giovedì 27 luglio 2017

Il distillatore solare. Rivista Commando

categoria: acqua, distillazione, purificazione

Il distillatore solare. Rivista Commando

Per costruire un 'distillatore', scavate una buca di un metro quadrato circa e profonda una sessantina di centimetri. Scegliete un luogo dove ritenete sia più probabile che il terreno contenga umidità, tipo il letto di un torrente.


Mettete un contenitore sul fondo della buca e copritela con un foglio di polietilene di due metri quadrati circa, infilando il tubo per bere sotto il bordo del foglio. Fissate il tubo al fondo del contenitore. L'estremità libera del tubo è posta sull'esterno della buca e la buca viene coperta con un foglio di plastica i cui bordi vanno fissati lungo tutto il bordo della buca con sabbia o pietre.



Lasciate che la parte interna del foglio di polietilene si abbassi fino di 30 cm poi ancorate il foglio con altra terra attorno ai bordi. Il cono si forma più facilmente se si mette una pietra nel centro del foglio; l'apice del cono deve trovarsi direttamente sul contenitore sul contenitore sul fondo della buca. Il polietilene non deve toccare i lati della buca o il liquido condensato va perso.


I raggi del sole scaldano l'interno della buca e fanno evaporare l'umidità intrappolata all'interno. L'umidità poi satura il limitato spazio d'aria e si condensa sulla superficie più fresca del foglio di plastica finendo nel contenitore, da dove si può bere, dopo alcune ore di attesa, grazie all'apposito tubo senza dover distruggere il distillatore. Ricordatevi di tappare il tubo quando non lo utilizzate.



Un distillatore di questo tipo può produrre, in determinate parti del deserto, fino ad un litro d'acqua al giorno. In altre zone riesce a produrre molto poco, a meno che non si aggiunga dell'urina o della vegetazione nello spazio di evaporazione sotto al foglio in plastica. 




mercoledì 26 luglio 2017

L'epidemia di colera a Londra del 1854 e l'intuizione del medico John Snow

Categoria: igiene, acqua potabile

L'epidemia di colera a Londra del 1854 e l'intuizione del medico John Snow



L'acqua che si beveva cent'anni fa era molto dura, con tracce spesso abbondanti di ammoniaca, nitrati, nitriti e 5-600 colonie batteriche per centimetro cubico; non c'erano differenze tra le acque degli acquedotti e quelle dei pozzi: in parecchi punti tutt'e due si mescolavano con liquami di fogna.
Nel 1854 un'epidemia di colera colpì Londra. Il medico John Snow, tracciò sulla mappa della città i luoghi dove vivevano le vittime: cinquecento casi erano a pochi isolati da una fontana pubblica in Broad Street.


Quando alla fontana venne tolto il rubinetto, l'epidemia si bloccò: l'acqua della tubatura che serviva la fontana era contaminata dalle infiltrazioni di una fogna.


Fonte Wikipedia
Nelle stesse parole di Snow:
«Procedendo sul posto, trovai che quasi tutte le morti avevano avuto luogo entro breve distanza dalla pompa di Broad Street. C'erano soltanto dieci morti in case situate decisamente più vicino a un'altra pompa stradale. In cinque di queste case le famiglie delle persone decedute mi informarono che si rivolgevano sempre alla pompa in Broad Street, in quanto preferivano l'acqua [di quest'ultima] a quella delle pompe che erano più vicino. In altri tre casi, i deceduti erano bambini che andavano a scuola vicino alla pompa in Broad Street...
Riguardo alle morti che avvenivano nella località appartenente alla pompa, c'erano 61 casi nei quali fui informato che le persone decedute erano solite bere l'acqua della pompa da Broad Street, o costantemente oppure occasionalmente...
Il risultato della ricerca, allora, è che non c'è stata alcuna particolare epidemia o prevalenza di colera in questa parte di Londra eccetto tra le persone che avevano l'abitudine di bere l'acqua del pozzo della suddetta pompa.
Ebbi un colloquio con la Commissione dei Guardiani della parrocchia di St James, la sera del 7 c.m. [7 settembre], e rappresentai loro le suddette circostanze. In conseguenza di ciò che dissi, la maniglia della pompa fu eliminata il giorno seguente. »
(John Snow, Lettera al direttore del Medical Times and Gazette)


