domenica 13 marzo 2016

L'inverno nucleare sul pianeta

Categoria: scenari apocalittici 

L'inverno nucleare sul pianeta


.... Un vecchio articolo messo da parte nel 1984, ma ancora attuale. Il rischio di un conflitto atomico non è ancora scongiurato ....

Gli scienziati hanno provato a simulare gli effetti di un conflitto atomico generalizzato: ecco i risultati.
Dal volume «Progetto fallout, per sopravvivere il giorno dopo», di G. Dieta, editore SugarCo

immagine dell'articolo della Stampa del 1984

I dinosauri si estinsero improvvisamente alla fine dell'era mesozoi­ca, circa 70 milioni di anni fa. La loro scomparsa pare dovuta a una grande cata­strofe climatica...».
Installati a bordo di aerei, sottomarini e missili, diciassettemila ordigni nucleari minacciano la Terra. Il loro potere esplosivo è equivalente a quello di 12 miliardi di tonnellate di tritolo (1200 megatoni), sufficiente ad annientare un milione di città come Hiroshima.


In un conflitto a livello mondiale in cui venissero utilizzati anche soltanto i due terzi delle bombe dispo­nibili, circa mille milioni di persone sarebbero imme­diatamente uccise dalle esplosioni e più di un mi­liardo morirebbero in breve tempo per gli effetti secon­dari delle esplosioni stesse (incendi, radiazioni in dosi elevate). Altri due miliardi di uomini riporterebbero gravi lesioni.
Di fronte alla prospet­tiva di una simile tragedia, crediamo che nessun gover­no responsabile vorrà mai provocare l'olocausto nucleare. Ma la possibilità di incidenti, e quindi anche di una guerra accidentale, esiste. E il rischio aumenta con il numero degli arma­menti disponibili.
La teoria del «deterrente strategico», che ha alimen­tato la corsa agli armamen­ti, esige che la reazione a un eventuale attacco nucleare sia immediata e di tale enti­tà da annientare l'aggres­sore. In questa evenienza, la Terra subirebbe un trau­ma violento e improvviso le cui conseguenze minaccerebbero poi per lungo tem­po le possibilità di sopravvivenza della maggior parte degli organismi, sia animali sia vegetali scampati alle letali onde di pressione e di calore e alle radiazioni prodotte dalle deflagrazioni iniziali.


La gravità di questo ulte­riore aspetto della tragedia (ossia dei mesi, degli anni «dopo») emerge da un rapporto presentato alla recente Conferenza di Washington sulle conseguenze di una guerra nucleare e pubblicato poi dalla rivista «Science».
Si tratta del lavoro dì una cinquantina di scienziati americani, il cui punto di partenza è costituito da una realistica valutazione degli sconvolgimenti clima­tici e ambientali provocati dalle esplosioni. La novità di questa analisi, resa possibile dall'uso di potenti calcolatori, sta nel fatto che sono stati presi in conside­razione i «reali» quantitati­vi di polveri e fumi immessi nell'atmosfera dalle esplo­sioni, anziché basarsi, come fatto in precedenti studi, su analogie con le eruzioni vulcaniche.
Le bombe nucleari sono terribilmente più efficienti dei vulcani nel produrre polveri finissime, sia disag­gregando, vaporizzando e proiettando nell'aria parti­celle di terreno, sia provocando l'immediata combustione di tutti i materiali infiammabili su vaste aree. Per esempio, una bomba da un megatone spiana e bru­cia tutto su di un'area di 250 chilometri quadrati e può proiettare stabilmente nell'atmosfera mezzo milione di tonnellate di polveri.


Gli effetti climatici di una guerra in cui venissero globalmente fatti esplodere 10 mila megatoni sarebbero dunque catastrofici per l'intero pianeta.
Lo spesso strato di polvere e di fumo formatosi sullo scenario della guerra si diffonderà nell'atmosfera impedendo ai raggi solari di raggiungere il terreno: in una notte continua, le temperature ambientali scenderanno bruscamente di parecchie decine di gradi, anche fino a 50 sotto zero, le acque saranno ghiaccio e per molti mesi l'«inverno nucleare» congelerà la Terra.
Si sa che bastano pochi gradi in meno rispetto alle temperature medie abituali per decimare i raccolti: è facile quindi prevedere, che durante l'«inverno nucleare» la produttività delle coltivazioni agricole dell'intero pianeta sarà praticamente annullata dagli effetti combinati delle bassissime temperature e della mancanza di luce, indispensabile per la fotosintesi clorofilliana.
Nello stesso tempo, la dose di radiazioni ambientali si manterrà molto elevata (da centinaia a decine di rad) e quando, dopo più di un anno, luce e temperatura torneranno lentamente alla normalità, una tempesta di raggi ultravioletti (non più assorbiti dall'ozonosfera, assottigliata dai gas prodotti nelle esplosioni) si abbatterà sulla Terra, provocando ulteriori malanni e, in particolare, diffusa cecità.
Il freddo, il buio, le radiazioni causeranno l'estinzio­ne di molte specie animali e vegetali.
In una Terra biologicamente stremata, in un ambiente estremamente ostile, inquinato, radioattivo, i sopravissuti della specie Homo sapiens, in gravi condi­zioni psicologiche e fisiche e non più sorretti dagli attua­li sistemi agricoli, economi­ci e sociali, lotteranno in solitudine contro il freddo, la fame, le malattie.


E nel documento degli scienziati americani non si esclude la possibilità dell'estinzione totale della specie umana.

Sergio Costa.


La Stampa. 1984

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