mercoledì 1 aprile 2015

Allarme anti-intrusione fai da te. Early warning device.

categoria: sicurezza, fai da te, video youtube
Due video pubblicati su youtube illustrano due semplici dispositivi di allarme intrusione, economici e facilmente assemblabili. La possibilità di avere nel primo caso una fiamma a comando remoto ne estende le possibilità di utilizzo e la visibilità di notte. 


lunedì 23 marzo 2015

categoria: attrezzi multiuso, vecchie riviste

cacciavite, levachiodi, martello, pinza, piccola accetta


domenica 22 marzo 2015

Link utili per il rischio terremoto

Categoria: link utili

www.La7.it Protezione civile in rete

Categoria: informazioni di protezione civile in rete

WWW.La7.it Una Pagina di consigli in caso di alluvione


Cosa fare e cosa non fare prima, durante e dopo un'alluvione

Riportiamo il documento del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ISTITUTO DI RICERCA PER LA PROTEZIONE IDROGEOLOGICA (CNR IRPI) con utili informazioni su cosa fare in caso si fosse nei pressi di una zona a rischio alluvione

Alcune semplici definizioni
• Una frana è il movimento di roccia, terra o detrito lungo un versante o in una valle. Le frane posso avere velocità comprese tra pochi millimetri l’anno e centinaia di chilometri l’ora. L’estensione ed il volume delle frane è anche molto variabile, da pochi decimetri o metri cubi nel caso di crolli e cadute di massi, a decine di milioni di metri cubi nel caso di grandi frane in roccia. Le frane più pericolose per l’uomo sono quelle più veloci (scivolamenti superficiali, crolli, cadute massi, colate di detrito e valanghe di roccia). Piogge intense o prolungate, la rapida fusione della neve e i terremoti possono produrre anche diverse migliaia di frane in periodi di tempo compresi fra pochi secondi e alcune settimane.
• Una inondazione è un allagamento di un’area normalmente non coperta dall’acqua. L’allagamento può avvenire in pochi minuti, nel caso di inondazioni improvvise (“lampo”), in ore o giorni. Le aree allagate possono essere di piccole dimensioni (poche decine o centinaia di metri quadrati) o molto estese (decine o centinaia di chilometri quadrati). Nelle aree urbane gli allagamenti possono verificarsi a seguito di piogge intense per il mancato deflusso delle acque (ad esempio nei sottopassi, o in tratti in cui fiumi e torrenti sono stati “tombati”, cioè coperti). Allagamenti possono essere prodotti dalle fognature che non riescono a drenare nei fiumi, o che rigurgitano l’acqua dei fiumi in piena. Lungo le aree costiere il deflusso dei fiumi è regolato dalle condizioni della marea, e ciò può provocare allagamenti e favorire le inondazioni.
• Una alluvione è un evento causato da avverse condizioni meteorologiche caratterizzato da piogge intense o prolungate che provocano frane e inondazioni. Una alluvione può interessare piccoli bacini idrografici (pochi chilometri quadrati) od aree estese centinaia o migliaia di chilometri quadrati. La durata di un evento alluvionale può variare da alcune decine di minuti a diversi giorni.
Un po’ di tempo prima, quando il tempo è bello. La conoscenza è una difesa efficace dalle alluvioni. Ci sono cose semplici che si possono fare quando il tempo è bello e non si pensa alle alluvioni.
• Informati se la zona dove vivi, lavori o vai a scuola è a rischio di frana o d’inondazione. Nelle aree a rischio non dovrai andare o sostare in caso di alluvione. Chiedi al Sindaco di vedere il piano di protezione civile del tuo comune. Individua le vie di fuga e le aree di raccolta più vicine a te, dove recarti in caso di emergenza o di pericolo.
• Verifica che la tua scuola o il tuo luogo di lavoro abbiano un piano di emergenza per il rischio alluvionale (da inondazione, da frana). Verifica che ricevano informazioni sulle allerta di protezione civile.