Si scoprì in seguito che questo pozzo pubblico era stato scavato soltanto a un metro (tre piedi) da un vecchio pozzo nero che aveva cominciato a perdere batteri fecali. Un bambino che aveva contratto il colera da un'altra fonte ebbe i pannolini lavati in questo pozzo nero la cui apertuta era sotto una casa vicina che era stata ricostruita più avanti dopo che un incendio aveva distrutto la precedente struttura, e la strada era stata allargata dalla città. Al tempo era comune avere un pozzo nero sotto la maggior parte delle case.

venerdì 7 luglio 2017

estrarre in casa gli oli essenziali

Categoria: estrazione di oli essenziali da piante officinali, fitoterapia

estrarre in casa gli oli essenziali

In rete si trova proprio di tutto. Ad esempio un semplice estrattore che utilizza il forno a microonde di casa, compreso di istruzioni e imbuto separatore come quello acquistabile andando al sito www.albrugiluigistore.com 


L'estrattore a MICROONDE 100 ml per oli essenziali è costruito interamente in vetro ed è dotato di tutti i componenti per poter effettuare il processo di estrazione degli oli essenziali: beuta vetro 100 ml per materia prima, curva di raccordo, condensatore, beuta raccolta estrazione, morsetti di fissaggio, pipette in plastica e provette in vetro.

Funzionamento
L'estrattore a MICROONDE 100 ml viene utilizzato per l'estrazione degli oli essenziali dalle piante officinali mediante utilizzo di un forno a microonde. E' possibile utilizzare l'estrattore a MICROONDE per tutte le piante fresche e secche incluse le bucce di agrumi.

Per i materiali secchi, è opportuno inserire all'interno della beuta per la materia prima, 10-20 ml di acqua.
Riportiamo alcune tra le varie piante che si possono distiillare con l'estrattore: lavanda, menta, rosmarino, timo, alloro, salvia, origano, camomilla, rosa, lilla, eucalipto, melissa, santoreggia, assenzio, basilico, erba luigia, cipresso, pino cembro, pino mugo, elicriso, geranio, ginepro, lentisco, maggiorana, prezzemolo, ruta, trementina, gelsomino, valeriana, ecc.

COME SI USA?
1° Inserire all'interno della beuta una quantità di materia prima compresa tra 10 e 30 g.
2° Comporre il distillatore fissando la beuta da 100 ml, il raccordo a "L", il condensatore e la beuta di raccolta con i tre morsetti.
3° Posizionare l'estrattore all'interno del forno a microonde.
4° Impostare la potenza di lavoro del forno a microonde a 100 W (oppure il minimo consentito) ed azionare il dispositivo per un tempo compreso tra 10 e 20 minuti.
5° Trascorso il tempo di lavoro, lasciare raffreddare il distillatore per 10 minuti.
6° Smontare la beuta di raccolta, prelevare l'estratto con la pipetta in plastica e riporlo nelle provette di raccolta del prodotto.

Una volta terminate le operazioni sopraccitate, è opportuno pulire l'estrattore a MICROONDE e riporlo nel suo contenitore.
Una volta estratta una certa quantità di olio essenziale si può procedere alla purificazione del prodotto utilizzando un imbuto separatore

anche una breve descrizione del processo di distillazione


lunedì 3 luglio 2017

la fionda

categoria: caccia, pesca, fionda

La Fionda

It.: Fionda, ingl.: slingshot


Inizialmente e fino all'invenzione della gomma si utilizzava la frombola (fionda di Davide o fionda del pastore), formata da due pezzi di corda, tessuto o cuoio, collegate alle estremità da una borsa, in genere di cuoio o corda, in cui deporre la pietra da lanciare. L'estremità di una delle cinghie terminava con un anello in cui si infilava un dito o il polso, mentre l'altra veniva stretta dal pollice contro il pugno. Il tiratore faceva roteare la frombola sopra la testa e al momento giusto lasciava andare il capo trattenuto con il pollice, lasciando partire la pietra in direzione del bersaglio.





