurre il rollio; la distanza dei galleggianti è regolabile a seconda delle condizioni del moto ondoso e della vittima da recuperare.


I sistemi di aggancio presenti nella scocca permettono alla barella di essere verricellata per il recupero mediante elicottero

Ruote per basket (Speed Basket)
I carrelli ruotati applicabili alle barette tipo “Basket” facilitano il traspoito di vittime su terreni accidentati, permettendo di ridurre la fatica fisica dei soccorritori e aumentare la velocità degli spostamenti. Questi carrelli, presenti sul mercato con due tipi di ruote, hanno una struttura robusta e si adattano facilmente a molti modelli di barelle basket sia in plastica che in acciaio.

Galleggianti universali per basket
I galleggianti per basket sono di facile applicazione, permettono l'utilizzo di queste versatili barelle per il soccorso in acqua, assicurando la vittima in posizione verticale. Sono realizzati con polietilene espanso ad alta densità a cellule chiuse, rivestili in Spentex® o tessuto di nylon antistrappo spalmato di vinile. Le cinture dedicate al fissaggio alla barelle sono realizzate con nastro in polipropilene imputrescibile. Alcuni galleggianti si caratterizzano per l'applicazione di una banda rifrangente che aumenta la sicurezza e la reperibilità in condizioni di scarsa visibilità. I galleggianti sono disponibili in tre modelli, da uno a tre pezzi.


Ai fini della sopravvivenza questo tipo di barella è utilissima per il suo scopo originale, il trasporto di un infortunato, ma la capacità di carico, quasi 300 kg, la possibilità di agganciare un carrello ruotato o di applicare dei galleggianti, ne fanno un valido aiuto per trasportare facilmente, anche su terreni accidentati (e per attraversare a guado dei corsi d'acqua).



martedì 19 settembre 2017

Coltivare sul terrazzo o il tetto di casa, fare una piccola coltivazione idroponica all'interno dell'appartamento o persino in cantina o ancora meglio, acquistare un piccolo orto fuori città


categoria: agricoltura, orti

Coltivare sul terrazzo o il tetto di casa, fare una piccola coltivazione idroponica all'interno dell'appartamento o persino in cantina o ancora meglio, acquistare un piccolo orto fuori città



Coltivare sul terrazzo di casa, elimina il rischio di assumere i pesticidi ed i fitofarmaci usati nell'agricoltura intensiva, ma non bisogna dimenticare che l'aria delle nostre città è spesso molto inquinata. Le polveri sottili non causano grossi problemi perchè sono facilmente rimovibili con un semplice lavaggio, ma i metalli pesanti come il piombo, il cadmio e i cosiddetti Btx (comprendenti benzene e affini), tossici e cancerogeni, possono penetrare la buccia degli ortaggi e contaminare il prodotto vegetale. I residui della combustione, inoltre, rischiano di impregnare il terriccio, cadendo insieme all'acqua piovana ed entrando nel circolo vitale della pianta.


Solo per chi vive distante dal traffico e dalle industrie, l'orto domestico è veramente una soluzione ecologica e salutare, perchè permette di fare un minimo di esercizio fisico all'aria aperta, ed incoraggia il consumo di verdura fresca, inoltre, spesso, i piccoli orti domestici sono raggruppati insieme e quindi sono facilitati i contatti sociali con altre persone, per parlare del tempo e scambiarsi informazioni e favori, come innaffiare il proprio orto quando si è assenti per vacanze, ad esempio.
Un capitolo a parte riguarda la coltivazione di verdure senza terra, idroponica, che si può svolgere all'interno delle abitazioni, con un minimo di attrezzatura acquistabile addirittura in kit all'IKEA!!.



