mercoledì 27 aprile 2016
haywire klamper, riparazioni di emergenza con il filo di ferro
the stronghold haywire clamper (1)
Sfogliando una vecchia rivista americana di survival, ho trovato un interessante articolo su un utile attrezzo per utilizzare il filo di ferro per riparazioni di emergenza e costruire oggetti utili
Oggi, accendendo il PC e facendo un giro su YouTube e nei motori di ricerca ho trovato foto e video interessanti per eseguire riparazioni e piccoli lavoretti fai da te. Un "tool" di questo tipo potrebbe entrare a pieno titolo, insieme alle fascette da elettricista, nella mia dotazione "survival".
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| stampelle |
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| fasi di costruzione di una stampella: qualche ramo e del filo di ferro. Non elegante , ma funzionale |
domenica 24 aprile 2016
venerdì 22 aprile 2016
Esperimento: tentativo di semina con semi dichiarati scaduti.Survival garden seeds
categoria: agricoltura
. Esperimento: tentativo di semina con semi con certificazione di vitalità scaduta
. Survival garden seeds
Seminati i semi a metà Febbraio 2016, ma nessuna piantina è nata. L'esperimento non è conclusivo, ma è uno spunto di riflessione. Dopo anni, in una situazione di sopravvivenza prolungata, bisogna pensare alla disponibilità di sementi vitali e può avere poco senso accumulare sementi vecchie, spesso ibridi che non garantiscono di poter perpetuare il raccolto negli anni.
In una vecchia rivista americana di sopravvivenza ho trovato questa pubblicità di sementi selezionate per la sopravvivenza, imbustate e sigillate per la garantire la massima protezione possibile, garantiti 3/4 anni se conservati ad una temperatura compresa tra i 20 ed i 30°C e anche il doppio degli anni se conservate a temperatura inferiore, in ambiente refrigerato. La confezione conservava 16 varietà di semi, sufficienti per coprire due ettari (cinque acri).
giovedì 21 aprile 2016
categoria: igiene degli alimenti, infezioni e intossicazioni alimentari
Il rischio infettivo alimentare: problematiche epidemiologiche e preventive in ambito familiare
Guido
Maria Grasso, Giancarlo Ripabelli
Relazione
presentata al Convegno «Alle radici del mangiar sano». Campobasso,
1994.
Riassunto
Premessa
Le
malattie infettive di origine alimentare rappresentano un importante
problema di sanità pubblica, causa di MILIARDI di casi di
diarrea in bambini al di sotto di 5 anni di età e la morte di
MILIONI di essi. La maggior parte di tali episodi è
determinata da patogeni trasmessi con gli alimenti e comprende sia le
intossicazioni causate dall'ingestione di alimenti contenenti tossine
batteriche (Staphylococcus aureus; Clostridium botulinum) che
le infezioni mediate da tossine prodotte nell'intestino (Clostridium
perfringens) oppure provocate dall'invasione e dalla
moltiplicazione microbica a livello intestinale (Salmonella;
Campylobacter; virus). Anche altre malattie infettive, a
prevalente o esclusivo interessamento extraintestinale, sono
trasmesse con il cibo: brucellosi, tubercolosi, epatite A,
toxoplasmosi, etc. .
Considerazioni
epidemiologiche
Nella
patologia microbica di origine alimentare l'interesse, non solo
dell'opinione pubblica ma spesso anche degli operatori sanitari e dei
ricercatori, è rivolto soprattutto agli episodi epidemici,
particolarmente se di grosse dimensioni, mentre una ridotta
importanza è attribuita ai casi a diffusione intrafamiliare, ma si
stima che essi siano in realtà molto sottostimati, come riferito da
alcuni studi fatti, secondo i quali almeno l'80% delle malattie
infettive di origine alimentare sarrebbe acquisito in ambiente
domestico; ad esempio, la maggior parte degli isolamenti di
Salmonella proviene da casi sporadici, spesso espressione di
piccole epidemie in ambito familiare, superando per frequenza i casi
epidemici che si verificano nei pubblici esercizi (ristoranti,
gelaterie, etc.) e nelle ristorazioni collettive (mense di aziende,
scuole, caserme, case di riposo, ospedali).
Per
quanto riguarda l'intossicazione alimentare botulinica, la maggior
parte degli episodi riguarda casi sporadici o piccoli focolai
epidemici determinati dalla preparazione domestica di conserve
alimentari.
Considerazioni
analoghe possono essere fatte anche per le infezioni virali a
trasmissione alimentare, come l'epatite A, che prevalentemente si
diffonde in modo sporadico o endemico.
