mercoledì 9 agosto 2017
giovedì 27 luglio 2017
Il distillatore solare. Rivista Commando
categoria: acqua, distillazione, purificazione
Il distillatore solare. Rivista Commando
Per
costruire un 'distillatore', scavate una buca di un metro quadrato
circa e profonda una sessantina di centimetri. Scegliete
un luogo dove ritenete sia più probabile che il terreno contenga
umidità, tipo il letto di un torrente.
Mettete
un contenitore sul fondo della buca e copritela con un foglio di
polietilene di due metri quadrati circa, infilando il tubo per bere
sotto il bordo del foglio. Fissate
il tubo al fondo del contenitore. L'estremità libera del tubo è
posta sull'esterno della buca e la buca viene coperta con un foglio
di plastica i cui bordi vanno fissati
lungo tutto il bordo della buca con sabbia o pietre.
Lasciate
che la parte interna del foglio di polietilene si abbassi fino di 30
cm poi
ancorate il foglio con altra terra attorno ai bordi. Il cono si forma
più facilmente
se si mette una pietra nel centro del foglio; l'apice del cono deve
trovarsi
direttamente sul contenitore sul
contenitore sul fondo della buca. Il polietilene non deve toccare i
lati della buca o il liquido condensato va perso.
I
raggi del sole scaldano l'interno della buca e fanno evaporare
l'umidità intrappolata all'interno. L'umidità poi satura il
limitato spazio d'aria e si condensa sulla superficie più fresca del
foglio di plastica finendo nel contenitore, da dove si può bere,
dopo alcune ore di attesa, grazie all'apposito tubo senza dover
distruggere il distillatore. Ricordatevi
di tappare il tubo quando non lo utilizzate.
Un
distillatore di questo tipo può produrre, in determinate parti del
deserto, fino ad un litro d'acqua al giorno. In altre zone riesce a
produrre molto poco, a meno che non si aggiunga dell'urina o della
vegetazione nello spazio di evaporazione sotto al foglio in plastica.
mercoledì 26 luglio 2017
L'epidemia di colera a Londra del 1854 e l'intuizione del medico John Snow
Categoria: igiene, acqua potabile
L'epidemia di colera a Londra del 1854 e l'intuizione del medico John Snow
L'acqua
che si beveva cent'anni fa era molto dura, con tracce spesso
abbondanti di ammoniaca, nitrati, nitriti e 5-600 colonie batteriche
per centimetro cubico; non c'erano differenze tra le acque degli
acquedotti e quelle dei pozzi: in parecchi punti tutt'e due si
mescolavano con liquami di fogna.
Nel
1854 un'epidemia di colera colpì Londra. Il medico John Snow,
tracciò sulla mappa della città i luoghi dove vivevano le vittime:
cinquecento casi erano a pochi isolati da una fontana pubblica in
Broad Street.
Quando alla fontana venne tolto il rubinetto,
l'epidemia si bloccò: l'acqua della tubatura che serviva la fontana
era contaminata dalle infiltrazioni di una fogna.
Fonte
Wikipedia
Nelle
stesse parole di Snow:
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«Procedendo
sul posto, trovai che quasi tutte le morti avevano avuto luogo
entro breve distanza dalla pompa di Broad Street. C'erano
soltanto dieci morti in case situate decisamente più vicino a
un'altra pompa stradale. In cinque di queste case le famiglie
delle persone decedute mi informarono che si rivolgevano sempre
alla pompa in Broad Street, in quanto preferivano l'acqua [di
quest'ultima] a quella delle pompe che erano più vicino. In altri
tre casi, i deceduti erano bambini che andavano a scuola vicino
alla pompa in Broad Street...
Riguardo
alle morti che avvenivano nella località appartenente alla pompa,
c'erano 61 casi nei quali fui informato che le persone decedute
erano solite bere l'acqua della pompa da Broad Street, o
costantemente oppure occasionalmente...