Perfino in cantina
Nel buio della cantina si possono coltivare i funghi prataioli che, consumati crudi, in insalata, sono profumati come funghi di bosco. Si acquistano confezioni con substrato già inoculato o soltanto il micelio da inoculare nel letame equino, posto in cassette. La fornitura del micelio è normalmente accompagnata dalle istruzioni per la coltivazione.
Sempre in cantina è possibile produrre la barba di cappuccino: raccogliete in campagna le piante intere di cicoria selvatica da ottobre a dicembre, tagliate le foglie un centimetro sopra il colletto, mettete le radici in sabbia inumidita in un angolo della cantina. Le piante ricacciano e dopo un mese circa potrete raccogliere foglie tenere, bianche e croccanti per una saporita insalata. Con lo stesso metodo si può portare a tavola in inverno le foglie bianche e tenere di tarassaco, o dente di leone, la buona insalatina dei prati che si va a raccogliere in primavera.

Nello stesso blog cercate l'articolo "coltivare le piante in barca".

giovedì 31 agosto 2017

il capriolo

Categoria: animali selvatici presenti in Italia, tracce di animali

Il capriolo


Il capriolo è una delle poche specie di mammiferi (tra quelli dotati di una certa taglia) attualmente in espansione nel nostro Paese.
L'aumento numerico del capriolo, parente più piccolo del cervo, è dovuto alla sua capacità di adattarsi a vivere in quelle zone di bassa e media montagna un tempo abitate dagli uomini e adesso abbandonate e rimboschite naturalmente, inoltre è scomparso l'antagonista cervo (a causa della caccia) e i predatori naturali in grado di limitarne il numero.

L'ambiente di vita
Le zone boschive ricche di un rigoglioso sottobosco e inframmezzate da ampie radure, la bassa montagna e le boscaglie sparse tra coltivi e pascoli, rappresentano l'ambiente di vita ideale di questo piccolo cervide, che trova nel fitto della vegetazione un riparo sicuro e nei prati tra le macchie boscose l'alimento necessario per la sopravvivenza.

La distribuzione
Il capriolo è diffuso su tutto l'arco alpino (fino ai 1.500 metri di quota) con popolazioni anche molto consistenti soprattutto nelle regioni più orientali del nostro Paese. Grazie anche a una serie di fortunate reintroduzioni, il numero dei caprioli è aumentato gradualmente pure su tutto l'Appennino. La specie manca invece completamente in tutte le isole del Mediterraneo.

La scheda
Nome scientifico: Capreolus capreolus.
Famiglia: Cervidi
Ordine: Artiodattili
Mantello: il colore varia secondo l'età e la stagione: gli individui giovani hanno il mantello bruno con diverse macchie biancastre lungo i fianchi, mentre gli adulti sono marrone chiaro bruciato tendente al rosso d'estate e al grigio-bruno in inverno.
Testa: solo il maschio è dotato di corna (lunghe fino a 25 cm circa) che cadono nel periodo che va dalla metà di ottobre ai primi di dicembre.
Altezza: 70 cm al garrese.
Lunghezza: 1,2-1,5 m (i maschi sono più grossi delle femmine).
Peso medio: 20-30 kg (maschio): 15-25 kg (femmina).
Segni particolari: gli adulti hanno una macchia di pelo bianco, detta specchio, ben visibile nella parte posteriore vicino alla coda, quasi inesistente.
Abitudini: il capriolo è un animale pauroso e diffidente tanto che fugge al minimo rumore; trascorre gran parte della giornata in zone riparate, spesso nel fitto della boscaglia, per poi uscire a pascolare verso il tramonto.
Alimentazione: erbe varie, foglie, germogli, cespugli, cortecce, bacche, frutti selvatici, funghi.
Periodo riproduttivo: tra luglio e settembre (parti maggio-giugno).
Numero medio di parti annui: 1.
Gestazione: 10 mesi circa.
Numero di piccoli: 1-2, raramente 3.
Stato dei piccoli alla nascita: precoci. Già pochi minuti dopo la nascita i piccoli compiono i primi tentativi per alzarsi e dopo 1-2 ore sono in grado di compiere i primi passi.
Allattamento: 6 mesi circa.
Indipendenza dei piccoli: può arrivare a circa 2 anni.
Maturità sessuale: a 14 mesi circa.
Età massima raggiunta: 12-14 anni.
Nemici naturali: volpe e aquila reale (piccoli), lupo e cani inselvatichiti (adulti).
Specie in aumento. Cacciabile.

