mercoledì 24 febbraio 2016

categoria: alimentazione

IL CAFFÉ PER SCONGIURARE IL DIABETE DI TIPO 2


Il consumo abituale di caffè riduce i rischi di diabete di tipo 2 grazie all'inibizione di una sostanza legata alla malattia.
Un'equipe di ricercatori cinesi ha stimato come ad ogni tazza assunta in più sia associata una diminuzione del rischio pari al 7 %. Lo studio ha focalizzato l'attenzione sul ruolo della amiloide islet polipeptide, sostanza il cui incremento sembra dovuto a un processo patogeno legato al diabete di tipo 2; la ricerca ha identificato ben due categorie di composti presenti nel caffè in grado di inibirlo.



Da: Journal of Agricoltura! & Food Chemistry

martedì 23 febbraio 2016

ALIMENTI RICCHI DI MAGNESIO PER PREVENIRE L'ICTUS ISCHEMICO

categoria: alimentazione

ALIMENTI RICCHI DI MAGNESIO PER PREVENIRE L'ICTUS ISCHEMICO


Un' analisi internazionale rivela che mangiare cibi ricchi di magnesio (come verdure, noci e fagioli) riduce il rischio di ictus. Lo studio, promosso dall'Istituto Karolinska a Stoccolma, si è basato su informazioni derivanti da sette ricerche che abbracciavano una finestra temporale di 45 anni. Circa 250 mila le persone indagate in questa metanalisi di cui 6.500, pari al 3 %, sono incorse in un ictus. I ricercatori hanno calcolato che per ogni 100 milligrammi di magnesio al giorno assunti da una persona, il rischio di un ictus ischemico diminuiva del 9 %. Da queste evidenze nasce la raccomandazione del team di ricercatori svedesi rivolta a uomini e donne sopra i 31 anni di assumere rispettivamente 420 e 320 milligrammi di magnesio al giorno direttamente dagli alimenti

Da: American Journal of Clinical Nutrition




domenica 21 febbraio 2016

danni da freddo

categoria: pronto soccorso

Danni da freddo

Il freddo estremo non va sottovalutato, perché - in casi estremi - può avere spiacevoli conseguenze sull'organismo: dai geloni, piccole e dolorose lesioni localizzate su mani e piedi, fino al congelamento di intere parti del corpo.

Consigli pratici:
- preferire indumenti che consentano un'ampia libertà di movimento e un'adeguata termoregolazione
- gli occhi vanno protetti con un paio di occhiali da eventuali congiuntiviti e oftalmie causate dal forte riverbero provocato dal sole sulla neve.
Quando le condizioni atmosferiche si fanno particolarmente critiche, aumenta il rischio di congelamento. In questi casi la circolazione superficiale - ridotta per conservare il calore degli organi vitali -non è in grado di fare fronte all'azione del freddo intenso e si può verificare un danno dei tessuti sino alla necrosi. Le «zone a rischio» sono ovviamente quelle più esposte: naso, orecchie, dita delle mani e dei piedi. In caso di congelamento compaiono vesciche simili a quelle prodotte da un'ustione, che si riempiono di sangue quando là temperatura torna normale.

Importante è non scaldare artificialmente la parte congelata avvicinandola a fonti di calore, come stufe o borse di acqua calda. Meglio trasmettere il calore del corpo o delle mani ponendole a contatto con la zona colpita.

Le zone cutanee che risultano congelate vanno protette con materiale sterile - garze o bende - in modo da prevenire la rottura delle vesciche ed evitare le infezioni.

I pericoli dell'uso dell'ammoniaca da inalare


Categoria: pronto soccorso

I pericoli dell'uso dell'ammoniaca da inalare

Metto in rete un vecchio articolo sull'uso dell'ammoniaca durante il pronto soccorso. L'ammoniaca è ancora citata in alcune liste di materiale dei Kit di pronto soccorso e quindi è ancora utile riproporre questo completo articolo trovato su N&A mensile italiano del soccorso • Anno 12° - Vol. 145 • Dicembre 2003 “I pericoli dell'uso dell'ammoniaca da inalare” (tratto da: JEMS Journal of Emergency Medicai Services, marzo 2003)

Le norme possono essere sorpassate, ma magari chi ha seguito i corsi di pronto soccorso in quel periodo o si ricorda di aver visto usare l'ammoniaca in un film, è tentato di usare l'ammoniaca su chi ha perso i sensi.