Il
risultato della ricerca, allora, è che non c'è stata alcuna
particolare epidemia o prevalenza di colera in questa parte di
Londra eccetto tra le persone che avevano l'abitudine di bere
l'acqua del pozzo della suddetta pompa.
Ebbi
un colloquio con la Commissione dei Guardiani della parrocchia di
St James, la sera del 7 c.m. [7 settembre], e rappresentai loro le
suddette circostanze. In conseguenza di ciò che dissi, la
maniglia della pompa fu eliminata il giorno seguente. »
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(John
Snow, Lettera al direttore del Medical Times and Gazette)
Si scoprì in seguito che questo pozzo pubblico era stato scavato soltanto a un metro (tre piedi) da un vecchio pozzo nero che aveva cominciato a perdere batteri fecali. Un bambino che aveva contratto il colera da un'altra fonte ebbe i pannolini lavati in questo pozzo nero la cui apertuta era sotto una casa vicina che era stata ricostruita più avanti dopo che un incendio aveva distrutto la precedente struttura, e la strada era stata allargata dalla città. Al tempo era comune avere un pozzo nero sotto la maggior parte delle case.
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venerdì 7 luglio 2017
estrarre in casa gli oli essenziali
Categoria: estrazione di oli essenziali da piante officinali, fitoterapia
estrarre in casa gli oli essenziali
In rete si trova proprio di tutto. Ad esempio un semplice estrattore che utilizza il forno a microonde di casa, compreso di istruzioni e imbuto separatore come quello acquistabile andando al sito www.albrugiluigistore.com
L'estrattore a MICROONDE 100 ml per oli essenziali è costruito interamente in vetro ed è dotato di tutti i componenti per poter effettuare il processo di estrazione degli oli essenziali: beuta vetro 100 ml per materia prima, curva di raccordo, condensatore, beuta raccolta estrazione, morsetti di fissaggio, pipette in plastica e provette in vetro.
Funzionamento
L'estrattore a MICROONDE 100 ml viene utilizzato per l'estrazione degli oli essenziali dalle piante officinali mediante utilizzo di un forno a microonde. E' possibile utilizzare l'estrattore a MICROONDE per tutte le piante fresche e secche incluse le bucce di agrumi.
Per i materiali secchi, è opportuno inserire all'interno della beuta per la materia prima, 10-20 ml di acqua.
Riportiamo alcune tra le varie piante che si possono distiillare con l'estrattore: lavanda, menta, rosmarino, timo, alloro, salvia, origano, camomilla, rosa, lilla, eucalipto, melissa, santoreggia, assenzio, basilico, erba luigia, cipresso, pino cembro, pino mugo, elicriso, geranio, ginepro, lentisco, maggiorana, prezzemolo, ruta, trementina, gelsomino, valeriana, ecc.
COME SI USA?
1° Inserire all'interno della beuta una quantità di materia prima compresa tra 10 e 30 g.
2° Comporre il distillatore fissando la beuta da 100 ml, il raccordo a "L", il condensatore e la beuta di raccolta con i tre morsetti.
3° Posizionare l'estrattore all'interno del forno a microonde.
4° Impostare la potenza di lavoro del forno a microonde a 100 W (oppure il minimo consentito) ed azionare il dispositivo per un tempo compreso tra 10 e 20 minuti.
5° Trascorso il tempo di lavoro, lasciare raffreddare il distillatore per 10 minuti.
6° Smontare la beuta di raccolta, prelevare l'estratto con la pipetta in plastica e riporlo nelle provette di raccolta del prodotto.
Una volta terminate le operazioni sopraccitate, è opportuno pulire l'estrattore a MICROONDE e riporlo nel suo contenitore.