Le tracce
Impronte (1)
Le impronte degli zoccoli sono bene evidenti soprattutto su terreno innevato, fangoso o comunque morbido. La traccia lasciata dalle due dita dello zoccolo (il 3° e il 4° dito) è sempre ben marcata. Le dimensioni raggiungono i 4-5 cm di lunghezza e i 3 cm di larghezza. A seconda della consistenza del terreno, l'impronta dello zoccolo del capriolo può mostrare i segni delle sole punte (terreni duri) o l'impronta completa (terreni morbidi).


Piste (2)
Le piste, rinvenibili ai margini dei boschi, sono facilmente visibili durante il periodo in cui il terreno è coperto dalla neve. Le tracce rivelano due tipi di andature:
  • il passo, in cui l'animale procede mettendo le zampe posteriori quasi perfettamente sulle impronte lasciate da quelle anteriori
  • il galoppo, una corsa a balzi, lunghi a volte anche 5 metri, in cui le zampe posteriori toccano terra davanti a quelle anteriori.

Escrementi (3)
Il segno forse più facile da leggere attribuibile al capriolo riguarda il ritrovamento dei suoi escrementi, costituiti da numerose palline piuttosto allungate (ricordano vagamente delle olive) lunghe circa 1-1,5 cm e larghe 1 cm. Colore e consistenza sono variabili in relazione al periodo e la dieta dell'animale: scure (nerastre) e più molli in primavera, più chiare e più dure (sono evidenti i resti vegetali non digeriti) in inverno.

Segni sulla vegetazione (4)
Durante il periodo primaverile i maschi si liberano del velluto (la pelle che ha nutrito e protetto il trofeo in formazione durante l'inverno) sfregando le corna a piccoli alberi e cespugli, che restano in questo modo rovinati.

Altri segni
Raramente è possibile trovare le corna (5) perse dal capriolo maschio al termine della stagione degli amori, perchè esse sono ricercate dai roditori che se ne cibano.


Dalla forma e dalle ramificazioni delle corna è possibile risalire all'età dell'animale.



Tratto da "Guida illustrata. Riconoscimento delle tracce". Mensile "Vita in campagna". 1999



giovedì 24 agosto 2017

Giberna porta-munizioni autocostruita

categoria: vecchie riviste, trasporto materiale, materiale autocostruito, surplus militare

Giberna multipla porta-munizioni




Per trasportare equipaggiamento e munizioni, il signore nella foto ha unito insieme tre capienti giberne portamunizioni, acquistabili liberamente nei negozi di surplus militare, utilizzando delle squadrette di fissaggio in alluminio, piegabili a mano per meglio seguire la curvatura dello sterno, ma sufficientemente rigide e robuste per resistere alle sollecitazioni, fibbie a sgancio rapido, moschettoni, rivetti e cinghie di nylon. Il prodotto finale da lui assemblato è abbinabile a un capiente zaino e non intralcia il pronto impiego dell'arma.
Variando il tipo di giberna/zainetto tattico utilizzato, si possono costruire oggetti simili, utili per trasportare una miriade di materiali come radio, batterie, materiale sanitario, ecc., quando non si possa o non si voglia utilizzare le più costose buffetterie militari disponibili sul mercato.




sabato 19 agosto 2017

ORTICA, Urtica dioica L. (Urticaceae)

Categoria: farmacologia, piante medicinali, piante ad uso alimentare

ORTICA, Urtica dioica L. (Urticaceae)