La frombola era in antichità l'arma in dotazione ai frombolieri, mai adottata dalle truppe romane, ma in dotazione alle sue truppe ausiliare. Originariamente venivano lanciati dei ciottoli, ma, a partire dal IV secolo a. C., si iniziarono ad impiegare le "ghiande" (lat.: glans), proiettili ovoidali di piombo dal peso medio di una cinquantina di grammi.



In campo venatorio la frombola venne inpiegata, insieme all'arco, per tutto il medioevo e rimase in uso dei pastori per difendere il gregge fino a tutto il secolo scorso.
Le cronache dicono che un provetto fromboliere riusciva a colpire con sicurezza un avversario a 120 metri ed era pericolosa anche oltre i 300 metri, nel punto di caduta.

Un'arma simile era il fustibalus, la cui correggia era fissata all'estremità di un bastone lungo un metro che permetteva di imprimere al proietile una maggiore velocità al proiettile. L'estremità anteriore della cinghia era sistemata in maniera da svincolarsi dal bastone al momento giusto, con un po' di abilità del lanciatore. Il fustibalus era ancora usato nel 1600, per lanciare granate anche a 170 metri di distanza.


Con l'invenzione della gomma, i ragazzi hanno rimpiazzato la frombola con la fionda ad elastici, più semplice da usare e facilmente costruibile con una forcella di legno o di metallo a forma di Y e nastri di gomma ricavati da una camera d'aria o da lacci per prelievi ematici acquistabili in farmacia.

I pescatori usano le "fionde da pastura" per lanciare a distanza le larve di mosca per pasturare lo spot di pesca, ma con esse si può anche tirare una diecina di grammi di pallini, più che sufficienti per stordire uccellini a breve distanza.


Quando si usano elastici molto robusti, il polso viene sollecitato troppo, si piega all'indietro e, se non si fa molta attenzione, è facilissimo tirarsi il proiettile sul pollice. Questo difetto delle fionde moderne venne superato quando un americano, per l'esattezza Howard Ellenburg nel 1953, ebbe l'idea di munire la fionda di un sostegno che si appoggia all'avambraccio. Da quel momento la potenza delle fionde e cresciuta ed è ora possibile lanciare biglie di acciaio oltre 200 metri (all'epoca si faceva “visita” a un meccanico per recuperare i cuscinetti a sfere recuperate da parti di motore smontate o si chiedeva qualche pallettone di piombo allo zio cacciatore e ricaricatore).

Ogni appassionato di sopravvivenza o survival che si rispetti ha nel suo zaino una fionda e una manciata di biglie di acciaio, oppure ha apportato delle modifiche per poter scagliare una freccia senza doversi portare un ingombrante arco o balestra; con una fionda e qualche sasso raccattato da terra, in condizione di sopravvivenza, quando cioè non si applicano le leggi sulla caccia, si può portare a casa la cena a scapito di uccellini, piccioni, fagiani e piccoli mammiferi, con il vantaggio di non generare rumore e risparmiare le cartucce.





Vedi articoli blog 05/11/2014, 11/12/2014, 08/03/2016

In “rete” ci sono anche divertenti video di fionde a “palloni d'acqua” dove due persone affiancate tengono le estremità di un lungo elastico mentre una terza persona dietro di loro tende l'elastico per lanciare “gavettoni” delle dimensioni di un arancio, che scoppiano addosso a ignare vittime, anche a 200 metri di distanza.

Frombole e fionde sembravano ormai relegate alle “guerre dei bottoni” nei cortili di casa, ma poi i giornali hanno iniziato a immortalare frombole e fionde tornate ad essere armi nelle mani di manifestanti violenti come durante gli scontri tra palestinesi ed israeliani nella prima intifada del 1987 nei territori palestinesi occupati da Israele nel 1967 e quelli fra polizia e Black bloc durante cortei degenerati in “guerriglia urbana” in tutte le metropoli europee.











Sicurezza
Attenzione, le fionde potenti vanno usate con precauzione. La biglia di acciaio lanciate con fionde potenti possono sfondare vetrate o la visiera di un elmetto di poliziotto, cagionando lesioni anche serie e persino la morte di chi viene colpito …. chiedete ai parenti di Golia.



