domenica 11 ottobre 2015

uso della bussola per muoversi in una certa direzione

categoria: orientamento

Uso della bussola per muoversi in una certa direzione


Per muoversi nella natura in una determinata direzione si cercano dei punti di riferimento presenti lungo il cammino, una cima montuosa in lontananza, ad esempio. Quando però il terreno è uniforme e piatto (ad es. una distesa di neve, un deserto, una grande foresta), manca un punto di riferimento da utilizzare e occorre affidarsi ad una bussola per non deviare dalla direzione scelta.


Orientare la carta con la bussola
Per guardare la fotografia di una persona mettiamo l'immagine in modo tale da avere i piedi in basso e la testa in alto.
La carta topografica si guarda allo stesso modo: anch'essa ha un "alto" (il Nord) e un "basso" (il Sud). All'interno della carta vi sono sottili linee parallele, i meridiani, che vanno dal basso in alto, orientati lungo l’asse Nord/Sud.


Per orientare la carta, cioè disporla nella stessa posizione della realtà che rappresenta, vi si appoggia sopra la bussola e poi si ruota sino a che i meridiani, le linee sottili disegnate sul foglio, saranno rivolti nella stessa direzione indicata dall'ago magnetico.

Individuare la direzione da prendere con una bussola
La bussola deve anzitutto essere impugnata correttamente, tenuta orizzontale, appoggiata sul palmo della mano in modo che la "punta", la freccia disegnata sulla placca (detta "freccia di direzione") sia sempre rivolta in avanti.
Si individua sulla carta la nostra posizione e il luogo da raggiungere e si traccia una linea che unisce i due punti: questa è la direzione da prendere.
L’angolo tra la direzione da prendere e la linea che punta verso Nord, parallela ai meridiani della carta, prende il nome di azimut.

La bussola ha una ghiera girevole sul cui fondo è tracciata una freccia (oppure una doppia tacca) detta "freccia di orientamento". Si dispone il bordo della bussola lungo la linea che rappresenta la direzione da seguire e si ruota la "ghiera" fino a che la freccia di orientamento è parallela ai meridiani della carta. 



Si stacca la bussola dalla carta e si gira su se stessi (con la "punta" della bussola sempre in avanti!) fino a che l'ago magnetico si sia sovrapposto alla "freccia di orientamento": a questo punto la "punta" della bussola indica la direzione da seguire. Per andare diritti nella direzione desiderata occorre solo mantenere l'ago magnetico della bussola sempre sovrapposto alla freccia di orientamento.

sabato 10 ottobre 2015

vecchie riviste: riparare una cintura

categoria: vecchie riviste, riparare, cintura


riparare una cintura rotta

Una cintura rotta può complicare la vita, ma bastano due chiodi per fare una riparazione di emergenza e continuare a percorrere la strada senza doversi tenere i pantaloni con le mani!!

giovedì 8 ottobre 2015

La "fuga" di Felice Benuzzi dagli inglesi

categoria: montagna

L'avventura di Felice Benuzzi


Nel corso della seconda guerra mondiale il triestino Felice Benuzzi fu fatto prigioniero dagli inglesi ad Addis Abeba e internato nel 1943 nel Campo 354 di Nanyuki, che è proprio al centro del Kenya, a due passi da Monte Kenya, la vetta più alta del Paese (5.199 metri) e la seconda più alta del continente dopo il Kilimangiaro.