PARTI USATE: Foglie.
COMPONENTI PRINCIPALI: Sali minerali (silicati, sali di calcio e potassio). Acidi organici. Amine. Flavonoidi. Cumarine. Altri (steroli,
triterpeni, lignani, tannini).
ATTIVITÀ FARMACOLOGICA: Attività remineralizzante. Attività diuretica e depurativa. Attività nei confronti dell'artrite reumatoide e dei reumatismi articolari (iperuricemia e gotta).
EFFETTI COLLATERALI, CONTROINDICAZIONI E PRECAUZIONI D'USO: Non sono noti dalla letteratura effetti collaterali, controindicazioni o particolari precauzioni d'uso alle dosi raccomandate. Non sono noti studi clinici controllati in donne in gravidanza e durante l'allattamento quindi si consiglia di utilizzare il prodotto con prudenza.

COMPOSIZIONE
Nelle foglie di Urtica dioica sono presenti elevate concentrazioni di sali minerali, in particolare potassio, calcio, magnesio, silicati. Sono inoltre presenti acidi organici (acido carbonico, acido formico, acido silicico, acido citrico, acido fumarico); proteine (23-24% della pianta secca); aminoacidi liberi; ammine (acetilcolina, istamina, serotonina); flavonoidi (glicosidi della quercetina, del kempferolo e dell'isoramnetina); cumarine (scopoletina); Beta-sitosterolo, beta-sitosterolo-glicoside e derivati stearilici; lignani; clorofille (clorofilla A e B) e loro prodotti di degradazione; carotenoidi (tra cui Beta-carotene e xantofilla); vitamine (tra le quali, la vitamina C, le vitamine del gruppo B, la vitamina K); tannini; lipidi.

IMPIEGHI CLINICI DESCRITTI IN LETTERATURA


Medicina popolare
Le foglie di Ortica sono usate in somministrazione orale nei soggetti anemici per la loro attività di stimolo del processo di produzione delle dellule del sangue e per la loro azione antiinfiammatoria (malattie reumatiche: artrite reumatoide, reumatismi articolari e muscolari, etc). L'Ortica è anche utilizzata nella cura del cuoio capelluto e dei capelli, per curare forfora e capelli grassi.
L'attività diuretica della Urtica dioica lo rendono utile nell'ipertensione.

Integrazione di minerali
Il potassio può risultare carente in soggetti sottoposti a profuse sudorazioni, dopo sforzi fisici intensi e prolungati in condizioni metereologiche sfavorevoli (caldo umido), oppure a seguito di trattamenti farmacologici antiipertensivi (diuretici). Il calcio può risultare carente in molte diete, ed un suo supplemento è particolarmente opportuno nei bambini (rachitismo) e nelle donne in menopausa (osteoporosi.) L'ipomagnesemia può essere dovuta ad una eccessiva sudorazione, p.e. come conseguenza di un lavoro fisico prolungato in condizioni atmosferiche sfavorevoli (caldo, elevata umidità, etc) o essere il risultato di disturbi gastrointestinali, malattie renali che compromettono il riassorbimento tubolare e, più raramente, una ipomagnesemia idiopatica familare.

Attività antireumatica
Benigni (1963) ha sperimentato clinicamente l'ortica come infuso, decotto o tintura, in soggetti artritici e nella diatesi urica (gotta, reumatismo muscolare e articolare in soggetti artritici, renella, nefrolitiasi) osservando un netto miglioramento.
L'efficacia terapeutica è stata riconfermata nel 1977 in una sperimentazione clinica randomizzata, su 37 pazienti sofferenti di riacutizzazione di artrite reumatoide: allo scopo di verificare se l'ortica potenziasse l'attività di un farmaco antiinfiammatorio non steroideo (FANS), i pazienti sono stati trattati con 200 mg di diclofenac oppure con 50 mg di diclofenac ed un estratto di Urtica dioica ed i risultati dello studio dimostrano che questo estratto potenzia l'effetto analgesico ed antinfiammatorio del diclofenac nel trattamento dell'artrite reumatoide e delle malattie reumatiche, consentendo una riduzione delle posologie dei FANS a tutto vantaggio della tollerabilità e della "compliance" del paziente. E' probabile che l'ortica sia capace di modulare la sintesi e la liberazione di composti che controllano la reattività immunitaria e i processi infiammatori.