Legge
La fionda di modesta potenza, come quella dei pescatori o quella per ragazzi, è un giocattolo di libera vendita e libero porto. Quelle più potenti potrebbero rientrare tra gli strumenti atti ad offendere, portabili solo per giustificato motivo. 
In nessun caso dovrebbero rientrare tra le armi proprie perché esse utilizzano solo la forza umana, senza amplificarla. Giudice E. Mori


giovedì 29 giugno 2017

EVIDENZE DELL'ATTIVITÀ' IMMUNOSTIMOLANTE ED ANTIVIRALE DI UN ESTRATTO DI OLIVELLO SPINOSO

Categoria: fitoterapia, estratti ad azione immunostimolante ed antivirale

estratto e riassunto di uno studio dal titolo:
"EVIDENZE DELL'ATTIVITÀ' IMMUNOSTIMOLANTE ED ANTIVIRALE DI UN ESTRATTO DI OLIVELLO SPINOSO"
Claudio Mannari, Gulia Stiaccini Pool Pharma

Il sistema immunitario protegge l'organismo dalle infezioni virali e batteriche attraverso una serie di complessi meccanismi di difesa che possono alterarsi in seguito ad eventi fisici (ad es. riduzione della temperatura esterna) e psicofisici.
Le infezioni oltre che con gli antivirali o gli antibiotici si devono trattare anche stimolando la risposta immunitaria dell'individuo.
La risosta immunitaria è di tipo innato o adattativo. L'immunità innata è la prima e più rapida risposta, costituita da diversi componenti in cui non figurano solamente le cellule, ma interi tessuti e intere barriere anatomiche. L'immunità adattativa, invece, rappresenta una risposta più specifica, basata soprattutto sulla antigene-specificità dei recettori espressi sui linfociti T e B.
L'attivazione della risposta antigene - specifica è il concetto alla base del vaccino: il sistema immunitario viene a contatto con un agente virale o microbico e, attraverso l'attivazione di linfociti B e la produzione anticorpale, tiene memoria ed è quindi capace di reagire successivamente in maniera più rapida ed efficace allo stesso antigene. Tuttavia l'applicazione ceppo-specifica e la profilassi vaccinale è particolarmente efficace per agenti con scarsa variabilità genetica, ma non è parimenti ideale per agenti infettivi con alta capacità di mutazione genetica.
In questo campo la fitoterapia offre numerose opzioni e numerosi sono gli estratti vegetali dotati anche di attività antivirale specifica: ad esempio un recente studio (Rajasekaran et al., 2013) ha dimostrato la marcata capacità antivirale anti-NA degli estratti di 50 piante medicinali provenienti dalle foreste del Borneo; per quattro estratti è stata osservata anche l'inibizione dell'emoagglutinazione. Inoltre, i campioni hanno evidenziato la riduzione di oltre il 90% nell'assorbimento e nella penetrazione del virus.


L'Olivello Spinoso
L'Olivello spinoso (Hippophae rhamnoides L.) è un arbusto spinoso appartenente alla famiglia delle Elaeagnaceae, distribuito in Asia centrale ed in Europa, compresa l'Italia centro-settentrionale; l'utilizzo di questa pianta come medicinale trova conferme nella medicina tradizionale dei Paesi nei quali essa cresce spontaneamente (per una trattazione più estesa: Feudale, 2008).
Nonostante nel passato i frutti siano stati la porzione maggiormente utilizzata, in quanto ricchi di vitamina C, è dai germogli fogliari che si estraggono altri composti, i tannini (ellagici, catechinici, gallici e gallo-ellagici), dotati di importanti proprietà biologiche farmacologiche, in particolare quella immunosti-molante e quella inibente lo sviluppo di ceppi virali e batterici.
La frazione polifenolica contenente gallo-ellagi-tannini idrolizzabili è infatti dotata di una potente attività anti-virale contro i virus influenzali di tipo A e B, oltre che verso Adenovirus e Herpes Simplex di tipo 1 (Shipulina, 2001 ; 2005). Il principale meccanismo d'azione e l'effetto inibitorio sulla neuraminidasi virale, ma importante è anche la capacità di stimolare la produzione di IL-2 e INF-y.
I dati raccolti confermano il valore dell'Olivello Spinoso nella prevenzione delle infezioni virali e nella terapia antivirale graziealla sua attività anti – NA.