Una volta estratta una certa quantità di olio essenziale si può procedere alla purificazione del prodotto utilizzando un imbuto separatore
![]() |
| anche una breve descrizione del processo di distillazione |
lunedì 3 luglio 2017
la fionda
categoria: caccia, pesca, fionda
La Fionda
It.:
Fionda, ingl.: slingshot
Inizialmente
e fino all'invenzione della gomma si utilizzava la frombola (fionda
di Davide o fionda del pastore), formata da due pezzi di corda,
tessuto o cuoio, collegate alle estremità da una borsa, in genere di
cuoio o corda, in cui deporre la pietra da lanciare. L'estremità di
una delle cinghie terminava con un anello in cui si infilava un dito
o il polso, mentre l'altra veniva stretta dal pollice contro il
pugno. Il tiratore faceva roteare la frombola sopra la testa e al
momento giusto lasciava andare il capo trattenuto con il pollice,
lasciando partire la pietra in direzione del bersaglio.
La
frombola era in antichità l'arma in dotazione ai frombolieri, mai
adottata dalle truppe romane, ma in dotazione alle sue truppe
ausiliare. Originariamente venivano lanciati dei ciottoli, ma, a
partire dal IV secolo a. C., si iniziarono ad impiegare le "ghiande"
(lat.: glans), proiettili ovoidali di piombo dal peso medio di una
cinquantina di grammi.
In
campo venatorio la frombola venne inpiegata, insieme all'arco, per
tutto il medioevo e rimase in uso dei pastori per difendere il gregge
fino a tutto il secolo scorso.
Le
cronache dicono che un provetto fromboliere riusciva a colpire con
sicurezza un avversario a 120 metri ed era pericolosa anche oltre i
300 metri, nel punto di caduta.
Un'arma
simile era il fustibalus, la cui correggia era fissata all'estremità
di un bastone lungo un metro che permetteva di imprimere al proietile
una maggiore velocità al proiettile. L'estremità anteriore della
cinghia era sistemata in maniera da svincolarsi dal bastone al
momento giusto, con un po' di abilità del lanciatore. Il fustibalus
era ancora usato nel 1600, per lanciare granate anche a 170 metri di
distanza.
Con
l'invenzione della gomma, i ragazzi hanno rimpiazzato la frombola con
la fionda ad elastici, più semplice da usare e facilmente
costruibile con una forcella di legno o di metallo a forma di Y e
nastri di gomma ricavati da una camera d'aria o da lacci per prelievi
ematici acquistabili in farmacia.
I
pescatori usano le "fionde da pastura" per lanciare a
distanza le larve di mosca per pasturare lo spot di pesca, ma con
esse si può anche tirare una diecina di grammi di pallini, più che
sufficienti per stordire uccellini a breve distanza.
Quando
si usano elastici molto robusti, il polso viene sollecitato troppo,
si piega all'indietro e, se non si fa molta attenzione, è
facilissimo tirarsi il proiettile sul pollice. Questo difetto delle
fionde moderne venne superato quando un americano, per l'esattezza
Howard Ellenburg nel 1953, ebbe l'idea di munire la fionda di un
sostegno che si appoggia all'avambraccio. Da quel momento la potenza
delle fionde e cresciuta ed è ora possibile lanciare biglie di
acciaio oltre 200 metri (all'epoca si faceva “visita” a un
meccanico per recuperare i cuscinetti a sfere recuperate da parti di
motore smontate o si chiedeva qualche pallettone di piombo allo zio
cacciatore e ricaricatore).
Ogni
appassionato di sopravvivenza o survival che si rispetti ha nel suo
zaino una fionda e una manciata di biglie di acciaio, oppure ha
apportato delle modifiche per poter scagliare una freccia senza
doversi portare un ingombrante arco o balestra; con una fionda e
qualche sasso raccattato da terra, in condizione di sopravvivenza,
quando cioè non si applicano le leggi sulla caccia, si può portare
a casa la cena a scapito di uccellini, piccioni, fagiani e piccoli
mammiferi, con il vantaggio di non generare rumore e risparmiare le
cartucce.
Vedi articoli blog 05/11/2014, 11/12/2014, 08/03/2016
In
“rete” ci sono anche divertenti video di fionde a “palloni
d'acqua” dove due persone affiancate tengono le estremità di un
lungo elastico mentre una terza persona dietro di loro tende
l'elastico per lanciare “gavettoni” delle dimensioni di un
arancio, che scoppiano addosso a ignare vittime, anche a 200 metri di
distanza.