L'inalazione di vapori di ammoniaca è stata per lungo tempo una delle pratiche più usate per fare rinvenire chi era svenuto o per stimolare coloro che erano in procinto di perdere i sensi.
Prodotti a base di ammoniaca sono ancora presenti in molti dei kit di pronto soccorso che si trovano in commercio

EFFETTI FISIOLOGICI
I vapori di ammoniaca sono generalmente contenuti in piccole ampolle di vetro, e sono composti di una soluzione di:
15% idrossido di ammonio, 35% alcool denaturato, 4% carbonato di ammonio e 46% acqua.
L'ampolla ha un rivestimento di carta da filtro. Appena viene rotta, la carta del rivestimento, di colore bianco, diventa rosa, e la sostanza contenuta nell'ampolla rilascia un pungente odore di ammoniaca.
Il suo odore forte e pungente ha un effetto stimolante, che spesso risveglia una per­sona che dorme. Va però subito detto che i vapori di ammoniaca NON hanno effetto sulle persone che hanno veramente perso conoscenza.

IRRITANTE
La soluzione è estremamente irritante per gli occhi, anche a basse concentrazioni. Se i vapori di ammoniaca vengono a contatto con gli occhi, possono provocare gravi danni, tra i quali l'edema della cornea sino alla perdita della vista. L'ammoniaca a bassa concentrazione è anche un irritante della pelle. In qualche caso, specialmente dopo una esposizione prolungata, può provocare ustioni. Inoltre, l'ammoniaca è un irritante dell'apparato respiratorio, anche a basse con­centrazioni, e può causare mal di testa, tosse, conge­stione ed edema polmonari. L'ingestione di ammoniaca può danneggiare la gola, l'esofago e l'apparato digerente.Sono stati anche riportati diversi casi di reazioni allergiche, dopo il contatto con i vapori di ammoniaca.

AMMONIACA IN AMBULANZA?
È giusto che il personale di soccorso faccia uso dei vapori di ammoniaca, durante gli interventi sul ter­ritorio?
Probabilmente no. Le probabilità di nuocere ad un paziente con l'uso degli inalanti di ammoniaca NON sono così irrilevanti. Inoltre se il paziente è in posizione supina, capita di frequente che una o due gocce della soluzione cada­no sulla pelle intorno al naso. Da lì, il liquido può facilmente scorrere sino a finire in un occhio. Un'esposizione prolungata al prodotto può causare irri­tazione polmonare, e così anche aggravare malattie respiratorie pre-esistenti. In vetta a tutte queste ipote­si, aggiungiamo la possibi­lità di provocare una reazione allergica nel paziente.

Per questi motivi gli inalanti di vapori di ammoniaca non dovrebbero venire usati sulle ambulanze, e nenanche messi nei kits dei medicinali di pronto soccorso.

lunedì 15 febbraio 2016

Iss: in Italia gli annegamenti causano 400 morti l’anno

Categoria: sopravvivenza in mare

Iss: in Italia gli annegamenti causano 400 morti l’anno

Uno studio dell’Istituto superiore di sanità fotografa il fenomeno. Quasi 30 mila morti negli ultimi 40 anni nelle acque italiane e anche se in calo, il numero di annegamenti rimane consistente. È il mare il luogo in cui si verificano più frequentemente e l’imperizia la causa principale.


Sono un evento raro se paragonato ad altre tipologia di incidenti, ma gli annegamenti in Italia presentano un elevato tasso di letalità.È la conclusione di uno studio sugli annegamenti e i semi-annegamenti resi noti dall’Istituto superiore di sanità, che ha analizzato i dati Istat e, quando possibile, le notizie pubblicate sulla stampa.
Nel 2007, si sono registrati 387 morti e circa 440 ricoveri. In termini di incidenza, il tasso di mortalità per il 2007 è risultato pari a 11,1 morti per milione/anno nei maschi e 2,2 morti per milione/anno nelle femmine, con un tasso medio di 6,5 morti per milione di abitanti/anno.Impressionante il dato storico: dal 1969 al 2007 risultano decedute per annegamento 27.154 persone, per l'82 per cento maschi. C’è da dire, tuttavia, che si registra un forte decremento nel numero di casi: se agli inizi degli anni Settanta si verificavano circa 1200-1300 morti/anno oggi il dato è sceso a circa 400.
Per quanto l’annegamento riguardi tutte le classi di età, è nei giovani tra i 14 e i 29 anni che si verificano con maggiore frequenza gli eventi. Il fenomeno degli annegamenti si verifica per oltre il 50 per cento dei casi in mare e appare particolarmente evidente lungo la costa adriatica centro settentrionale (da San Benedetto del Tronto a Trieste); in alcune aree della costa sud della Puglia, lungo la costa tirrenica in Liguria (tra San Remo e Savona), in Toscana (tra Carrara e Piombino), nel Lazio (tra Fiumicino e Terracina), in Campania (tra Castel Volturno e Acropoli); in Sicilia nella costa sud-orientale e a Palermo); in Sardegna (lungo la costa occidentale, nella zona di Cagliari e in quella di Olbia).
Attraverso una revisione della stampa i ricercatori Iss sono stati in grado di ricostruire le cause degli eventi mortali: è l’imperizia la prima incriminata, ma anche malori, cadute accidentali sono cause frequenti. Particolare attenzione merita la mancata sorveglianza dei bambini. Così come la frequente assenza di servizi di salvataggio in luoghi frequentati da bagnanti: tra i fenomeni registrati vi è infatti il salvataggio improvvisato da parte di persone non in grado di effettuarlo, che a volte si conclude con esiti fatali anche per i soccorritori.