Benucci, appassionato di alpinismo, decise di intraprendere la scalata della vetta, al costo di evadere dal campo di prigionia.
Le poche informazioni che aveva provenivano da un libro sulla flora e la fauna della zona dove aveva trovato un breve resoconto della salita di un ufficiale inglese e un disegno del monte trovato sull'etichetta di una scatola di carne. Con un binocolo scrutò a lungo il versante nord-nord-ovest, e ne tracciò uno schizzo. All’impresa aderirono altri due prigionieri italiani, l’alpinista Giovanni Balletto ed Enzo Barsotti, privo di esperienza in montagna, ma dotato di un fisico robusto e resistente.
I tre prigionieri si allenarono facendo parecchia ginnastica e fabbricarono (o barattarono a suon di sigarette) rudimentali ramponi, piccozze e ghette con materiale di scarto trovato al campo, facendosi aiutare da un fabbro.
Nel febbraio del ’43 i tre fuggirono dal campo, lasciando un biglietto in cui spiegavano le loro intenzioni e la promessa di riconsegnarsi dopo l’impresa. Prolungare la fuga e tentare di arrivare alla libertà era d'altronde impossibile perché il paese neutrale più vicino era il Mozambico che distava più di mille chilometri.
Dopo una avventurosa marcia  attraverso foreste, paludi e brughiere, i tre arrivarono fino alle pendici della montagna e attrezzarono un “campo base” dove dovettero lasciare Barsotti, stremato dal viaggio.
Felice e Giovanni tentarono "l'assalto alla vetta", ma furono fermati da un violento temporale, costringendoli a rivolgere i loro sforzi alla seconda cima più alta, Punta Lenana (4985 metri). Dopo aver piantato il tricolore e lasciato un messaggio in una bottiglia su questa vetta, i due si riunirono ad Enzo e, insieme, fecero ritorno a Nanyuki dove si consegnarono agli inglesi e trascorsero alcuni giorni di cella di rigore per l’evasione.
L’amministrazione inglese si complimentò ufficialmente con loro per quella grande impresa sportiva e la notizia si diffuse e arrivò anche in Italia.


Agli inglesi toccò anche organizzare una spedizione per togliere la bandiera italiana da Punta Lenana, dove aveva orgogliosamente sventolato per alcuni giorni.
Questa incredibile avventura venne successivamente raccontata da Benuzzi nel 1946 in inglese, col titolo “No Picnic on Mount Kenya” e poi scritta in italiano e pubblicata nel 1947 col titolo di "Fuga sul Kenya".





Il libro fu tradotto in numerose lingue e divenne un autentico best seller; dal libro sono state prodotte una fiction e un film negli Stati Uniti.

martedì 6 ottobre 2015

la resistenza agli antibiotici


categoria: medicina

La resistenza agli antibiotici emergenza mondiale: il rapporto globale del WHO


“L’era post-antibiotici – nella quale infezioni comuni e lievi ferite possono diventare mortali – ormai lontana dall’essere considerata una fantasia apocalittica, è diventata invece una reale possibilità del XXI secolo”. Così Keiji Fukuda Vicedirettore per la Sicurezza Sanitaria del WHO apre la prefazione al 1° Rapporto Globale sulla resistenza antimicrobica (AMR), pubblicato lo scorso 30 aprile dalla Organizzazione Mondiale della Sanita’ [OMS - World Health Organization (WHO)].
Come messo in evidenza ripetutamente negli ultimi anni, dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), il Report non mostra uno scenario promettente, l’utilizzo inappropriato degli antibiotici ha portato a un vasto e rapido sviluppo di ceppi di batteri resistenti a questa classe di farmaci, che rende difficile il trattamento di una gamma sempre più ampia di infezioni abbastanza comuni e facili da contrarre.
Perché i batteri diventano resistenti?
La resistenza agli antibiotici è dovuta essenzialmente ad un adattamento dei batteri di fronte all'uso-abuso degli antibiotici.
I meccanismi alla base di questo fenomeno sono molteplici e comprendono:
- modifiche da parte dei microbi delle loro strutture che erano il bersaglio di un determinato antibiotico
- aumento della produzione delle molecole batteriche che vengono inattivate dall'antibiotico
- produzione di sostanze che inattivano gli antibiotici o che impediscono la penetrazione nella cellula batterica

In tutti i casi si tratta di reazioni adattative che i batteri sviluppano quando vengono in contatto con determinati antibiotici a concentrazioni ridotte, tali da non determinare la morte dei microbi.

sabato 3 ottobre 2015

scheda: le distorsioni

categoria: pronto soccorso

Distorsioni






Le distorsioni, a differenza delle lussazioni (nelle quali un capo articolare fuoriesce dalla normale sede) sono caratterizzate da un dolore più o meno intenso, dovuto al momentaneo e reversibile allontanamento di un capo articolare dalla sua sede naturale, a seguito di traumi, cadute o cambi di direzione e postura repentini del corpo, tutte situazioni, comunque, che vincono la capacità di contenimento dell'articolazione da parte dei legamenti articolari. L'articolazione si presenta gonfia (edematosa), può essere visibile un ematoma, ha una limitazione funzionale e mostra un'acutizzazione del dolore se si accenna un movimento; se trascurata, l'articolazione subisce un danno che nel tempo può diventare cronico e in casi estremi può richiedere un intervento chirurgico ortopedico.



