lunedì 30 ottobre 2017

ZECCHE: UNA PROBLEMATICA DI STAGIONE

Categoria: veterinaria, patologie del cane

ZECCHE: UNA PROBLEMATICA DI STAGIONE


Ogni anno, con le prime uscite nei boschi dopo la pausa invernale, si ripropone il problema zecche, responsabili di reazioni di ipersensibilità e di malattie molto gravi, sovente non diagnosticate e sottovalutate dai proprietari dei cani che scoprono sul proprio quattrozampe uno di questi artropodi.

La zecca è un parassita che necessita per il suo sviluppo compiere un pasto di sangue sull'ospite; le zecche "molli" o Argasidae, parassitano uccelli e rettili mentre le zecche "dure" o Ixodidae, attaccano i mammiferi.
In Italia, le principali specie di zecche dure sono le Rhipicephalus sanguineus e le Ixodes ricinus.

La prima è la principale zecca del cane e parzialmente dei ruminanti domestici, la seconda ha uno stadio larvale sui roditori selvatici e quello ninfale e adulto sui ruminanti selvatici.

Il ciclo sull'ospite
Il ciclo di sviluppo della zecca può prevedere 1, 2 o 3 ospiti, cioè il parassita svolge la trasformazione da larva a ninfa e a parassita adulto sullo stesso animale oppure la larva si alimenta e si trasforma in ninfa su un ospite, cade a terra e diventa adulto e risale su un altro ospite. Il cane è parassitato da una zecca a 3 ospiti.
L'adulto femmina, dopo essere stata fecondata, cade dall'animale ospite e depone un ammasso di uova (anche più di 15.000) e poi muore.
Le uove sono depositate negli ambienti che meglio ne permettono la sopravvivenza (fessure, anfratti, crepe di muri e del legno). Le larve che si sono sviluppate dalle uova, restano dunque in attesa di un ospite (primo o definitivo, a secondo del tipo di zecca) a cui attaccarsi e su cui effettuare il pasto di sangue. In genere questi parassiti hanno una predilezione per certe specie, ma in mancanza dell'ospite "prediletto" possono attaccarsi su animali diversi, uomo compreso.



IMPORTANTE
Dopo che la zecca si è fissata alla cute dell'ospite, non inizia subito il pasto di sangue causa della possibile trasmissione dei patogeni, quindi una attenta ispezione della superficie cutanea per ricercare la presenza del parassita, è sempre consigliata al rientro a casa, dopo aver frequentato aree a rischio infestazione.

Dove cercare la presenza della zecca sul cane
La zecca si fissa facilmente al suo ospite, grazie alla facilità con cui il suo apparato pungitore-succhiatore penetra la cute (nel cane le zone di attacco privilegiate sono quelle dove la pelle è fine: a livello dei padiglioni auricolari, sui margini dell'ano o sotto la coda). 


Dopo la penetrazione della cute, la zecca emette una secrezione salivare che ha lo scopo di rendere più solido l'ancoraggio all'ospite, una sorta di “cemento”. La fase di fissazione può durare parecchie ore ed è seguita dal pasto di sangue che dura alcuni giorni. Solamente le zecche femmina, le larve e le ninfe fanno un pasto di sangue completo, mentre i maschi si accontentano di una breve fase di suzione ematica.


Quali danni provoca?
L'infestazione causa diversi problemi all'ospite: reazioni di ipersensibilità all'ospite, inoculazione di tossine, trasmissione di agenti infettivi.

Reazioni di ipersensibilità
Alla primo contatto con il parassita sulla cute del cane si osserva una reazione infiammatoria caratterizzata da un aumento di istamina e serotonina. In caso di reinfestazione, la reazione può essere più violenta e precoce, dominata da una infiltrazione di basofili ed eosinofili, che sono causa di edema e necrosi. L'edema e necrosi, determinano però anche la caduta prematura dei parassiti, prima che questi abbiano completato il loro pasto di sangue, permettendo agli animali infestati di sopravvivere più facilmente all'attacco delle zecche.