Problematiche
preventive
Le
più frequenti infezioni ed intossicazioni alimentari sono causate da
Salmonella, Campylobacter, Staphylococcus aureus, Clostridium
perfringens, Clostridium botulinum e agenti virali, le cui
caratteristiche principali sono riportate nelle Tabelle 1-6.
Uno
dei momenti fondamentali della prevenzione delle infezioni veicolate
da alimenti risiede in una corretta igiene personale riguardante, in
particolare, mani e cute, capelli, naso e cavità orale, abitudine al
fumo e stato di salute.
Nelle
fasi di preparazione, le mani vengono quasi invariabilmente in
contatto con gli alimenti. È, quindi, essenziale mantenerle pulite,
ma tale obbiettivo non è certamente raggiungibile con un solo e
semplice lavaggio preliminare, perchè queste vengono continuamente
in contatto con superfici, alimenti e sostanze che possono essere
contaminate da microrganismi patogeni con possibilità di
contaminazione crociata. Le mani vanno quindi lavate frequentemente,
in particolare dopo:
- aver manipolato carni o verdure crude;
- aver utilizzato i servizi igienici;
- aver mangiato o fumato;
- aver maneggiato rifiuti o residui alimentari.
Anche
le ferite e le abrasioni rappresentano la sede ideale di
moltiplicazione batterica e quindi occorre ricoprirle con medicazioni
impermeabili per impedire che vengano in contatto con gli alimenti.
In ogni caso, non si devono mai toccare con le mani alimenti già
cotti o destinati al consumo senza ulteriore cottura.
I
capelli rappresentano un punto critico dell'igiene personale ed
infatti, in ambito industriale, è previsto che gli addetti alla
preparazione alimentare indossino sempre un idoneo copricapo. In
ambito domestico è sufficiente mantenere i capelli puliti con
lavaggi regolari e ricordarsi di non passare le mani sui capelli
mentre si preparano le pietanze in modo da evitare che capelli e
forfora cadano sugli alimenti.
Il
naso e il cavo orale del 40-45% degli adulti è colonizzato da
stafilococchi e quindi è facile diffonderli nell'ambiente tramite
starnuti o i colpi di tosse, bisogna, quindi, prestare molta
attenzione quando si preparano gli alimenti e utilizzare fazzoletti a
perdere e lavare le mani prima di riprendere il lavoro. Non si
dovrebbe, inoltre, fumare mentre si preparano gli alimenti, in quanto
i microrganismi patogeni che risiedono nel cavo orale possono essere
facilmente trasportati con le mani.
È
anche evidente che in caso di malattia infettiva, particolarmente se
a carico dell'apparato digerente e con vomito o diarrea, è
sconsigliabile la preparazione degli alimenti anche in ambito
familiare.
Tutti
gli alimenti crudi, particolarmente carne, pollame e molluschi sono
veicoli di contaminazione ambientale della cucina e quindi
dovrebbereo essere tenuti ben separati dagli alimenti già cotti o
destinati al consumo senza cottura, particolarmente da quelli che,
per il loro elevato contenuto proteico, favoriscono la
moltiplicazione batterica (carni e pollame cotti; sughi di carne,
stufati e brodi; maionese; latte; creme; latticini; etc.).
Particolare
attenzione va riservata alle verdure crude che devono essere lavate
accuratamente al fine di eliminare terriccio e polvere.
I
microorganismi patogeni eventualmente già presenti negli alimenti
possono essere eliminati solo con una cottura adeguata dei cibi. Un
obiettivo da tener presente è il contenimento della moltiplicazione
e diffusione batterica negli alimenti stessi attuabile attraverso una
idonea temperatura di conservazione (gli alimenti cotti, se non
immediatamente consumati, devono rimanere a temperature superiori a
65 °C o raffreddati rapidamente e conservati a temperature inferiori
a 5 °C), la riduzione al minimo dei tempi che intercorrono tra
preparazione degli alimenti ed il loro consumo.
il
calore penetra lentamente nell'alimento, particolarmente se di grosse
dimensioni, quindi i metodi di cottura da preferire sono i seguenti:
cottura a pressione ed ai ferri; frittura; cottura al forno di
piccole porzioni; cottura a microonde.