• Informati sulle possibili criticità meteorologiche e geo-idrologiche, e sui livelli di allerta di protezione civile. In caso di maltempo, presta attenzione a radio, TV e internet che diffondono informazioni e avvisi di condizioni meteorologiche avverse, o di allerta di protezione civile che riguardano il territorio in cui vivi, vai a scuola o lavori.
• Prepara e tieni in casa una cassetta di pronto soccorso con i medicinali salvavita, delle torce elettriche e una radio a batteria (controlla periodicamente lo stato di carica), delle candele con un accendino o fiammiferi, carta e matita (la penna biro se bagnata non scrive). Predisponi una piccola scorta di acqua in bottiglia e di alimenti non deperibili. Nella cassetta metti una fotocopia dei documenti di identità. Tieni a portata di mano i numeri telefonici utili (Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Comune, ecc.).
• Prepara stivali per la pioggia, abiti e calze pesanti, ombrello, impermeabile leggero o cerata.
Sono utili dei guanti da lavoro.
Subito prima; quando arriva l’alluvione? Informarsi su cosa potrà succedere può salvare la vita. Nei giorni e nelle ore che precedono le alluvioni le autorità forniscono previsioni e allerte. E’ importante ascoltarle, aggiornarsi e comportarsi di conseguenza.
• Informati sull’evoluzione delle condizioni meteorologiche generali e locali, e sulle indicazioni date dalla Protezione Civile e dal Comune.
• Spostati per quanto possibile ai piani alti dell’abitazione e nelle stanze più lontane dai versanti. Non soggiornare e non dormire al piano terra, nei seminterrati e nei sotterranei. • Aiuta bambini, anziani e disabili a raggiungere luoghi sicuri.
• Esci di casa solo se è strettamente necessario. Scegli il percorso in modo da evitare zone allagabili o note per essere soggette a frane. Avverti famigliari, parenti od amici dei tuoi spostamenti.
• Valuta se, come e dove mettere al sicuro l’automobile o altri beni di valore. Non farlo se sta piovendo e se torrenti e fiumi sono in piena. Quando piove forte, non attraversare ponti su torrenti e fiumi in piena e non percorrere strade in prossimità di pareti rocciose o lungo versanti interessati da frane note.
• Proteggi con paratie o sacchi di sabbia i locali al piano terra. Chiudi le porte di cantine, seminterrati, sotterranei e garage. Quando l’alluvione è in corso. Cosa (non) fare? E’ il momento più pericoloso. Un comportamento corretto e semplici azioni possono fare la differenza.
• Mantieni la calma e sii prudente. Panico e imprudenza sono cattivi consiglieri, e possono costare cari.
• Accendi la radio o la TV, se puoi connettiti ad internet per informarti sull’evoluzione delle condizioni meteorologiche, idrologiche (dei fiumi e dei torrenti), e geologiche (delle frane).
• Segui le indicazioni fornite dalle autorità (Sindaco, Presidente della Regione, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Forze dell’ordine).
• Limita l’uso del telefono alle chiamate urgenti e di soccorso. Se ti trovi a casa, in ufficio, in fabbrica, in un edificio pubblico, in un negozio, al supermercato
• Non scendere in strada, nei seminterrati, in cantine o garage per prendere o mettere al sicuro beni e cose.
• Se sei in un locale interrato, seminterrato o al piano terra, sali ai piani superiori. Non utilizzare ascensori, montacarichi o scale mobili: si possono bloccare per mancanza di energia elettrica. Se abiti al pian terreno, chiedi ospitalità ai vicini che abitano ai piani superiori.
• Con prudenza e attenzione, e stando sempre a debita distanza e in posizioni elevate, controlla visivamente lo stato dei fiumi e dei torrenti, di argini e ponti, e dei versanti più vicini a dove ti trovi. Se noti problemi o anomalie, e se ti è possibile farlo, informa le autorità.
• Non bere l’acqua dal rubinetto: potrebbe essere contaminata.
• Se la tua abitazione viene inondata dall’acqua o colpita da una frana avverti le autorità (i Vigili del Fuoco). Chiudi l’acqua, il gas e l’elettricità facendo molta attenzione e rimanendo sempre in condizioni di sicurezza. Non toccare o manipolare oggetti elettrici con mani e piedi bagnati: potresti rimanere folgorato.