Inoculazione di tossine
Alcune specie possono inoculare delle tossine a tropismo nervoso in grado di provocare paralisi ascendente e disordini cardiaci e respiratori.

Vettori di agenti infettivi
Le zecche possono veicolare diversi agenti patogeni perchè il parassita ingerisce grosse quantità di sangue; i germi passano facilmente nelle uova delle zecche e questo consente la trasmissione del germe patogeno alle generazioni future, rendendo le zecche un importante vettore di malattie che colpiscono gli animali (domestici e selvatici), ma talvolta anche l'uomo (zoonosi).



La lotta alle zecche
la lotta alle zecche passa attraverso una efficace protezione individuale e la disinfestazione ambientale. La protezione individuale si attua attraverso il trattamento dell'animale. Numerosi sono i prodotti disponibili sul mercato: polveri, spray, lozioni, collari, bagni, etc. Tutti i cani che più facilmente vengono in contatto con questi parassiti (cani da caccia, cani che vengono spesso portati in campagna o in aree verdi, etc.) o che comunque vivono in zone endemiche per malattie trasmesse da zecche, devono essere trattati a intervalli regolari e sistematicamente protetti, anche attraverso un'ispezione visiva della cute e l'eventuale allontanamento manuale di questi parassiti dalla cute dell'animale.
La disinfestazione ambientale è riconosciuto essere un metodo di lotta difficile da attuare e il più delle volte inefficace, poiché trattare un'area non eradica il problema, ma semplicemente libera temporaneamente (e nemmeno in modo certo e totale) la zona; le zecche inoltre sono molto resistenti ai trattamenti e, riportati in zona dagli animali parassitati, ripopolano facilmente le aree trattate, rendendo ogni tipo di trattamento ambientale poco o nulla efficace.

COME ALLONTANARE LE ZECCHE DALLA CUTE?
In linea generale, un cane che ospita delle zecche sul suo corpo deve essere trattato con un antiparassitario, che indurrà automaticamente il distacco dei parassiti, senza necessità di altro intervento.
Tuttavia, nei casi in cui non è opportuno trattare (presenza solo di 1 o 2 zecche sull'animale, cane malato o molto giovane, etc.) è possibile allontanare manualmente questi dannosi "inquilini" cutanei.
La procedura deve essere eseguita con cautela e molta pazienza, per non correre il rischio di rompere il corpo del parassita nella cute dell'ospite, causando un'infezione locale. Nel caso in cui il rostro restasse infisso nella ferita, questo deve assolutamente essere asportato.
La tecnica migliore è quella di ruotare il corpo del parassita in modo da indurre la chiusura dei palpi, che rappresentano l'apparato di ancoraggio della zecca all'ospite.

Eventualmente, si può usare un batuffolo di cotone impregnato di etere da apporre qualche secondo prima sulla zecca, per facilitarne l'allontanamento. Attenzione particolare va posta anche ad evitare di comprimere troppo il corpo del parassita, in quanto ciò potrebbe causare il rigurgito del pasto a base di sangue aumentando il rischio di trasmissione di agenti patogeni.
Una volta estratto il parassita, bisogna disinfettare la zona.

PRINCIPALI ZECCHE DEL CANE IN EUROPA E IL LORO RUOLO
Specie
Ospite
Germe trasmesso
Rhipicephalus sanguineus





Dermacentor reticulatus


Ixodes ricinus
cane, gatto, ruminanti





erbivori domestici e selvatici, carnivori

ruminanti, cervidi, carnivori selvatici
Babesia canis, Babesia vogeli, Babesia gibsoni, Rickettsia canori, Hepatozoon canis, Ehrlichia canis

