martedì 9 dicembre 2014
forno solare autocostruito
categoria: cucina
Le temperature raggiungibili con un forno solare, anche di modesta fattura come quello in figura, sono notevoli e permettono una cottura perfetta ed economica.
domenica 7 dicembre 2014
Lo shock
Lo shock è una delle cause
principali di morte in seguito a una ferita, ed è la reazione del corpo a una emorragia.
I sintomi di shock in ordine di
comparsa sono:
1 Stato d'ansia, alterazioni del
comportamento
2 Pallore, pelle fredda e sudata
4 Nausea e vomito
3 Alterazione dei segni vitali:
pulsazioni deboli e rapide e respiro affannoso
6 Debolezza, vertigini e vista
confusa
7 Stato di semicoscienza o
incoscienza
8 pressione sanguigna bassa
Altri segni di shock sono sete,
midriasi, cianosi periorale e a livello delle unghie.
Stato d'ansia, alterazioni del
comportamento
Stati ansiosi, irrequietezza e
aggressività sono causati da scarsa ossigenazione dell’encefalo.
Pallore, pelle fredda e sudata
Proprio nel tentativo di
conservare una adeguata irrorazione sanguigna al cervello, la persona in stato
di shock attua una serie di meccanismi compensativi che deviano il flusso
ematico lontano dal distretto cutaneo.
Il soccorritore incaricato di fare
il triage dei feriti valuta anche il tempo di riempimento capillare dopo aver
premuto il suo dito sulla pelle esposta dell’infortunato: un tempo superiore ai
due secondi indica chiaramente le gravi condizioni in cui versa il ferito.
Nausea e vomito
Fra i meccanismi di compenso della
perdita di liquidi è compresa anche
la riduzione del flusso ematico dell’apparato digerente e questo causa
frequentemente disturbi come nausea e vomito.
Alterazione dei segni vitali
La frequenza respiratoria aumenta
nel tentativo di migliorare l’ossigenazione del sangue, ma nel tempo, con l’aggravamento
dello stato di shock, gli atti respiratori diventano superficiali e faticosi.
Anche la frequenza del battito cardiaco aumenta, nel tentativo di pompare una
maggiore quantità di sangue, ma con il degenerare delle condizioni
dell’infortunato il polso rilevato dal soccorritore si fa debole e filiforme.
Stato di semicoscienza o
incoscienza
La bassa ossigenazione
dell’encefalo a questo stadio rende il soggetto sonnolento e prossimo
all’incoscienza.
Pressione sanguigna bassa
La pressione del sangue è l’ultimo
dei segni vitali che si deteriorano nel soggetto in stato di shock.
La persona in stato di shock
emorragico necessita di trasfusioni di liquidi o di sangue e di un soccorso
avanzato; nell’attesa il primo soccorritore che arriva sulla scena dell’incidente
può:
- stendere il ferito
- liberare le vie respiratorie
- cercare e arrestare le emorragie
- mettete le gambe dell’infortunato
più in alto della testa in modo che siano più in alto del cuore (verificare che
non abbia fratture)
- steccare l’arto ferito
- proteggete il ferito dal vento e
dalla pioggia (combattere l’ipotermia)
- non somministrare MAI alcolici
- rassicurare il ferito
Sopravvivenza con laccio emostatico utilizzato per fermare l'emorragia nei traumi agli arti maggiori.
Sopravvivenza con laccio emostatico utilizzato per fermare l'emorragia nei traumi agli arti maggiori.
OBIETTIVO: determinare se laccio emostatico di emergenza è in grado di salvare vite.
METODI: dati ricevuti da un ospedale di supporto al combattimento a Baghdad, riferiti a un periodo di 7 mesi nel 2006. Lo studio ha riguardato 2838 feriti, civili e militari, con trauma ad un arto principale: a 232 (8%) dei feriti sono stati applicati 428 lacci emostatici; è stato calcolato il tasso di sopravvivenza e l'esito degli arti.
Termini usati:
shock (debole o assente polso radiale)
uso preospedaliero (lacci emostatici applicati fuori dall’ospedale)
dipartimento di emergenza (ED: emergency department)
RISULTATI
31 morti totali (13%) su 232 feriti cui sono stati applicati lacci emostatici.
Lacci emostatici applicati fuori dall’ospedale a 194 pazienti, di cui 22 sono morti (11% di mortalità).
Lacci emostatici applicati nel dipartimento di emergenza a 38 pazienti, di cui 9 sono morti (24% di mortalità).
4 pazienti (1,7%) hanno riportato una paralisi transitoria del nervo a livello del laccio; nessuna amputazione è stata determinata esclusivamente dall’uso del laccio.
CONCLUSIONI
Tourniquet utilizzati quando shock era assente, cioè in ambito preospedaliero, sul luogo del trauma, sono associati con la sopravvivenza del ferito. Nessun arto è stato perso a causa di uso del laccio.