• Se senti rumori sordi, scricchiolii o boati, se noti il formarsi o l’allargarsi di fessure o crepe nei muri, nel pavimento, nel soffitto o nelle scale, se hai problemi ad aprire porte o finestre, torrenti e dai fiumi. Cerca di raggiungere posizioni elevate, o le aree sicure di raccolta indicate nel piano di protezione civile del tuo comune.
Se ti trovi all’aperto • Allontanati dalle aree allagate. Stai lontano dai torrenti, dai fiumi e dagli argini. Non attraversare i ponti. Cerca di raggiungere posizioni elevate, i piani alti di edifici sicuri o le aree di raccolta.
• Allontanati dai versanti, e in particolare da quelli dai quali fuoriesce o scorre acqua. Stai lontano da pareti rocciose dalle quali possono staccarsi massi o detriti.
• Non sostate lungo i ponti o gli argini a guardare i fiumi e i torrenti in piena: potrebbero esondare improvvisamente e senza che tu te ne accorga.
• Non passare e non sostate nei sottopassi e in generale nelle zone più basse rispetto al territorio circostante: sono luoghi che si possono allagare molto rapidamente.
• Se sei a piedi, in bicicletta, in moto o in auto procedi con grande attenzione. La velocità dell’acqua può facilmente far perdere l’equilibrio o l’aderenza delle ruote. Lungo le strade possono esserci buche, voragini, tombini aperti o altri ostacoli sommersi, e pertanto non visibili.
• Evita l’uso dell’automobile e non provare a metterla in salvo: corri il rischio di rimanere bloccato dai detriti e di essere travolto dalla corrente. Pochi centimetri di acqua bastano per perdere il controllo dell’auto, e a spegnerne il motore. Dopo, quando l’alluvione è passata. Il peggio è passato, ma possono esserci ancora condizioni di rischio. Un comportamento corretto eviterà di aumentare il rischio e permetterà un più veloce ritorno alla normalità.
• Prima di uscire di casa, dall’edificio o dal luogo sicuro in cui ti trovi ascolta le indicazioni fornite delle autorità, e comportati di conseguenza.
• Segui le indicazioni fornite dalle autorità prima di intraprendere azioni di aiuto, quali ad esempio spalare il fango, svuotare l’acqua dalle cantine, rimuovere ostacoli o detriti, ecc.: ricorda che sono attività pericolose. Se decidi di farle, usa strumenti e protezioni adeguate.
• Non entrare in cantine, interrati e seminterrati vi è ancora una allerta, se piove ancora, o se esiste la possibilità di nuove inondazioni o allagamenti. La pulizia e la rimozione del fango può aspettare qualche ora.
• Non passare e sostare in aree allagate, franate o coperte da fango o detriti: potrebbero nascondere voragini, buche, tombini aperti o altri ostacoli sommersi o coperti. L’acqua, il fango e i detriti potrebbero essere inquinati.
• Presta attenzione nelle zone dove l’acqua si è ritirata: il fondo stradale potrebbe cedere a causa dell’attività erosiva delle acque.
• Le frane si possono verificare anche ore o giorni dopo la fine della pioggia: presta attenzione ai versanti ed in particolare a quelli dai quali esce acqua. Se noti delle anomalie, il formarsi o l’ampliarsi di fratture o crepe nei muri o nel terreno, allontanati immediatamente e avverti le autorità (Vigili del Fuoco).
• Prima di riattivare gli impianti elettrici, dell’acqua, del gas o i sistemi di scarico, verifica che non siano danneggiati. Se necessario chiedi l’aiuto dei Vigili del Fuoco o di un tecnico.
• Prima di bere l’acqua dal rubinetto accertarti che non siano state emanate ordinanze o avvisi che lo vietino o lo sconsiglino.
Per saperne di più …
• Io Non Rischio | www.iononrischio.it/
• Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare | http://meteoam.it/
• Centro Meteo | http://www.centrometeo.com/
• Dipartimento della Protezione Civile | http://www.protezionecivile.gov.it/