Babesia canis


Borrelia burgdorferi

QUALI MALATTIE TRASMETTONO AL CANE ?
La malattia di Lyme
L'agente eziologico del morbo della malattia di Lyme è Borrelia burgdorferi, che appartiene alla famiglia delle Spirochete. I serbatoi potenziali della malattia sarebbero dei piccoli roditori selvatici. In Europa, la trasmissione é assicurata da Ixodes ricinus, che può trasmettere la malattia al cane ma anche all'uomo.
L'Ehrlichiosi canina
Si tratta di una malattia sostenuta da Ehrlichia canis, parassita dei leucociti dei canidi selvatici e domestici. L'Ehrlichiosi è trasmessa ai cani dalla zecca Rhipicephalus sanguineus: la zecca più comunemente riscontrata sui nostri cani.
La Babesiosi del cane
Malattia pressoché universale, che colpisce una grande varietà di animali e l'uomo. Tra i compagni più vicini all'uomo, il cane è quello più colpito dalla Babesiosi. L'agente eziologico è Babesia canis, un parassita endoeritrocitario, trasmesso da Rhipicephalus sanguineus e Dermacentor reticulatus.
L'Epatozoonosi canina
Hepatozoon canis è un protozoo trasmesso da Rhipicephalus sanguineus responsabile di questa malattia che causa a volte un quadro clinico molto grave nei soggetti colpiti. Gli animali sensibili sono i canidi selvatici e domestici ed eccezionalmente i gatti.
L'Emobartollenosi
Si tratta di un'altra malattia trasmessa da Rhipicephalus sanguineus al cane. Il segno clinico più evidente è l'anemia, associata spesso ad altre malattie. Tuttavia, la maggior parte dei cani infetti non mostra alcun sintomo.


giovedì 26 ottobre 2017

Quanto “dura” una cartuccia?

categoria: armi


Quanto “dura” una cartuccia?





Una delle domande più ricorrenti degli appassionati è relativa alla durata di una cartuccia, ovvero dopo quanti anni possa essere considerata non sicura da sparare. Non c’è una risposta precisa a questa domanda, perché tutto dipende dalle condizioni di conservazione. Se, tuttavia, le cartucce vengono tenute in un luogo fresco e asciutto, al riparo dall’umidità e da fonti di calore, la loro efficienza può mantenersi pressoché inalterata anche per oltre mezzo secolo. Ovviamente a risentire di più del trascorrere del tempo possono essere le cartucce da caccia a pallini con bossolo in cartone, che non è completamente impermeabile agli agenti atmosferici.


Una cartuccia per pistola o carabina a bossolo metallico è pressoché a tenuta stagna (specialmente i lotti militari con sigillatura alla bocca del bossolo e all’innesco mediante vernici speciali) e, se si evita la degradazione (ossidazione) del metallo del bossolo, è virtualmente eterna.






Rivista Armi e tiro  

sabato 30 settembre 2017

Museo delle Clarisse. Grosseto (ITALIA) Raccolta di lacci, tagliole e trappole per pesci usate nel passato e raccolte nel territorio maremmano

categoria: caccia e pesca
Museo delle Clarisse. Grosseto (ITALIA) Raccolta di lacci, tagliole e trappole per pesci usate nel passato e raccolte nel territorio maremmano
vetrina con le trappole impiegata per la caccia del territorio maremmano
TAGLIOLE E LACCI PER LA CATTURA DI UCCELLI E PICCOLI MAMMIFERI








ATTREZZATURA DA PESCA FATTA CON MATERIALE RICAVATO DAI VEGETALI LOCALI, PER CATTURARE PESCI E CROSTACEI




roncole o pennati per farsi largo nel fitto sottobosco maremmano; acciarini per accendere il fuoco











La barella tipo basket

categoria: materiale presente in ambulanza, trasporto materiale

La barella tipo basket




La barella da recupero di tipo basket è compatta e leggera; la robusta struttura in in polietilene ad alta densità permette di effettuare senza operazioni di recupero di persone infortunate su terreni accidentati o in acqua. Le versioni ruotate (o su slitta per soccorsi su neve) hanno parti rastremate conformate diversamente, maniglie laterali a scomparsa più larghe per una miglior presa e un sistema di maniglie telescopiche.