Frombole
e fionde sembravano ormai relegate alle “guerre dei bottoni” nei
cortili di casa, ma poi i giornali hanno iniziato a immortalare
frombole e fionde tornate ad essere armi nelle mani di manifestanti violenti come durante gli scontri
tra palestinesi ed israeliani nella prima intifada del 1987 nei
territori palestinesi occupati da Israele nel 1967 e quelli fra
polizia e Black bloc durante cortei degenerati in “guerriglia
urbana” in tutte le metropoli europee.
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Sicurezza
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Attenzione, le
fionde potenti vanno usate con precauzione. La biglia di acciaio
lanciate con fionde potenti possono sfondare vetrate o la visiera
di un elmetto di poliziotto, cagionando lesioni anche serie e
persino la morte di chi viene colpito …. chiedete ai parenti di
Golia.
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Legge
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La fionda di
modesta potenza, come quella dei pescatori o quella per ragazzi, è
un giocattolo di libera vendita e libero porto. Quelle più
potenti potrebbero rientrare tra gli strumenti atti ad offendere,
portabili solo per giustificato motivo.
In nessun caso
dovrebbero rientrare tra le armi proprie perché esse utilizzano
solo la forza umana, senza amplificarla. Giudice E. Mori
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giovedì 29 giugno 2017
EVIDENZE DELL'ATTIVITÀ' IMMUNOSTIMOLANTE ED ANTIVIRALE DI UN ESTRATTO DI OLIVELLO SPINOSO
Categoria: fitoterapia, estratti ad azione immunostimolante ed antivirale
estratto e riassunto di uno studio dal titolo:
"EVIDENZE DELL'ATTIVITÀ'
IMMUNOSTIMOLANTE ED ANTIVIRALE DI UN ESTRATTO DI OLIVELLO SPINOSO"
Claudio Mannari, Gulia
Stiaccini
Pool Pharma
Il sistema immunitario
protegge l'organismo dalle infezioni virali e batteriche attraverso
una serie di complessi meccanismi di difesa che possono alterarsi in
seguito ad eventi fisici (ad es. riduzione della temperatura esterna)
e psicofisici.
Le infezioni oltre che
con gli antivirali o gli antibiotici si devono trattare anche
stimolando la risposta immunitaria dell'individuo.
La risosta immunitaria è
di tipo innato o adattativo. L'immunità innata è la prima e più
rapida risposta, costituita da diversi componenti in cui non figurano
solamente le cellule, ma interi tessuti e intere barriere anatomiche.
L'immunità adattativa, invece, rappresenta una risposta più
specifica, basata soprattutto sulla antigene-specificità dei
recettori espressi sui linfociti T e B.
L'attivazione della
risposta antigene - specifica è il concetto alla base del vaccino:
il sistema immunitario viene a contatto con un agente virale o
microbico e, attraverso l'attivazione di linfociti B e la produzione
anticorpale, tiene memoria ed è quindi capace di reagire
successivamente in maniera più rapida ed efficace allo stesso
antigene. Tuttavia l'applicazione ceppo-specifica e la profilassi
vaccinale è particolarmente efficace per agenti con scarsa
variabilità genetica, ma non è parimenti ideale per agenti
infettivi con alta capacità di mutazione genetica.
In
questo campo la fitoterapia offre
numerose opzioni e numerosi sono gli
estratti vegetali dotati anche di attività antivirale specifica: ad
esempio un recente studio (Rajasekaran et al., 2013) ha dimostrato la
marcata
capacità antivirale anti-NA degli estratti di 50 piante medicinali
provenienti dalle foreste del Borneo;
per quattro estratti è stata osservata anche l'inibizione
dell'emoagglutinazione. Inoltre, i campioni hanno evidenziato la
riduzione di oltre il 90% nell'assorbimento e nella penetrazione del
virus.
L'Olivello
Spinoso
L'Olivello
spinoso (Hippophae
rhamnoides L.)