domenica 15 marzo 2015

MEDEST:Una voce fuori dal coro sull’utilità dell’Acido Tranexamico nel trauma.


MEDEST ha pubblicato un articolo in proposito, in cui oltre ad evidenziare i risultati dello studio veniva caldeggiata l’ipotesi che tutti i sistemi d’emergenza prendessero in considerazione l’inserimento dell’Acido Tranexamico nei propri protocolli sul politrauma.
L’entusiasmo è generale e scorrendo la letteratura è molto difficile trovare voci meno che entusiastiche sul tema. Nessuna traccia di dissenso.
E’ quindi con favore che accogliamo ed ospitiamo questo recente editoriale pubblicato su “The Medical Journal of Australia” dal titolo “Trauma and tranexamic acid” ed a firma di Russell L Gruen, Ian G Jacobs a e Michael C Reade (credits).
In sostanza gli autori sottolineano alcuni dubbi sia sul metodo che sul merito. Vediamo quali:
Solo il 2% dei pazienti arruolati da CRASH-2 sono assimilabili a quelli trattati nei moderni sistemi trauma (nonostante lo studio si sia svolto in luoghi che hanno trauma systems molto avanzati) in cui l’accesso ai prodotti ematici, alla radiologia interventistica, alla damage-control surgery ed in generale all’area intensiva sono routinariamente disponibili. La mortalità di base indicata nel lavoro infatti è molto superiore a quella dei sistema trauma più evoluti, e questo potrebbe aver condizionato la significatività statistica a favore della sopravvivenza.
Sembra molto sotto-investigata la possibile interazione dell’Acido Tranexamico con altre terapie tese a contrastare il sanguinamento e le coagulopatie post-trauma. Lo stato ipercoagulativo indotto dall’Acido Tranexamico potrebbe infatti (teoricamente) favorire l’insorgenza di complicanze spesso fatali, come l’embolia polmonare e la trombosi venosa profonda, tipiche del paziente politraumatizzato. Queste complicanze che nel CRASH-2 sono molto rare, nello studio parallelo, condotto in ambito militare (MATTERs study), sono rispettivamente 9 e 12 volte maggiori nella popolazione trattata con Acido Tranexamico rispetto a quella di controllo.
Alcuni dubbi inoltre sorgono sull’effetto biochimico dell’acido tranexamico che riducendo l’azione fibrinolitica della plasmina tende ad indurre una coagulopatia acuta post-traumatica (ATC). Questa complicanza è in effetti poco correlata con il trauma in se stesso (sol 1 paziente su 10 ne soffre), mentre sembra essere molto frequente (per circa il 50% dei casi) nei pazienti politraumatizzati che vengono massivamente trasfusi. E visto che l’acido Tranexamico è frequentemente parte dei protocolli in cui sono previsti alte dosi di emazie concentrate o di altri fattori ematici, il dubbio sorge spontaneo. Nel CRASH-2 questa possibile correlazione non viene adeguatamente indagata e smentita.
Sicuramente uno studio, anche se ben potenziato e condotto rigorosamente, non può essere conclusivo. I dubbi espressi nell’articolo menzionato sono legittimi sia dal punto di vista scientifico, che metodologico.
A tal proposito sono già in programma (negli USA ed in Australai) altri trial che prenderanno in considerazione, cercando di dargli una risposta, i  dubbi lasciati irrisolti da CRASH-2.

Attendiamo fiduciosi e vigiliamo su ogni possibile cambiamento.

MEDEST: Il drenaggio toracico in emergenza sanitaria.

Il drenaggio del pneumotorace iperteso secondo le linee guida attuali (ATLS, PHTLS, ITLS ecc..) va effettuato mediante decompressione con ago in 2° spazio intercostale sulla linea emiclaveare.
Sempre maggiori evidenze indicano comunque che il punto di drenaggio ed il metodo indicato non garantiscono in tutte le situazioni il risultato ottimale.
Il posizionamento di un drenaggio toracico al 5° spazio intercostale sulla linea ascellare media viene da molti indicato come la procedura ed il posizionamento migliore per affrontare non solo per il drenaggio del pneumotorace ma anche altre emergenze traumatiche rapidamente evolutive.

Indications for pre-hospital thoracostomy
Absolute indications
Traumatic arrest
Low output state of unknown cause
Tension pneumothorax as diagnosed by
–Hypoxia
–Hypotension
–Absent breath sounds
–Tracheal shift

Relative indications

Positive pressure ventilation (PPV) + chest signs localised to a hemithorax
–Reduced air entry
–Surgical emphysema
–Unilateral wheeze
–Bony crepitations (rib fractures)

Hypoxia or hypotension + chest signs localised to a hemithorax

No indication
Simple pneumothorax
Unilateral chest signs without PPV, hypoxia or hypotension