Oltre alla possibilità di applicare alcuni tipi di galleggianti universali alle barelle di tipo basket, esiste una versione specifica per il soccorso in acqua, sulla cui monoscocca si snodano in modo semplice e pratico due galleggianti tubolari, normalmente contenuti nella sagoma della basket, che possono aprirsi verso l'esterno distanziandosi dalla struttura primaria per garantire un'elevata stabilità e ridurre il rollio; la distanza dei galleggianti è regolabile a seconda delle condizioni del moto ondoso e della vittima da recuperare.


I sistemi di aggancio presenti nella scocca permettono alla barella di essere verricellata per il recupero mediante elicottero

Ruote per basket (Speed Basket)
I carrelli ruotati applicabili alle barette tipo “Basket” facilitano il traspoito di vittime su terreni accidentati, permettendo di ridurre la fatica fisica dei soccorritori e aumentare la velocità degli spostamenti. Questi carrelli, presenti sul mercato con due tipi di ruote, hanno una struttura robusta e si adattano facilmente a molti modelli di barelle basket sia in plastica che in acciaio.

Galleggianti universali per basket
I galleggianti per basket sono di facile applicazione, permettono l'utilizzo di queste versatili barelle per il soccorso in acqua, assicurando la vittima in posizione verticale. Sono realizzati con polietilene espanso ad alta densità a cellule chiuse, rivestili in Spentex® o tessuto di nylon antistrappo spalmato di vinile. Le cinture dedicate al fissaggio alla barelle sono realizzate con nastro in polipropilene imputrescibile. Alcuni galleggianti si caratterizzano per l'applicazione di una banda rifrangente che aumenta la sicurezza e la reperibilità in condizioni di scarsa visibilità. I galleggianti sono disponibili in tre modelli, da uno a tre pezzi.


Ai fini della sopravvivenza questo tipo di barella è utilissima per il suo scopo originale, il trasporto di un infortunato, ma la capacità di carico, quasi 300 kg, la possibilità di agganciare un carrello ruotato o di applicare dei galleggianti, ne fanno un valido aiuto per trasportare facilmente, anche su terreni accidentati (e per attraversare a guado dei corsi d'acqua).



martedì 19 settembre 2017

Coltivare sul terrazzo o il tetto di casa, fare una piccola coltivazione idroponica all'interno dell'appartamento o persino in cantina o ancora meglio, acquistare un piccolo orto fuori città


categoria: agricoltura, orti

Coltivare sul terrazzo o il tetto di casa, fare una piccola coltivazione idroponica all'interno dell'appartamento o persino in cantina o ancora meglio, acquistare un piccolo orto fuori città



Coltivare sul terrazzo di casa, elimina il rischio di assumere i pesticidi ed i fitofarmaci usati nell'agricoltura intensiva, ma non bisogna dimenticare che l'aria delle nostre città è spesso molto inquinata. Le polveri sottili non causano grossi problemi perchè sono facilmente rimovibili con un semplice lavaggio, ma i metalli pesanti come il piombo, il cadmio e i cosiddetti Btx (comprendenti benzene e affini), tossici e cancerogeni, possono penetrare la buccia degli ortaggi e contaminare il prodotto vegetale. I residui della combustione, inoltre, rischiano di impregnare il terriccio, cadendo insieme all'acqua piovana ed entrando nel circolo vitale della pianta.


Solo per chi vive distante dal traffico e dalle industrie, l'orto domestico è veramente una soluzione ecologica e salutare, perchè permette di fare un minimo di esercizio fisico all'aria aperta, ed incoraggia il consumo di verdura fresca, inoltre, spesso, i piccoli orti domestici sono raggruppati insieme e quindi sono facilitati i contatti sociali con altre persone, per parlare del tempo e scambiarsi informazioni e favori, come innaffiare il proprio orto quando si è assenti per vacanze, ad esempio.
Un capitolo a parte riguarda la coltivazione di verdure senza terra, idroponica, che si può svolgere all'interno delle abitazioni, con un minimo di attrezzatura acquistabile addirittura in kit all'IKEA!!.