Tutti
gli alimenti deperibili, particolarmente quelli prima definiti ad
alto rischio di contaminazione, devono, quindi, essere conservati nel
frigorifero, il cui uso corretto è di fondamentale importanza per la
prevenzione delle infezioni a diffusione familiare. Il frigorifero
va, pertanto, pulito regolarmente, mantenuto ad una temperatura
compresa tra 1 e 4 °C. e non sovraccaricato, in modo da lasciare tra
gli alimenti uno spazio sufficente a permettere la circolazione
dell'aria fredda. Analogamente,
si deve evitare l'apertura prolungata o non necessaria della porta e
la sistemazione all'interno di alimenti ancora caldi, che aumentano
la temperatura al suo interno, favorendo la moltiplicazione
batterica. Inoltre, anche la disposizione degli alimenti all'interno
del frigorìfero è dì fondamentale importanza per la prevenzione
della contaminazione crociata: le carni ed i pesci crudi vanno posti
sui ripiani inferiori; gli alimenti cotti sui ripiani centrali; il
latte ed i suoi derivati su quelli superiori. In tal modo si evita
che il sangue ed il liquido che cola dalle carni possa cadere sugli
alimenti già cotti e su quelli da consumare senza cottura.
Il
larghissimo uso di prodotti congelati e surgelati impone un cenno
anche ai risvolti igienici della conservazione di tali alimenti. Le
moderne tecniche industriali di preparazione permettono la cottura
diretta di molti di questi alimenti (singole porzioni; piatti
precotti; etc.) senza necessità di scongelamento. Invece, i pezzi
più grossi di carne ed i polli interi, devono essere sempre
completamente scongelati prima della cottura. Il pollame rappresenta,
come già detto, una importante sorgente domestica di contaminazione
e pertanto molta attenzione deve essere riservata al liquido di
scongelamento. La pratica di scongelare i polli sotto acqua tiepida
corrente è, infatti, da evitare in quanto, mentre la superficie si
scongela rapidamente favorendo la moltiplicazione batterica, il
centro della carcassa si scongela molto più lentamente e, quindi, si
corre il rischio di mettere a cottura il pollo non ancora
completamente scongelato. Inoltre si verifica una massiccia
contaminazione del lavandino e delle superfici vicine da parte del
liquido di scongelamento. I pollami congelati vanno, quindi,
manipolati con grande attenzione:
- devono essere conservati nel congelatore separati dagli altri alimenti in un apposito settore o, comunque, protetti in buste di plastica ben chiuse;
- devono essere scongelati completamente nel frigorifero e non a temperatura ambiente;
- devono essere cotti immediatamente o conservati nel frigorifero per non più di 24 ore;
- devono essere preferibilmente mangiati subito dopo la cottura, in alternativa devono essere conservati in frigorifero per non più di 12 ore:
- tutti gli utensili utilizzati devono essere disinfettati con acqua bollente (>82 °C) prima di un ulteriore uso e le superfici vanno disinfettate con ipoclorito di sodio.
Solo
con l'applicazione costante ed attenta di queste misure si può
realmente sperare in una riduzione sostanziale delle malattie
infettive veicolate da alimenti.
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Tab. 1 -
Caratteristiche dell'infezione da Salmonella
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Agente
causale: Salmonella.
Modalità
di ingresso nelle cucine (sorgente di infezione): vive
nell'intestino dell'uomo e degli animali; viene eliminata con le
feci. Entra nelle cucine soprattutto con il pollame e gli alimenti
crudi di origine animale (carni, salsicce, uova). Gli insetti e
gli animali domestici possono avere un ruolo nella diffusione.
Modalità
con cui provoca la malattia: è necessaria la presenza di un
gran numero di batteri vitali nell'alimento.
Misure
di prevenzione nelle cucine:
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Tab. 2 -
Caratteristiche dell'infezione da Campylobacter
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Agente
causale: Campylobacter jejuni.
Modalità
di ingresso nelle cucine (sorgente di infezione): vive
nell'intestino degli animali; viene eliminato con le feci. Entra
nelle cucine soprattutto con il pollame e gli alimenti crudi di
origine animale. Anche il latte crudo è stato talvolta implicato.
Modalità
con cui provoca la malattia: è necessaria la presenza di
batteri vitali nell'alimento. Si ritiene che sia sufficiente un
ridotto numero di microrganismi per provocare la malattia (non
sono in grado di moltiplicarsi negli alimenti).
Misure
di prevenzione nelle cucine:
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Tab. 3 -
Caratteristiche dell'intossicazione da Staphylococcus aureus
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Agente
causale: Staphylococcus aureus.
Modalità
di ingresso nelle cucine (sorgente di infezione): vive sulla
cute dell'uomo, nel naso, nella cavità orale, nei foruncoli,
nelle abrasioni. Può essere presente anche sul pollame.
Modalità
con cui provoca la malattia: tossina prodotta nell'alimento
(non è necessaria l'ingestione di batteri vitali).