Attività diuretica, antigottosa e disinfettante urinaria
Secondo il Wichtl (1993) le parti aeree dell'ortica mostrano una azione diuretica associata ad una elevata escrezione di cloruri e di urea. Benigni (1963) classificava l'ortica fra le droghe che esplicano un'azione epatorenale, atta a determinare un aumento della diuresi con una maggior escrezione dei cloruri e dell'urea. L'attività diuretica della Urtica dioica, insieme alla già descritta attività antireumatica, ne fa un prodotto particolarmente adatto nell'ipeuricemia e nei reumatismi gottosi. L'Urtica dioica trova impiego anche come blando disinfettante urinario, sotto forma di infuso, per prevenire le infezioni delle ultime vie urinarie in pazienti sottoposti ad adenectomia prostatica.

Altre attività
L'ortica è risultata efficace nel ridurre la frequenza di riniti e la gravità della sintomatologia in 69 pazienti con rinite allergica. E' probabile che all'efficacia della pianta in questa forma di disreattività immunitaria contribuiscano molti degli effetti precentemente descritti.

Sottolineo ed evidenzio in rosso due importanti proprietà dell'ortica utili in ambito sopravvivenza:
"Secondo alcuni autori l'ortica esplica una attività astringente ed è perciò impiegata, sotto forma di infuso o decotto, nelle enteriti acute e diarree catarrali; questa proprietà è attribuita all'acido tannico contenuto nelle foglie.
L'ortica esercita una buona attività emostatica dovuta alla presenza nella droga di vitamina K e C, ed è consigliata come rimedio antiemorragico nelle epistassi e nelle metrorragie."

Alcuni AA hanno trovato che l'ortica è dotata di una azione ipoglicemizzante contenuta, ma questa osservazione - peraltro controversa - non trova conferma nella letteratura più recente, e secondo alcuni AA le foglie di ortica avrebbero addirittura un effetto opposto.

Tollerabilità

L'ortica risulta essere una droga caratterizzata da una elevata tollerabilità e priva di rilevanti effetti collaterali. Non sono noti dalla letteratura studi clinici controllati in donne in gravidanza e durante l'allattamento, inoltre alcuni AA. riferiscono una possibile azione sulla muscolatura uterina, per cui è opportuno utilizzare il prodotto con prudenza.
(Guida bibliografica ai più noti fitoterapici Aboca; Web)

Il potere urticante dell'ortica
Molte persone hanno conosciuto questa pianta nel modo peggiore .....





L'ortica in cucina
Autunno e inverno sono ottime stagioni per raccogliere le ortiche, gambi e foglie sono particolarmente teneri e, con l’aiuto delle forbici e di un buon paio di guanti, è possibile fare facilmente un buon raccolto. Le foglie hanno proprietà urticanti, ma è sufficiente farle bollire per poterle impiegare tranquillamente in cucina. 


Il risotto alle ortiche è un primo eccezionale, mentre le polpette con ortica e patate sono un ottimo secondo piatto alternativo, o uno sfizioso antipasto.
L'impiego dell'ortica nel campo tessile


L'ortica era impiegata nel campo tessile per le sue fibre, utilizzate per produrre vestiti, carta, teli, sacchi e cordami e durante la prima guerra mondiale fu utilizzata in Europa come sostituto al cotone. Per ricavare le fibre si raccoglie l'ortica, si fa essiccare quindi gli steli legnosi sono macerati, disidratati e battuti: Le fibre sono separate a mano per tessere stoffe (ramia) simili alla canapa o al lino. Le foglie verdi, ricche di clorofilla, erano inoltre usate per la colorazione dei tessuti delicati.