Perfino in cantina
Nel buio della cantina si possono coltivare i funghi prataioli che, consumati crudi, in insalata, sono profumati come funghi di bosco. Si acquistano confezioni con substrato già inoculato o soltanto il micelio da inoculare nel letame equino, posto in cassette. La fornitura del micelio è normalmente accompagnata dalle istruzioni per la coltivazione.
Sempre in cantina è possibile produrre la barba di cappuccino: raccogliete in campagna le piante intere di cicoria selvatica da ottobre a dicembre, tagliate le foglie un centimetro sopra il colletto, mettete le radici in sabbia inumidita in un angolo della cantina. Le piante ricacciano e dopo un mese circa potrete raccogliere foglie tenere, bianche e croccanti per una saporita insalata. Con lo stesso metodo si può portare a tavola in inverno le foglie bianche e tenere di tarassaco, o dente di leone, la buona insalatina dei prati che si va a raccogliere in primavera.

Nello stesso blog cercate l'articolo "coltivare le piante in barca".

giovedì 31 agosto 2017

il capriolo

Categoria: animali selvatici presenti in Italia, tracce di animali

Il capriolo


Il capriolo è una delle poche specie di mammiferi (tra quelli dotati di una certa taglia) attualmente in espansione nel nostro Paese.
L'aumento numerico del capriolo, parente più piccolo del cervo, è dovuto alla sua capacità di adattarsi a vivere in quelle zone di bassa e media montagna un tempo abitate dagli uomini e adesso abbandonate e rimboschite naturalmente, inoltre è scomparso l'antagonista cervo (a causa della caccia) e i predatori naturali in grado di limitarne il numero.

L'ambiente di vita
Le zone boschive ricche di un rigoglioso sottobosco e inframmezzate da ampie radure, la bassa montagna e le boscaglie sparse tra coltivi e pascoli, rappresentano l'ambiente di vita ideale di questo piccolo cervide, che trova nel fitto della vegetazione un riparo sicuro e nei prati tra le macchie boscose l'alimento necessario per la sopravvivenza.

La distribuzione
Il capriolo è diffuso su tutto l'arco alpino (fino ai 1.500 metri di quota) con popolazioni anche molto consistenti soprattutto nelle regioni più orientali del nostro Paese. Grazie anche a una serie di fortunate reintroduzioni, il numero dei caprioli è aumentato gradualmente pure su tutto l'Appennino. La specie manca invece completamente in tutte le isole del Mediterraneo.

La scheda
Nome scientifico: Capreolus capreolus.
Famiglia: Cervidi
Ordine: Artiodattili
Mantello: il colore varia secondo l'età e la stagione: gli individui giovani hanno il mantello bruno con diverse macchie biancastre lungo i fianchi, mentre gli adulti sono marrone chiaro bruciato tendente al rosso d'estate e al grigio-bruno in inverno.
Testa: solo il maschio è dotato di corna (lunghe fino a 25 cm circa) che cadono nel periodo che va dalla metà di ottobre ai primi di dicembre.
Altezza: 70 cm al garrese.
Lunghezza: 1,2-1,5 m (i maschi sono più grossi delle femmine).
Peso medio: 20-30 kg (maschio): 15-25 kg (femmina).
Segni particolari: gli adulti hanno una macchia di pelo bianco, detta specchio, ben visibile nella parte posteriore vicino alla coda, quasi inesistente.
Abitudini: il capriolo è un animale pauroso e diffidente tanto che fugge al minimo rumore; trascorre gran parte della giornata in zone riparate, spesso nel fitto della boscaglia, per poi uscire a pascolare verso il tramonto.
Alimentazione: erbe varie, foglie, germogli, cespugli, cortecce, bacche, frutti selvatici, funghi.
Periodo riproduttivo: tra luglio e settembre (parti maggio-giugno).
Numero medio di parti annui: 1.
Gestazione: 10 mesi circa.
Numero di piccoli: 1-2, raramente 3.
Stato dei piccoli alla nascita: precoci. Già pochi minuti dopo la nascita i piccoli compiono i primi tentativi per alzarsi e dopo 1-2 ore sono in grado di compiere i primi passi.
Allattamento: 6 mesi circa.
Indipendenza dei piccoli: può arrivare a circa 2 anni.
Maturità sessuale: a 14 mesi circa.
Età massima raggiunta: 12-14 anni.
Nemici naturali: volpe e aquila reale (piccoli), lupo e cani inselvatichiti (adulti).
Specie in aumento. Cacciabile.