Misure
di prevenzione nelle cucine:
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Tab. 4 -
Caratteristiche della tossinfezione da Clostridium perfringens
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Agente
causale: Clostridium perfringens.
Modalità
di ingresso nelle cucine (sorgente di infezione): è
anaerobio e vive nell'intestino dell'uomo e degli animali;
sopravvive come spore nel suolo e nella polvere; le carni ed il
pollame sono spesso contaminate con le spore che possono
resistere alla cottura. Alimenti importanti sono, quindi, la
carne ed il pollame cotti, lasciati raffreddare lentamente e
conservati al tiepido con moltiplicazione dei bacilli germinati
dalle spore.
Modalità
con cui provoca la malattia: tossina prodotta nell'intestino
da bacilli ingeriti vivi e germinati dalle spore che sono
sopravvissute alla cottura.
Misure
di prevenzione nelle cucine:
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Tab. 5 -
Caratteristiche della intossicazione da Clostridium botulinum
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Agente
causale: Clostridium botulinum.
Modalità
di ingresso nelle cucine (sorgente di infezione): è anaerobio
e sopravvive come spora nel suolo e nella polvere; le carni ed il
pesce possono essere contaminati con le spore che possono
resistere alla cottura.
Modalità
con cui provoca la malattia: tossina prodotta nell'alimento
dai bacilli germinati dalle spore.
Misure di
prevenzione nelle cucine: evitare la preparazione di conserve
domestiche, ed utilizzare come metodo di conservazione di carni,
pollame e pesce solo la refrigerazione o il congelamento.
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Tab. 6 -
Caratteristiche delle infezioni di origine virale
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Agenti
causali: Virus di Norwalk e altri virus enterici.
Modalità
di ingresso nelle cucine (sorgente di infezione): vivono
nell'intestino e vengono eliminati con le feci. Entrano nelle
cucine principalmente con i molluschi. Si ritiene anche che le
verdure possano contaminarsi durante l'irrigazione e la
fertilizzazione. Un ruolo nella contaminazione delle cucine può
essere svolto da persone che eliminano il virus con le feci.
Modalità
con cui provoca la malattia: virus vitali nell'alimento. Sono
altamente infettivi a basse dosi.
Misure
di prevenzione nelle cucine:
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martedì 19 aprile 2016
lunedì 18 aprile 2016
Due casi di infestazioni da Nemapogon granellus (Linnaeus) e Necrobia rufipes (De Geer) su carni conservate
categoria: igiene alimenti, disinfestazione
Due casi di infestazioni da Nemapogon granellus (Linnaeus) e Necrobia rufipes (De Geer) su carni conservate
P.
Gentile, A. Sciarretta
Igiene
Alimenti – Disinfestazione & Igiene alimentare
Settembre/Ottobre
2000
Alcuni
prodotti di origine animale, quali carni salate e insaccati, sono
sottoposti a lunghi periodi di stagionatura, necessari per
raggiungere la giusta maturazione e acquisire un'adeguata saporosità;
durante tali intervalli di tempo, talvolta su di essi si può
sviluppare un'artropodofauna caratteristica, legata spesso alla
crescita di muffe, costituita principalmente da Acari e Insetti,
soprattutto Ditteri, ma anche da diversi Lepidotteri e Coleotteri.
In
Italia centro-meridionale è molto diffusa la preparazione e la conservazione di salumi secondo metodi tradizionali, sovente
effettuata a livello domestico. Tali prodotti vengono tenuti a
stagionare in piccoli locali, come seminterrati o semplici cantine,
spesso purtroppo inadeguati per la loro conservazione; in essi,
infatti, l'elevata umidità (80-90%U.R.) e la temperatura (10-15°C)
relativamente costante per lunghi periodi favoriscono lo sviluppo di
vari organismi nocivi.
A
tale riguardo, nei primi mesi del 2000, si è avuto modo di osservare
due casi di infestazioni dovuti al lepidottero Nemapogon granellus
(Linnaeus) e al coleottero Necrobia rufipes (De Geer),
rispettivamente su prosciutto e capocollo. Di seguito si riportano
brevi osservazioni con note biologiche sui due insetti e alcune
indicazioni circa i metodi di lotta più efficaci.
Nemapogon
granellus (Linnaeus)
Cenni
generali
I
Tineidi sono Lepidotteri di piccole dimensioni, di cui fanno parte
molte specie che originariamente vivevano in nidi dì uccelli e tane
di mammiferi o su sostanze organiche secche quali semi, funghi, pelli
e che successivamente si sono adattate in depositi e abitazioni, su
vari prodotti conservati. A tale famiglia appartiene Nemapogon
granellus (Linnaeus) a distribuzione cosmopolita, che può
causare ingenti danni a numerose merci immagazzinate. L'adulto ha
un'apertura alare di circa 10-15 mm.