Formazione e distribuzione di lacci emostatici in ambiente militare devono continuare.
sabato 6 dicembre 2014
zaino sopravvivenza
categoria: sopravvivenza
Uno zaino di sopravvivenza deve essere capiente e ben bilanciato. Difficile pensare di poter contare sull'auto quando tutte le strade sono bloccate da ingorghi di auto abbandonate, i sottopassi sono allagati .....
Anche rimanere sulla strada con un carico di vettovaglie, alla mercé di gruppi più numerosi e meglio armati può essere pericoloso.
In una situazione di sopravvivenza è meglio contare sulle proprie gambe, scegliere strade secondarie o giocarsela nei boschi.
Uno
zaino di sopravvivenza (BOB: Bug out bag; borsa delle 72 ore) è studiato a
tavolino per portarsi dietro quello che si ritiene necessario per tirarsi fuori
da una situazione di emergenza per un tempo limitato, necessario per
raggiungere un luogo sicuro, possibilmente studiato per tempo e già frequentato
in precedenza, per conoscere le sue potenzialità e risorse.
Occorre
valutare l’importanza di ogni singolo oggetto scelto perché il peso eccessivo
rallenta i movimenti o impedisce una fuga veloce. Provare il percorso scelto
per valutare il tempo effettivamente impiegato a percorrerlo e gli ostacoli da
superare. Può anche essere pensato come un “trekking a tema”.
Acqua
L’acqua
è fondamentale e bisogna calcolare di poterne disporre almeno un litro al
giorno per persona. Sarebbe meglio disporre di acqua “sicura” per tutto il
tragitto, ma, se necessario occorre prevedere lo spazio per uno o più sistemi
di depurazione (bollitura, filtro Katadin, mezzi chimici) per purificare l’acqua
che si trova lungo il percorso.
Cibo
pasti
pronti disidratati e tavolette energetiche.
Durante l'escursione di prova lungo verso il luogo sicuro scelto, rimanere
con gli occhi aperti per “marcare” le fonti di cibo disponibili: alberi da
frutta, corsi d’acqua ricchi di pesce (canna da pesca, fionda con freccia da
pesca), ecc.
Abbigliamento
Almeno
due paia di calze (preferibilmente non di cotone), cambi di biancheria intima,
un cappello o un passamontagna di lana, una bandana. Un poncho. Sacco a pelo e
materassino.
Il
rifugio
tenda
o telo ed un sistema di ancoraggio (i picchetti possono essere sostituiti da
rami tagliati sul momento, grossi sassi o tronchi)
Cassetta
di pronto soccorso
Oggetti
di base:
Mezzi
per accendere il fuoco, pennato
o machete, sega pieghevole, accetta, coltello multiuso (victorinox o pinza
leatherman), coltello per lavori pesanti (Fox explorer o F1 Fallkniven)
Armi da fuoco per la piccola caccia e la difesa personale
Aggiunta personale: un ombrello grande mimetico per protezione dalle intemperie e mimetismo. Chiuso serve da appoggio e bastone per difendersi dai cani randagi. Due fascette da elettricista possono servire a bloccare un coltello da usare come baionetta. Aperto e capovolto in un corso d'acqua può servire per la pesca usandolo come un piccolo bilancino.
Un cronista descrive quello che è successo a New Orleans (Uragano Katrina, 2005)
categoria: scenari di sopravvivenza urbana
Un cronista descrive quello che è successo a New Orleans (Uragano Katrina, 2005)
Il
Superdome in balia delle gang. Un testimone: «Donne e bambini violentati nei
bagni. Peggio di un film dell'orrore»
•
«Paragonare la vita nel Superdome di New Orleans all'inferno è una mancanza di
rispetto per l'inferno, ammesso che esista». Con queste parole Katie Smithson,
una turista americana del New Mexico commenta le ore in angoscia e terrore
trascorse nello stadio di New Orleans in attesa dell'evacuazione in Texas di
migliaia di disperati.
«Per
i turisti - ha spiegato Debbie Durso di Washington - l'incubo è finito nel
momento in cui è cominciata l'evacuazione a Houston. Ci hanno finalmente
permesso di andarcene. Per migliaia di persone, senza mezzi di trasporto o
denaro per procurarseli, la tragedia durerà invece ancora parecchi giorni».
Questo
soggiorno nell'inferno dei vivi non sarà dimenticato presto. Debbie Durso, che
mercoledì sera ha chiesto a un poliziotto dove poteva mettersi al riparo, si è
sentita rispondere «va al diavolo, sono fatti tuoi. Qui ognuno deve badare a se
stesso».
Un
gruppo di studenti inglesi, trovato rifugio nel Superdome, ha raccontato ore da
incubo. Cadaveri, stupri, spacciatori di droga che offrivano crack a tutti, una
puzza insostenibile e tanta paura. Ceffi da galera non perdevano occasione di
insultare i bianchi ostentando alla cintola coltellacci affilati.
«Sembrava
il film "Il signore delle mosche" - ha raccontato Jamie Trout -. Un
momento era tutto calmo, un secondo dopo si aveva l'impressione di rischiare la
pelle in un caos indicibile».