La toracostomia sembra essere gravata da minor numero di complicanze e, se praticata a livello del 5° spazio intercotale, garantisce una maggiore efficacia ed una minore possibilità di danneggiare strutture vitali.
La possibilità d’inserire un drenaggio di discrete dimensioni (16/14 Fr) garantisce inoltre contro il kinking della cannula che di solito è usata per la decompressione con ago.
La tecnica toracostomica deve essere compatibile con la posizione del paziente (supino ed immobilizzato su asse spinale) con l’ambiente in cui si lavora (che sia in mezzo ad una strada o nella stanza d’emergenza del DEA) e non deve ritardare o essere incompatibile con le manovre rianimatorie.
Deve quindi essere il più rapida possibile ed adattabile a setting e gradi d’esperienza diversi.
In questo video il metodo che prevede una piccola incisione del torace e dei piani sotocutanei col bisturi, la dissezione dei piani  muscolari e della pleura parietale con utilizzo di un piccolo Klemmer e del dito, in modo rapido ed efficace.


Questa tecnica facilmente e rapidamente attuabile in tutti i setting e relativamente semplice da acquisire, potrebbe essere quella più indicata in ambiente ostile od in situazioni d’urgenza.
E’ inoltre descritta e praticata in molti sistemi di elisoccorso, l’utilizzo della tecnica toracostomica semplice per pazienti che sono intubati e ventilati a pressione positiva o in arresto cardiaco post-trauma.
Essa prevede l’apertura del torace (con tecnica simile alla precedente) ma senza l’inserzione del tubo di drenaggio. La stomia viene quindi lasciata aperta o in alcuni casi chiusa con un bendaggio aperto su un lato. E’ inoltre possibile inserire, attraverso la stessa incisione, un tubo di drenaggio in caso di presenza di emotorace massivo.
Al posto di un drenaggio toracico classico può essere in ogni caso utilizzato un tubo orotracheale del 7 passato con tecnica di Seldinger sul Bougie precedentemente inserito nella ferita toracostomica. Per il suo fissaggio verrà quindi utilizzato il gonfiaggio della cuffia del tubo stesso oltre al classico fissaggio esterno con punti di sutura. Può essere collegata alla ua estremità una valvola di Heimlich.
Non tutti sono d’accordo con l’utilizzo della tecnica toracostomica in urgenza, e prediligono ad essa la decompressione con ago.
In particolare ne contestano la velocità d’esecuzione in urgenza, garantita solo da operatori estrememente esperti,  e la relativa assenza di complicanze.
Consigliano quindi l’approccio con ago, di dimensioni adeguate, in posizione emiclaveare che viene indicata come una metodica sicuramente più rapida ed adeguata a tutti gli operatori in situazioni critiche.
Bottom line:
Hai un paziente politraumatizzato con segni di trauma toracico e clinica dubbia, che si sta rapidamente deteriorando dal punto di vista emodinamico. Inserisci un agocannula del 14 in 2° spazio intercostale sull’emiclaveare senza evidente fuoriuscita di aria. Le condizioni peggiorano ulteriormente.
Sei sicuro di aver fatto la manovra più adatta per risolvere la sospetta causa che sta precipitando lo stato del paziente?
La puntura in 2° spazio intercostale non garantisce sempre il drenaggio.
L’utilizzo di un angiocatetere vista la ridotta lunghezza non garantisce il raggiungimento della pleura.
Se preferisci la decompressione con ago utilzza un catetere specifico la cui lunghezza garantisca il raggiungimento della pleura e la cui struttura eviti il kinking della cannula
L’utilizzo di una tecnica toracostomica in 5° spazio intercostale sull’ascellare media garantisce maggior percentuale di successo.
L’inserzione di un drenaggio toracico attraverso la stomia garantisce il raggiungimento dello spazio pleurico.
La tecnica che sia semplice, con drenaggio classico o mediante utilizzo di tubo orotracheale è sicuramente applicabile in urgenza ed in tutti i setting dell’emergenza sanitaria.
Infine una considerazione personale: se ho un paziente gravemente instabile per un trauma toracico, o in ACR post trauma da rianimare, il mio primo pensiero è per un approccio toracostomico in ascellare media sul 4/5 spazio intercostale con tecnica semplice.

Mi da la certezza di entrare nello spazio pleurico, è rapido, ed ho sempre la possibilità attraverso la stessa stomia di inserire un drenaggio in caso di presenza di emotorace massivo.

Attenzione: il video contiene immagini cruente.