Il
substrato alimentare in natura è costituito dai funghi che si
insediano sul legno e dallo stesso legno marcescente, ma le larve
sono estremamente polifaghe ed in grado accrescersi su una grande
varietà sostanze, sia di origine animale e vegetale: arachidi,
avena, carote secche, castagne, cavoli, cioccolato, crusca, fagioli,
farina, fave, formaggi, frumento, frutta secca, funghi secchi,
lenticchie, mais, mandorle, nocciole, noci, riso, ecc. .
Questo
lepidottero può compiere da una a più generazioni annue, in
relazione ai fattori climatici e al tipo di materia organica
attaccata, in ogni caso lo sviluppo è possibile a partire da
temperature di 6,4°C. Gli adulti sono attivi dal crepuscolo e alla
sera, mentre durante il giorno rimangono immobili e ad ali chiuse. Le
femmine producono da 80 a 200 uova nell'arco di 3 giorni, isolate o
in gruppi, sul substrato alimentare.
Il
periodo di incubazione dura da 4-5 giorni a 25-27°C e fino a 40-45
giorni a 1°C (Sinha e Watters, 1985). le larve vivono sulla parte
esterna delle sostanze attaccate, che risulta coperta da un fitto
bozzolo di seta. I semi vengono erosi dall’esterno oppure la larva
vi penetra all'interno.
Lo
sviluppo della larva varia in funzione della temperatura ed umidità
e si compie in circa 59-72 giorni, a 27°C e 65% U.R.; in 78-106
giorni, a 15-17°C e 65% U.R..
In
generale, temperature estive alte associate a basse umidità
interferiscono con l'accrescimento degli stadi preimmaginali e lo
sfarfallamento degli adulti. Le larve mature raggiungono una
lunghezza di 7-12 mm. Esse svernano nei luoghi di alimentazione, ove
si costruiscono un bozzolo di colore bianco e forma subellittica, per
impuparsi la primavera successiva (la crisalide è di colore ocra
scuro).
La
specie ha numerosi nemici naturali, tra cui alcuni Imenotteri
Icneumonidi (Campoplex frumentarius Rond., Venturia
canescens Grav., Hemiteles tineae Rond., Nemeritis
caudatula Thoms.) e Calcidoidei (Dibrachys cavus Wlk.);
frequente è anche l'acaro Pyemotes tritici Lagr., cosmopolita
e polifago, che nei confronti di N. granellus agisce da
predatore.
I
danni causati da questa tignola variano a seconda dell'intensità
dell'infestazione e della sostanza su cui si sviluppano.
Forti
attacchi sono più frequenti nei Paesi temperati, in particolar modo
dove la segale è la principale coltura (Carter, 1984). Le perdite
sono causate essenzialmente dal fatto che le parti di prodotto
colpite, a causa dell'abbondante produzione di feci e seta, vengono
deprezzate o non sono più commerciabili; l'attività delle larve,
inoltre, favorisce lo sviluppo di infestazioni secondarie dovute a
muffe e acari.
N.
granellus, al pari della congenere N. cloacella (Haworth),
è molto diffusa anche su funghi secchi: contaminazioni entomatiche
dovute a questo lepidottero si sono rivelate comuni sia in prodotti
confezionati che in quelli venduti sfusi.
Pericolosi
sono inoltre i danni provocati ai tappi di sughero, in quanto il vino
contenuto nelle bottiglie o nelle botti si altera facilmente (Carter,
1984; Mallis, 1990). Meno frequenti risultano gli attacchi a prodotti
di origine animale, essenzialmente formaggi ricoperti di muffe; in
letteratura scarse sono le segnalazioni circa le carni conservate,
ove si può talvolta rinvenire N. personella (Pierce e
Metcalfe).
Osservazioni
effettuate
Nel
nostro caso, una infestazione da N. granellus è stata
osservata su alcuni prosciutti tenuti in locali sotterranei di
un'abitazione situata nel centro storico di Roccaspinalveti, un
piccolo centro in provincia di Chieti, a 600 metri di altitudine. Gli
ambienti, adibiti da diversi anni a depositi per la stagionatura di
salumi e per la conservazione del vino in botti di legno, hanno i
muri in pietra non intonacati, la porta di accesso in legno e le
finestre poste a livello della strada.