Gli
studenti inglesi hanno raccontato d'aver visto l'arresto di un uomo che aveva
stuprato un bambino di sette anni in un bagno. Un orrore non isolato. Secondo
il Los Angeles Times anche due donne ed una bambina sono state violentate. I
morti, tra gli sfollati costretti a vivere tra cumuli di feci, Sono almeno
sette. Quando gli studenti inglesi, poi, si sono offerti di dare una mano per
pulire i lavandini dei bagni ormai stracolmi, sono insultati e minacciati.
«Eravamo così spaventati - ha raccontato una ragazza - che la notte ci siamo
disposti in cerchio. Le ragazze al centro, i maschi ai bordi con una barriera
di sedie da usare per protezione.
I
circa 30mila sfollati che hanno trascorso quattro giorni nel Superdome hanno
subito violenze morali e fisiche da parte di giovinastri in squadre che hanno
anche distrutto gli impianti dello stadio. «Hanno sfasciato i distributori di
bibite - ha raccontato Essie Alien - e se ne sono impossessati senza ovviamente
distribuirle a vecchi e bambini».
Giovedì,
quando è iniziata l'evacuazione, sui primi autobus non sono saliti vecchi donne
e bambini, come aveva disposto la guardia nazionale, ma giovani teppisti. Le
bande che hanno seminato panico nel Superdome non vedevano l'ora di fare la
lunga gita in pullman che li avrebbe portati in un luogo dove li attendevano
docce, brandine e bagni puliti.
Soltanto
nel pomeriggio, quando gli autisti degli autobus hanno fatto notare alle forze
dell'ordine l'assurdità della situazione, uomini della polizia militare armati
di mitra hanno cominciato a sorvegliare con attenzione la fila di gente in
attesa di partire.
Coloro
che si presentavano sull'autobus con degli animali sono stati costretti ad
abbandonarli.
Il
capo della polizia: «Molti agenti disertano, hanno paura». Un religioso: «Siamo
come animali, non si riesce a proteggere vecchi e bambini»
La
città è in piena anarchia. La governatrice della Louisiana e il sindaco di New
Orleans, impotenti davanti al caos, reagiscono con furia, annunciando d'avere
dato alla guardia nazionale la licenza di uccidere.
«Trecento
uomini della guardia nazionale dell'Arkansas, reduci dall'Irak sono da stasera
a New Orleans. Hanno il mio permesso di ripristinare l'ordine a ogni costo. Sono
armati di M16 e hanno il colpo in canna. È gente che sa sparare. Se si presenta
la necessità sono più che disposti a farlo. Mi aspetto che lo facciano».
Il
sindaco si è scagliato contro l'amministrazione Bush da cui dipendono il FEMA
(l'agenzia federale per il coordinamento delle emergenze) e il dispiegamento di
militari.
«Abbiamo
autorizzato in un baleno 8 miliardi di dollari da mandare in Irak. Dopo l’11
settembre abbiamo concesso poteri inauditi al presidente per soccorrere New
York. Qualcuno mi deve spiegare... come mai non si riesce ad autorizzare le
risorse necessarie per portare i soccorsi in questa zona dove tra l'altro si
produce buona parte del carburante necessario all'intero paese».
L'inefficienza
con cui sono gestiti i soccorsi sta creando problemi insormontabili. Gli uomini
del FEMA, a New Orleans ormai da tre giorni, hanno in pratica sospeso il lavoro
per via degli spari e delle risse che avvengono nei pressi dei centri di
distribuzione di cibo e acqua.
«E
pazzesco - ha commentato Terry Erbert, capo del programma di emergenza della
città - non esiste un centro di comando e nessuno è in grado di imporre
controlli. Abbiamo paracadutato aiuti alle vittime dello tsunami nel giro di
due giorni ma non siamo in grado di soccorrere New Orleans».
Il
colonnello Henry Whitehorn, capo della polizia dello stato della Louisiana ha
confessato con rammarico che molti agenti di stanza a New Orleans hanno
disertato scappando con le famiglie, altri si sono presentati in caserma per
consegnare il distintivo». «È gente - ha spiegato il colonnello Whitehorn - che
ha perso la casa e tutto ciò che possedeva. Non se la sente di rimanere in
servizio per essere presa a colpi di arma da fuoco e rimetterci magari la
pelle».
Giovedì
pomeriggio un soldato della polizia militare, aggredito da un teppista che gli
voleva rubare il fucile, è rimasto ferito a una gamba.
«Una
prigione temporanea - ha annunciato il colonnello Whitehorn - allestita per
rinchiudere i fuorilegge sarà pronta a giorni. Non lasceremo il controllo della
città a questa gente».
Un
elicottero militare che giovedì tentava di atterrare nei pressi del centro
congressi per distribuire acqua e cibo ha rinunciato alla manovra per via della
folla esasperata che tentava di impossessarsi del carico. I soldati a terra non
riuscivano a mantenere l'ordine e le provviste sono state gettate da un'altezza
di 4 metri. Vecchi, donne e i bambini non sono riusciti a prendere nulla,
mentre forzuti giovinastri facevano man bassa di bottiglie d'acqua e razioni
militari.
Il Giornale.it
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