Trattamento/Consigli
Il trattamento è semplice:
- ghiaccio applicato non direttamente sulla cute, almeno 15 minuti ogni ora o per 4-6 volte al giorno,
- idonea fasciatura, non troppo stretta, se l’articolazione è molto gonfia,
- arto mantenuto immobile ed elevato.

Il soccorritore deve aiutare l’infortunato a mettersi in posizione comoda, tenendo sollevata la parte colpita e applicare sulla  parte colpita un impacco freddo, lasciandovelo per circa trenta minuti. Successivamente si deve bendare la parte colpita facendo due giri intorno alla pianta del piede e risalendo poi verso la caviglia. Il  bendaggio deve coprire il piede (ma non le dita!), la caviglia e la parte bassa della gamba.
Le dita devono rimanere visibili per poter osservare il colore della pelle e la sensibilità dell’infortunato, in caso si sia fatta per errore una fasciatura troppo stretta che riduce la circolazione a valle del bendaggio!!




ATTENZIONE: il metodo di bendaggio di questa fotografia è errato: il corretto bendaggio deve essere SEMPRE fatto facendo risalire la fasciatura dal piede alla caviglia, rispettando cioè il senso della circolazione venosa

Bendaggio corretto

bendaggio corretto




I farmaci utilizzati sono a base di sostanze ad azione capillaro-protettore (per favorire il riassorbimento dell'ematoma e dell'ecchimosi) e antinfiammatori (locali o orali).

venerdì 2 ottobre 2015

igiene: i pidocchi

categoria: igiene

Furono i pidocchi a sconfiggere Napoleone in Russia


Più che i combattimenti contro l'esercito russo e il  terribile inverno russo, il "Generale Inverno", furono il tifo esantematico e la "febbre da trincea" a decimare le truppe francesi.
A sconfiggere l'esercito di Napoleone Bonaparte in Russia furono i pidocchi. A sostenerlo è uno studio del Journal of Infectious Deseases, che ha identificato la causa delle morie di tifo e di "febbre da trincea" che decimarono le truppe francesi in Russia.
Napoleone si mise in marcia verso la Russia nell'estate del 1812 con mezzo milione di soldati. Tuttavia, stremati da freddo e malattie, quell'inverno furono solo 25 mila ad arrivare a Vilnius, in Lituania, e ancor meno, soltanto 3 mila, a resistere fino alla disfatta.

I cadaveri dei soldati furono seppelliti in fosse comuni e proprio in una di queste, nel 2002 a Vilnius, ritrovata durante i lavori di costruzioni in un cantiere, furono trovati circa un migliaio di cadaveri. Un gruppo di ricerca dell'Università di Marsiglia, ha studiato i resti umani delle vittime di guerra, analizzando vestiti, ossa e soprattutto la polpa dentale estratta dai denti di 35 diversi soldati.

Proprio dalla polpa dentale è stato estratto il Dna di due batteri, la Bartonella quintana e la Rickettsia prowazakii, all'origine di tifo esantematico e "febbre da trincea", malattia che uccise molti soldati anche durante la Prima Guerra Mondiale e segnalata anche in gruppi di senzatetto di alcune aree urbane.

Una volta identificati i batteri patogeni col Dna, gli scienziati hanno indicato la specie vettore del batterio: un pidocchio che, dalle analisi effettuate, sembra aver colpito almeno il 29% dei soldati seppelliti.

Approfondimento:
Tifo esantematico (o tifo petecchiale, o dermotifo). Malattia infettiva contagiosa, endemica o epidemica, causata da Rickettsia prowazeki, trasmessa dal pidocchio, e caratterizzata da una febbre ciclica, stato tifoso ed esantema maculo-emorragico. L’insetto vettore è il pidocchio umano, di solito Pediculus vestimenti, meno frequentemente Pediculus capitis, che diventa infettante 8÷9 giorni dopo aver succhiato il sangue di un malato: pungendo un nuovo soggetto e nel contempo deponendo le feci nelle vicinanze, pone le premesse per il nuovo contagio. La diffusione della malattia è favorita da condizioni igieniche precarie, in situazione di agglomerati umani. La lesione anatomopatologica caratteristica è una vasculite disseminata per invasione dell’endotelio da parte delle rickettsie, con necrosi, trombi, noduli e manicotti d’infiltrazione periarteritica. La malattia è caratterizzata, oltre che dalla comparsa di febbre elevata, da sintomi a carico della cute (esantema maculopapuloso emorragico), del sistema nervoso centrale (stato tifoso), e del sistema cardiovascolare (sintomi di ipotonia vasale periferica e danno a livello del miocardio). La terapia è antibiotica (cloramfenicolo e tetracicline). La profilassi specifica si attua con la somministrazione di vaccini associata a misure generali (disinfestazione dai pidocchi, norme igieniche).