Dall'esame
dei campioni di prosciutto interessati dal fenomeno si è evidenziata
la prevalenza di gallerie larvali, ad andamento suborizzontale, che
interessavano soprattutto gli strati di carne più esterni; tuttavia,
la presenza di alcune gallerie profonde ha rilevato l'esistenza di
attività larvale anche all'interno del prosciutto. Sulla superficie
esterna dei salumi erano visibili abbondanti depositi di escrementi,
fili sericei e numerose esuvie che sporgevano dal substrato. Lo
sfarfallamento dei primi adulti è stato registrato verso la fine di
marzo, è poi continuato sui campioni tenuti in laboratorio, con
abbondanza alterna, fino al mese di agosto. La presenza di funghi e
licheni suite pareti interne dei locali di stagionatura può aver
favorito la colonizzazione degli ambienti da parte di individui
adulti di N. granellus provenienti dall'esterno, richiamati
anche dalle muffe che si sviluppavano sui salumi, che
tradizionalmente non sono protetti da barriere di rete a maglia
fitta. L'intensa pullulazione da noi osservata può essere stata
determinata dalle condizioni di umidità e temperatura favorevoli
durante quasi tutto l'anno. Le profonde fessure tra pietra e pietra
hanno inoltre rappresentato un rifugio sicuro per gli adulti, in
grado di sfuggire agli interventi di sanificazione dei locali.
Necrobia
rufipes (De Geer)
Cenni
generali
I
Coleotteri appartenenti alla famiglia Cleridae (più di 3000
entità, diffuse soprattutto nelle regioni a clima caldo-umido) sono
piccoli insetti che generalmente hanno abitudini alimentari da
necrofagi o predatori, sia allo stadio adulto che larvale. Possono
essere, infatti, attivi cacciatori di larve di altri insetti,
soprattutto di coleotteri xilofagi come Anobiidi, Bostrichidi e
Lictidi, oppure possono cibarsi su carogne in decomposizione; le
larve di alcune specie, poi, vivono dentro i nidi di Imenotteri,
incluse le arnie delle api domestiche. A differenza della maggior
parte degli insetti compresi in tale raggruppamento, Necrobia
rufipes (De Geer) rappresenta spesso un pericolo per le derrate
alimentari immagazzinate. Gli adulti, di forma ovale, hanno una
colorazione verde-blu metallico, con elitre che ricoprono interamente
l'addome. Le zampe sono fulve così come le antenne, composte da 11
articoli, che però si scuriscono verso l'estremità, allargata a
clava. Tutto il corpo è rivestito di setole che spuntano da fossette
fittamente addensate. Le dimensioni possono andare dai 3,5 ai 7 mm di
lunghezza e non più di 2 mm di larghezza. Spesso si possono vedere
in volo nelle adiacenze di magazzini infestati, anche se usualmente
compiono gli spostamenti avanzando rapidamente sul substrato. La
specie, originaria della fascia tropicale, ha ormai una distribuzione
cosmopolita. Alle nostre latitudini è da considerarsi non molto
frequente in natura ma comune negli ambienti di stoccaggio, a causa
probabilmente delle sue esigenze termiche: le temperature ideali per
il suo sviluppo, infatti, sono comprese tra 30° e 34°C e
l'ovideposizione avviene a valori comunque superiori a 20°C. Con
temperature che vanno da 25° a 30°C e 70-85% U.R. riesce a compiere
una generazione ogni 2-3 mesi, in dipendenza anche del tipo di
substrato alimentare che ha a disposizione (Tremblay, 1958; Ashman,
1962). In natura, tale Necrobia è principalmente un predatore di
altri artropodi o si ciba su detriti di origine animale in
decomposizione. All'interno dei magazzini o delle industrie
alimentari, la sua dieta comprende cibi ricchi di grassi e proteine,
come carni conservate (prosciutto, capocollo, salumi, lardo, bacon e
pancetta, ecc.), latte in polvere, farina di ossa, formaggio, pelli,
pesce essiccato o affumicato, polvere di uova, ma anche alimenti di
origine vegetale quali copra, frutta secca (fichi, banane, ecc.),
semi oleosi (soprattutto cacao e arachidi) e spezie (Tremblay, 1958;
Mallis, 1990; Domenichini, 1997;Odeyemi, 1997). La Necrobia è
conosciuta come "ham beetle" (coleottero del prosciutto)
negli Stati Uniti e "copra beetle" (coleottero della copra)
in Australia ed Estremo Oriente, a seconda del substrato più
comunemente infestato nei diversi Paesi. A causa delle proprie
abitudini alimentari, la specie rappresenta una seria minaccia anche
per i musei di storia naturale, essendo stata spesso trovata nelle
collezioni entomologiche o sugli animali imbalsamati. Esistono,