“….. I farmaci antivirali inibiscono la replicazione e la penetrazione del virus nelle cellule dell'ospite, andando a bloccale i canali protonici M2 o l'enzima virale neuraminidasi (NA), utilizzato dal virus nella fase di penetrazione cellulare; tuttavia il loro utilizzo è suggerito solo in casi di influenza con rischio di complicanze e in caso di fallimento della profilassi vaccinale.
In merito all'immunità di tipo innato, invece, un recente lavoro pubblicato su Science conferma quanto sia ormai radicata, nella comunità scientifica, la convinzione che la modulazione di specifici pattern citochinici sia l'elemento su cui sviluppare le future strategie antivirali (Zhang, 2014). Le citochine che più di tutte limitano la replicazione virale e esplicano una vera e propria protezione antivirale sono primariamente gli Interferoni (INF), la cui produzione avviene in seguito ad una stimolazione recettore-mediata, oppure alla produzione di altre citochine, tra cui IL-18 e IL-12; oltre agli interferoni, TNF-a, IL-lp, IL8 e IL-6, sono importanti mediatori della risposta immunitaria innata, in quanto contribuiscono a reclutare le cellule immunitarie nel sito di infezione (Nicholls, 2013; Bertelli, 2008; Firestein, 2004). …...”


Bibliografia:

Feudale M. Studio dell'attività antiinfiammatoria ed antimicrobico di prodotti vegetali deivati da Hippophae Rhabmnoides e da Plantago Major L. per il controllo dellla mastite negli allevamenti biologici. Università degli Studi di Trieste a. a. 2008-2009 - Tesi di Dottorato.

Rajasekaran D, Palombo EA, Chia Yeo T, Lim Siok Ley D, Lee Tu C, Malherbe F, Grollo L. Identification of traditional medicinal plant extraets with novel anti-influenza activity. PloS One. 2013Nov27,8(ll):e79293.

Shipulina LD. A study on the anti-viral activity and other biological properties of Hiporamin - a new anti-viral drug from sea buckthorn leaves. In: Proceedings of International Workshop on Seabuckthorn. 2000, New Delhi, India, p. 212-213.

Shipulina LD, Tolkachev ON, Krepkova LV, Bortnikova VV, Shkarenkov AA. Anti-viral antimicrobial and toxicological studies on Seabuckthorn (Hippophae rhamnoides). In: Singh, V.
(Ed.), Seabuckthorn (Hippophae L.): A Multipurpose Wonder Plant, vol. 2. 2005. Daya Publishing House, New Dtfhi, India, pp. 471483.

lunedì 12 giugno 2017

Le spezie: il peso delle differenze degli stili di vita e alimentazione fra paesi occidentali e e quelli asiatici sugli studi delle spezie e la loro azione nel trattamento di malattie cronico-degenerative quali quali diabete, osteoartrosi e declino mentale.


categoria: farmacologia, fitoterapia

Le spezie: il peso delle differenze degli stili di vita e alimentazione fra paesi occidentali e e quelli asiatici sugli studi delle spezie e la loro azione nel  trattamento di malattie cronico-degenerative quali quali diabete, osteoartrosi e declino mentale.

Le spezie sono state messe sotto la lente degli studiosi alla luce delle più recenti acquisizioni della moderna farmacologia. Il quadro che emerge da questi studi è che, collegate alle loro proprietà sensoriali, le spezie possiedono anche proprietà farmacologiche, sovente specifiche e potenzialmente benefiche per il trattamento di malattie cronico-degenerative quali quali diabete, osteoartrosi e declino mentale. Nel caso delle spezie è importante distinguere tra la ricca letteratura aneddotica, amplificata da internet, e quanto è stato effettivamente validato da studi clinici controllati o ha una base farmacologica razionale, anche perchè pesano le differenze di stile di vita e alimentazione fra i paesi occidentali e quelli produttori di spezie (India. Indonesia. Cina).