Aver cura del proprio corpo e rispettare con scrupolo le più elementari norme di igiene è importante in una situazione di sopravvivenza, poiché non si ha a disposizione un medico per ricevere cure adeguate.

mercoledì 30 settembre 2015

scheda: diarrea

categoria: pronto soccorso

La diarrea



La diarrea del viaggiatore è conosciuta anche con altri nomi: "vendetta di Montezuma" o la malattia delle tre F (dalle tre parole inglesi Flies, Fingers, Food, ovvero mosche, dita, cibo, in riferimento alle tre modalità di trasmissione degli agenti infettivi).
La diarrea del viaggiatore  è un'infezione assai diffusa che può colpire in varie forme, da lievi a gravi, di origine alimentare, dovuta all'ingestione di cibi o acque contaminate da vari batteri.

E’ possibile distinguere una "diarrea semplice", con feci acquose per difficoltà della mucosa intestinale infiammata ad assorbire acqua, e la "dissenteria" caratterizzata da feci mucose e sanguinolente, accompagnata da febbre e dolori addominali crampiformi.

Cause
Cibi mal preparati con cotture imperfette o mal conservati, mani sporche, ingestione di acqua contaminata, sono le cause più frequenti della diarrea.
A volte basta un po' di accortezza, per evitare spiacevoli forme di diarrea:
- attenzione ai cibi, anche quelli apparentemente ben cotti;
- bere in bottiglie sigillate ed aperte davanti a voi, non appoggiare le labbra ma usare cannucce, evitare il ghiaccio;
- preferire la frutta da sbucciare a quella già sbucciata;
- evitare di mangiare uova e derivati come maionese.
Un ulteriore consiglio medico è quello di non bere molto durante i pasti, per favorire il mantenimento dell'acidità gastrica, o di assumere bevande con succo di limone o integrate con vitamina C, sempre che non si soffra di ulcera o di reflusso grastroesofageo.


Trattamento
A scopo preventivo risalta utile iniziare a prendere dei fermenti lattici due o tre giorni prima della partenza.
Il primo intervento terapeutico è la reidratazione idrica e salina, bere molta acqua con l'aggiunta di bicarbonato e sali minerali.
Assai importante reintrodurre anche il potassio.
Sulle infezioni batteriche sono efficaci gli antibiotici, quali l'amoxicillina.
Farmaci adsorbenti, quali caolino e pectina, sono efficaci su diarrea cronica e sindrome dell'intestino irritabile.
I più comuni antidiarroici, quali la loperamide, hanno invece un'azione antiperistaltica, riducono cioè la motilità intestinale.
Di ultima generazione ci sono poi i farmaci antisecretivi che inibiscono l'eccessiva secrezione di acqua e di elettroliti nel lume intestinale. Non agiscono sull'attività secretoria basale e non modificano in modo significativo il transito intestinale. Tra questi uno dei più innovativi è il racecadotril caratterizzato da rapidità d' azione e minor incidenza di stipsi secondaria all'uso di farmaci antidiarroici, quali ad esempio gli antiperistaltici. Nota positiva, il racecadotril è uno dei pochi farmaci antidiarroici indicato anche in età pediatrica a partire dai 3 mesi di età.


consigli pratici: come rendere l'acqua potabile
Vi sono in commercio vari prodotti per la purificazione dell'acqua, come per esempio quelli per la clorazione, un metodo efficace contro virus e batteri ma non per larve o cisti. La si ottiene entro 30 minuti (la concentrazione ottimale dell'acqua va verificata con gli appositi indicatori contenuti nelle confezioni). La bollitura dell'acqua precedentemente filtrata è efficace se protratta per almeno 5-10 minuti (strategia utile contro la salmonella, il colera e alcuni ceppi di E.Coli).