inoltre, casi in cui è stata rinvenuta su balle di cotone, indumenti
di lana, malacca e sale, anche se non si ciba di tali materiali
(Mallis, 1990); Veer et al. (1996) ne hanno segnalato la presenza in
India sui bozzoli di baco da seta immagazzinati. In Italia risulta
particolarmente frequente nelle industrie che lavorano copra o
derivati per la produzione di margarine (Süss, 1988). Spesso tale
cleride può essere rinvenuto su derrate attaccate da muffe, in
quanto predatore di altri artropodi micofagi, come nel caso di
formaggio infestato da Piophila casei (Linnaeus) o fichi
attaccati da Ephestia cautella (Walker). Assieme all'attività
predatoria, presenta fenomeni di cannibalismo. Sia le larve che gli
adulti sono pericolosi per i prodotti immagazzinati anche se, nel
caso delle carni infestate, la maggior parte del danno è provocato
durante lo stadio larvale. Ogni femmina può deporre, sulla
superficie del substrato alimentare, un numero di uova compreso tra
400 e più di 2000; queste sono lisce, lucide e'della grandezza di 1
mm. La larve, oligopode, si presentano di forma allungata e
generalmente a maturità raggiungono i 10 mm di lunghezza; nella
prima età hanno una colorazione chiara, poi tendono a scurirsi, per
diventare infine grigiastre con una serie di macchie brune sulla
parete dorsale. Hanno il capo nerastro e l'estremità dell'addome,
anch'essa bruna, fornita di urogonfi. Nelle infestazioni su carni
essiccate, appena nate, perforano i tessuti adiposi vicino la cotenna
(anche per proteggersi dall'attacco dei propri adulti, che pemangono
all'esterno), crescono rapidamente e compiono 3-4 mute prima del
completo sviluppo. Giunte a maturità, costruiscono una cella pupale
tappezzata internamente di un secreto biancastro. In un anno si
possono verificare un numero variabile di generazioni e, nelle zone a
clima più freddo, l'inverno viene trascorso allo stadio di larva,
mentre i primi adulti compaiono dall'inizio alla metà di maggio
(Tremblay, 1958; Mallis, 1990).
I
danni provocati da N. rufipes possono essere attribuiti al
confezionamento inadeguato o alla sua rottura, ma le larve possono
perforare le coperture di carta o altro materiale poco resistente,
intriso di
grasso.
Generalmente,
non si verificano infestazioni quando la carne o il pesce sono stati
appena affumicati, ma nel caso di prodotti tenuti per molto tempo a
stagionare, soprattutto se non protetti, il deride può dar luogo a
forti pullulazioni.
Osservazioni
effettuate
I
campioni in esame appartengono ad alcuni capocolli tenuti in
stagionatura da 4 mesi circa, nella cantina di un'abitazione situata
nelle vicinanze del Comune di Campolattaro (Benevento), a circa 400
metri sul livello del mare. Il locale, abitualmente poco frequentato,
ha le pareti intonacate, il pavimento in mattonelle e presenta due
aperture: una finestra munita di zanzariera e la porta che lo mette
in comunicazione con un garage.
Oltre
ai salumi, al suo interno vengono conservati anche il vino, in botti,
e altri generi alimentari, dentro un congelatore in funzione. Dei 15
capocolli disposti in tale vano, 6 sono risultati infestati da N.
rufipes: l'involucro esterno, costituito dal sacco pericardico di
bovino trattato mediante salagione, che serve per avvolgere e
contenere il salume, presentava numerosi fori di entrata e la maggior
parte degli esemplari (è stata osservata la presenza contemporanea
di larve, pupe e adulti) con i loro escrementi, sono stati trovati a
contatto con la carne. Solo in 2 casi si sono rinvenute gallerie
profonde, di forma semicircolare, scavate nei 2 cm più esterni del
salume, in corrispondenza delle venature di grasso.
La
prima fuoriuscita degli adulti è stata segnalata nel mese di marzo;
successivamente, nei campioni portati in laboratorio, gli
sfarfallamenti sono continuati senza interruzione. L'infestazione da
Necrobia si era già verificata durante la primavera del 1999,
verosimilmente in seguito all'entrata dell'insetto dall'esterno. Il
locale, anche se è stato ripulito e areato periodicamente, ha
offerto un gran numero di rifugi in cui il deride è riuscito a
trovare condizioni microclimatiche favorevoli anche nei periodi
invernali più freddi. Con l'inizio della primavera e lo sviluppo
della nuova generazione di adulti, i salumi in stagionatura hanno
rappresentato un substrato ideale per la deposizione delle uova e
quindi per l'alimentazione delle larve.