Le tracce
Impronte (1)
Le impronte degli zoccoli sono bene evidenti soprattutto su terreno innevato, fangoso o comunque morbido. La traccia lasciata dalle due dita dello zoccolo (il 3° e il 4° dito) è sempre ben marcata. Le dimensioni raggiungono i 4-5 cm di lunghezza e i 3 cm di larghezza. A seconda della consistenza del terreno, l'impronta dello zoccolo del capriolo può mostrare i segni delle sole punte (terreni duri) o l'impronta completa (terreni morbidi).


Piste (2)
Le piste, rinvenibili ai margini dei boschi, sono facilmente visibili durante il periodo in cui il terreno è coperto dalla neve. Le tracce rivelano due tipi di andature:
  • il passo, in cui l'animale procede mettendo le zampe posteriori quasi perfettamente sulle impronte lasciate da quelle anteriori
  • il galoppo, una corsa a balzi, lunghi a volte anche 5 metri, in cui le zampe posteriori toccano terra davanti a quelle anteriori.

Escrementi (3)
Il segno forse più facile da leggere attribuibile al capriolo riguarda il ritrovamento dei suoi escrementi, costituiti da numerose palline piuttosto allungate (ricordano vagamente delle olive) lunghe circa 1-1,5 cm e larghe 1 cm. Colore e consistenza sono variabili in relazione al periodo e la dieta dell'animale: scure (nerastre) e più molli in primavera, più chiare e più dure (sono evidenti i resti vegetali non digeriti) in inverno.

Segni sulla vegetazione (4)
Durante il periodo primaverile i maschi si liberano del velluto (la pelle che ha nutrito e protetto il trofeo in formazione durante l'inverno) sfregando le corna a piccoli alberi e cespugli, che restano in questo modo rovinati.

Altri segni
Raramente è possibile trovare le corna (5) perse dal capriolo maschio al termine della stagione degli amori, perchè esse sono ricercate dai roditori che se ne cibano.


Dalla forma e dalle ramificazioni delle corna è possibile risalire all'età dell'animale.



Tratto da "Guida illustrata. Riconoscimento delle tracce". Mensile "Vita in campagna". 1999



giovedì 24 agosto 2017

Giberna porta-munizioni autocostruita

categoria: vecchie riviste, trasporto materiale, materiale autocostruito, surplus militare

Giberna multipla porta-munizioni




Per trasportare equipaggiamento e munizioni, il signore nella foto ha unito insieme tre capienti giberne portamunizioni, acquistabili liberamente nei negozi di surplus militare, utilizzando delle squadrette di fissaggio in alluminio, piegabili a mano per meglio seguire la curvatura dello sterno, ma sufficientemente rigide e robuste per resistere alle sollecitazioni, fibbie a sgancio rapido, moschettoni, rivetti e cinghie di nylon. Il prodotto finale da lui assemblato è abbinabile a un capiente zaino e non intralcia il pronto impiego dell'arma.
Variando il tipo di giberna/zainetto tattico utilizzato, si possono costruire oggetti simili, utili per trasportare una miriade di materiali come radio, batterie, materiale sanitario, ecc., quando non si possa o non si voglia utilizzare le più costose buffetterie militari disponibili sul mercato.