è un arbusto
spinoso appartenente alla famiglia delle Elaeagnaceae, distribuito in
Asia centrale ed in Europa, compresa l'Italia centro-settentrionale;
l'utilizzo di questa pianta come medicinale trova conferme
nella medicina tradizionale dei Paesi nei quali
essa cresce spontaneamente (per una trattazione più
estesa: Feudale, 2008).
Nonostante
nel passato i frutti siano stati la porzione maggiormente
utilizzata, in quanto ricchi di vitamina C,
è dai germogli fogliari che si estraggono altri composti, i tannini
(ellagici, catechinici, gallici e gallo-ellagici),
dotati di importanti proprietà biologiche
farmacologiche, in particolare quella immunosti-molante e quella
inibente lo sviluppo di ceppi virali e batterici.
La
frazione polifenolica contenente gallo-ellagi-tannini
idrolizzabili è infatti dotata di una potente attività
anti-virale contro i virus influenzali di tipo A e B,
oltre che verso Adenovirus e Herpes Simplex di tipo
1 (Shipulina, 2001 ; 2005). Il principale meccanismo
d'azione e l'effetto inibitorio sulla neuraminidasi
virale, ma importante è anche la capacità di stimolare la
produzione di IL-2 e INF-y.
I
dati raccolti confermano il valore dell'Olivello Spinoso nella
prevenzione delle infezioni virali e nella terapia antivirale
graziealla sua attività anti – NA.
|
“….. I farmaci
antivirali inibiscono la replicazione e la penetrazione del virus
nelle cellule dell'ospite, andando a bloccale i canali protonici
M2 o l'enzima virale neuraminidasi (NA), utilizzato dal virus
nella fase di penetrazione cellulare; tuttavia il loro utilizzo è
suggerito solo in casi di influenza con rischio di complicanze e
in caso di fallimento della profilassi vaccinale.
In merito all'immunità di tipo innato, invece,
un recente lavoro pubblicato su Science conferma quanto sia ormai
radicata, nella comunità scientifica, la convinzione che la
modulazione di specifici pattern citochinici sia l'elemento su cui
sviluppare le future strategie antivirali (Zhang, 2014). Le
citochine che più di tutte limitano la replicazione virale e
esplicano una vera e propria protezione antivirale sono
primariamente gli Interferoni (INF), la cui produzione avviene in
seguito ad una stimolazione recettore-mediata, oppure alla
produzione di altre citochine, tra cui IL-18 e IL-12; oltre agli
interferoni, TNF-a, IL-lp, IL8 e IL-6, sono importanti mediatori
della risposta immunitaria innata, in quanto contribuiscono a
reclutare le cellule immunitarie nel sito di infezione (Nicholls,
2013; Bertelli, 2008; Firestein, 2004). …...”
|
Bibliografia:
Feudale M. Studio
dell'attività antiinfiammatoria ed antimicrobico di prodotti
vegetali deivati da Hippophae Rhabmnoides e da Plantago Major L. per
il controllo dellla mastite negli allevamenti biologici. Università
degli Studi di Trieste a. a. 2008-2009 - Tesi di Dottorato.
Rajasekaran D, Palombo
EA, Chia Yeo T, Lim Siok Ley D, Lee Tu C, Malherbe F, Grollo L.
Identification of traditional medicinal plant extraets with novel
anti-influenza activity. PloS One. 2013Nov27,8(ll):e79293.
Shipulina LD. A study on
the anti-viral activity and other biological properties of Hiporamin
- a new anti-viral drug from sea buckthorn leaves. In: Proceedings of
International Workshop on Seabuckthorn. 2000, New Delhi, India, p.
212-213.
Shipulina LD, Tolkachev
ON, Krepkova LV, Bortnikova VV, Shkarenkov AA. Anti-viral
antimicrobial and toxicological studies on Seabuckthorn (Hippophae
rhamnoides). In: Singh, V.
(Ed.), Seabuckthorn
(Hippophae L.): A Multipurpose Wonder Plant, vol. 2. 2005. Daya
Publishing House, New Dtfhi, India, pp. 471483.
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