Possibilità
di difesa
Pochi
dati si rintracciano in letteratura sui metodi di lotta da adottare
nei confronti delle due specie, soprattutto per quanto riguarda N.
granellus. Le metodologie di prevenzione rivestono comunque
un'importanza primaria anche perchè, trattandosi spesso di derrate
pronte al consumo, !a lotta diretta è nella maggior parte delle
situazioni inattuabile. Per impedire le infestazioni dei due insetti,
bisogna adottare tutte le misure atte a isolare i locali da possibili
"invasioni": le pareti e i pavimenti devono essere integri
e le aperture, come porte e finestre, a perfetta tenuta e munite di
maglie metalliche a rete fitta. È necessario, inoltre, operare sui
fattori trofici e microclimatici favorevoli allo sviluppo di tali
infestanti, ricorrendo a pulizie accurate degli ambienti ed evitando
un eccessivo accumulo di umidità, soprattutto mediante aerazione dei
locali.
Notevole
importanza deve essere data anche al corretto imballaggio dei
prodotti, evitando le lacerazioni nei materiali utilizzati.
A
causa dell'elevata polifagia delle due specie, un pericolo frequente
è il passaggio dell'infestazione su derrate, originariamente
indenni, anche molto differenti tra loro; per ovviare a tale problema
di solito risulta necessario un controllo accurato delle merci già
immagazzinate e di quelle in entrata.
Per
quanto riguarda il controllo chimico di tali insetti, fin dai primi
decenni del XX secolo sono state utilizzate le fumigazioni con
diverse sostanze: acido cianidrico, ossido di etilene, disolfuro di
carbonio, bromuro di metile, fosfina e diossido di solfuro. Data la
loro tossicità, anche nei confronti dell'uomo, è consigliabile
operare la disinfestazione in situazioni di reale gravità del
problema e preferibilmente a magazzini vuoti. In generale, sono da
preferire insetticidi di contatto a bassa tossicità e lunga
persistenza, avendo cura di operare anche sulle pareti e su eventuali
attrezzature presentì all'interno dei locali. In ogni caso,
l'intervento chimico e il principio attivo impiegato devono essere
scelti tenendo conto delle caratteristiche degli ambienti e del tipo
di merci conservate. Nel caso di N. rufipes, sono stati condotti vari
studi riguardanti soprattutto le infestazioni durante la
conservazione a lungo termine del pesce essiccato o affumicato.
I
mezzo di lotta tradizionale maggiormente impiegato è il trattamento
con il sale, che provoca il prolungamento dello stadio larvale con un
conseguente aumento della mortalità (Osuji, 1975). Golob ef al.
(1995) hanno dimostrato la maggiore efficacia dei trattamenti con
piretroidi rispetto ai composti organofosforici. Risultati
incoraggianti sono stati ottenuti con l'impiego di sostanze di
origine vegetale, quali estratti di neem (Azadirachta indica), bucce
di arancia e pompelmo, olii vegetali (in particolare di palma e
arachidi), peperoncino e Boscia senegalénsis (Ward e Golob, 1994).
Infine, Shahjahan et al. (1996) hanno utilizzato con successo le
radiazioni per la disinfestazione del pesce essiccato, dimostrando
inoltre che le qualità organolettiche dei campioni trattati
raggiungono standard più elevati rispetto al controllo. Per il
rilevamento di N. granellus, l'identificazione del principale
componente del feromone sessuale delle femmine ha posto le basi per
la messa a punto di un valido sistema di monitoraggio (Ohshima et
al., 1993); invece, per quel che riguarda N. rufipes, la presenza
degli adulti può essere messa in evidenza mediante trappole luminose
(Amin et al., 1986).
Paolo
Gentile, Andrea Sciarretta Dipartimento S.A.V.A.
Università
degli Studi del Molise
Campobasso
Bibliografia
Amin
A. H-, Assaggaf A. I., Al-Robai A. A. S., 1986 - Survey and relative
abundance of some coleop-terous insects attracted to a light trap in
Jeddah, Saudi Arabia: Bull. Soc. ent. Egypte, 66: pp. 299-317.
Ashman
E, 1962 - Factors affecting the abundance of the Copra Beetle
Necrobia rufipes (Deg.) (Col., Cleri-dae). Bull. ent. Res., 53:
pp.491-505.
Carter
D. J., 1984- Pest Lepidop-tera of Europe with special reference to
the British Isles. Series Entomologica, Voi. 31. Junk Publishers,
Dordrecht.
Domenichini
G., 1997 - Semi oleosi e copra. In: Domenichini G., Atlante
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