mercoledì 6 luglio 2016

Uso delle piante per la cura delle patologie a carico dei vasi sanguigni

Categoria: farmacologia, fitoterapia

Uso delle piante per la cura delle patologie a carico dei vasi sanguigni



Un disturbo molto comune, soprattutto fra le donne sono le «venuzze», piccole varici che si formano nei piccoli vasi del derma. Quando la vena appare dilatata in maniera abnorme non è più un inestetismo, ma una vera e propria patologia che assume nomi diversi a seconda dei distretti nei quali si manifesta; le più frequenti sono le varici degli arti inferiori e le vene emorroidali.


Una sindrome imponente, limitante, in continuo peggioramento e addirittura con ulcere, è di pertinenza del medico, ma quando il disturbo rientra tra gli inestetismi/piccola patologia, allora si può trovare una soluzione anche impiegando piante officinali, fermo restando che quando un vaso si rompe si può a volte riaccomodare, ma nessun farmaco o fitocomplesso può restituire un capillare o una vena alla condizione antecedente al danno: la terapia tende ad arginare il danno, curare l'infiammazione e lenire i sintomi più fastidiosi.


Le piante medicinali hanno inoltre un'importante funzione protettiva in grado di prevenire il danno al vaso sanguigno (azioni di profilassi):
  • possono risolvere un'eccessiva permeabilità capillare
  • attenuare la fragilità capillare
  • rinforzare la parete vasale rendendola in grado di contrastare efficacemente sollecitazioni provocate dalla pressione interna.
Questa cura preventiva può essere fatta anche consumando queste piante durante i pasti:
  • il consumo frequente dei frutti di mirtillo e di ribes nero fornisce all'organismo antocianosidi vasoprotettivi e capillarotropi
  • una fetta di limone con tutta la buccia a fine pasto è una fonte importante di vitamina C e bioflavonoidi.


Bisogna ricordare che i farmaci acquistabili in farmacia, che svolgono una azione benefica sui vasi, contengono i principi attivi originariamente estratti dalle piante.

Preparazioni fitoterapiche di efficacia dimostrata sono a base di Ippocastano, Ruscus (forniscono saponine) meglio se associate a Cipresso o Amamelide (sono fonte di tannini); sono utili anche cicli con Centella asiatica (40 gocce di Tintura madre, tre volte al giorno durante i pasti). La cura deve durare almeno due mesi e bisogna prevedere più cicli in un anno.


Per motivi di praticità oltre che di sapore, è opportuno raccomandare piuttosto che le tisane, forme galeniche preparate con gli estratti fluidi o le Tinture madri.


Esempio di formulazione in estratti fluidi di piante per la cura delle vene varicose:

Ippocastano semi cc. 20, Cipresso galbuli cc. 30, 40 gtt ai tre pasti; intregrazione di vitamina C e vitamina E.

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