Ogni anno nel mondo muoiano per annegamento oltre 380 mila persone, il che colloca l'annegamento al terzo posto tra le cause di morte per incidente dopo gli incidenti stradali e le cadute. Gran parte di questi eventi si registra Africa, Asia del pacifico occidentale e del Sud-Est asiatico ed est europeo. Circa 28 mila gli annegamenti fatali in Europa: le aree maggiormente a rischio sono quelle dell’est europeo, in particolare Bielorussia, Lettonia, Lituania, Russia e Ucraina che presentano tassi 15-16 volte superiori a quelli dell’Italia.
Il farmacista Online.it 2011

sabato 13 febbraio 2016

Piante e le informazioni reperibili su Internet

categoria: piante medicinali

Piante e le informazioni reperibili su Internet

Sulla rivista scientifica “RECENTI PROGRESSI IN MEDICINA” (www.recentiprogressi.it ) è stata pubblicata la ricerca effettuata dal dr. Fabio Firenzuoli, Direttore del Centro di Medicina Naturale dell'Ospedale di Empoli (www.naturamedica.net) , sui rischi che provengono dalle informazioni disponibili in Internet sulle erbe medicinali.
F. Firenzuoli, L. Gori, L. Di Simone, M. Morsuillo . ERBE IN INTERNET: INFORMAZIONI A RISCHIO Recenti Progressi in Medicina, 2006, vol 97, n° 4, 189-192.
Il lavoro dimostra come su più di 500 siti web italiani controllati, relativi a 4 prodotti naturali sottoposti a specifici provvedimenti da parte del Ministero della Salute, solo nel 15 % dei casi fossero riportate avvertenze ed informazioni corrette sui rischi di quelle piante, mentre al contrario nel 40 % dei siti vi erano informazioni improprie sulle loro indicazioni terapeutiche, in realtà assenti.
La ricerca è stata condotta su 4 prodotti naturali, Riso rosso fermentato, Borragine, Farfara e Camedrio. I dati più preoccupanti riguardano proprio quest'ultima pianta che, nonostante sia stata proibita dal Ministero perchè responsabile di gravi epatiti, viene ancora oggi pubblicizzata su Internet come tisana indicata per curare paradossalmente proprio l' “insufficienza epatica”, aumentando quindi di gran lunga il rischio che ad assumerla possano essere proprio coloro che dovrebbero invece evitarla in assoluto, e cioè i pazienti epatopatici.
Il Camedrio: Antinfiammatorio, aromatizzante, febbrifugo, aperitivo, digestivo, lassativo, diuretico, astringente. Perfino anticancro. Sono alcuni degli aggettivi utilizzati su Internet per descrivere le proprietà di questa pianta erbacea, tipica delle nostre campagne. “Lo spacciano anche come dimagrante e come rimedio per i disturbi bel fegato”, spiega Firenzuoli, “I problemi al fegato invece li fa venire. E anche gravi. Si sono infatti verificati casi di epatite fulminante”.
Per il Riso rosso fermentato è stata evidenziata una netta discrepanza tra le informazioni richieste dal Ministero in etichetta e quelle presenti nei siti web, dai quali si può anche acquistare online. Per la Farfara e la Borragine, piante invece proibite negli integratori, i riferimenti ai rischi degli alcaloidi pirrolizidinici, presenti in queste piante, sostanze purtroppo cancerogene, sono presenti solo nel 7,2 % dei siti.
Da questa ricerca emerge chiaramente come sia urgente una corretta informazione sulle erbe, ed in particolare sui rischi provenienti da Internet, dove sono reperibili informazioni non controllate, e talvolta molto pericolose. A questo proposito appare sempre più utile l'attività di fitosorveglianza promossa dallo stesso Istituto Superiore di Sanità (www.iss.it).