domenica 9 settembre 2018

Paracetamolo. Allarme overdose. Fatali dosi anche se di poco superiori al dovuto

Categoria: farmacologia

Paracetamolo. Allarme overdose. Fatali dosi anche se di poco superiori al dovuto


L'ingestione, ripetuta nel tempo, di una quantità del farmaco anche solo leggermente aumentate rispetto a quelle consigliate, può portare a effetti tossici fatali. (studio pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology)

Le persone hanno preso “confidenza” con il farmaco paracetamolo, usato quando non sisentono bene, come analgesico o antipiretico, alla dose di 500 mg come OTC, cioè come medicinale che si può ottenere in farmacia senza l’obbligo di ricetta. La dose da 1000 mg è “stranamente” limitata alla presentazione di ricetta medica e ormai in molti si “autoprescrivono” il dosaggio superiore per guarire prima dal problema di salute in cui sono incorsi, spesso non richiedendo il consiglio del medico o del farmacista. Quando il farmacista fa presente i rischi di sovradosaggio e intossicazione per un uso prolungato molti cadono dalle nuvole e ringraziano il sanitario che li ha avvisato del pericolo, ma qualcuno si comporta in modo anche poco civile nei suoi confronti.
Con la speranza che queste persone credano più a quello che leggono sul proprio telefonino quando “frequentano un corso universitario parallelo su Google” pubblico i risultati di uno studio dell’Università di Edimburgo, pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology, chedimostra come il paracetamolo potrebbe essere pericoloso per la salute se presoindosi un po’ aumentate per un lungo periodo di tempo. L’overdose da paracetamolo ottenuta in questo modo è inoltreanche particolarmente difficile da riconoscere e dunque ancor più pericolosa. I pazienti infatti non riconoscono i sintomi dell’abuso e spesso non pensano che il malessere possa derivare proprio da quello. “Il rischio cresce nel tempo, non come per chi assume una dose massiccia tutta in una volta, magari per tentare il suicidio. Ma a un certo punto può arrivare ad essere fatale”, ha spiegato Kenneth Simpson, docente dell’Università di Edimburgo che ha condotto lo studio.
Il problema infatti è che questo tipo di overdose è difficile da riconoscere, anche se si fanno analisi del sangue. I pazienti che arrivano in ospedale con questo problema possono avere livelli di paracetamolo bassi nel sangue, anche se stanno andando incontro ad una crisi epatica o cardiaca. Questo dipende appunto dal fatto che l’abuso si è prolungato nel tempo e non è stato frutto di una overdose da dose singola.
Per arrivare a questo risultato i ricercatori scozzesi hanno considerato 663 pazienti della Royal Infirmary of Edinburgh, ricoverati tra il 1992 e il 2008 per lesioni al fegato legate all’uso di paracetamolo. Tra questi 161 avevano assunto dosi poco oltre le indicazioni mediche, a causa di dolori comuni come mal di testa, mal di denti, o dolori muscolari. U
nquarto dei soggetti era invece andato in overdose per aver preso due o più dosi senza rispettare le otto ore di distanza l'una dall'altra, superando dunque il limite giornaliero. Circa 48 pazienti avevano assunto in maniera eccessiva il farmaco per una settimana. In alcuni casi i pazienti avevano assunto due dosi di grandi dimensioni nello stesso giorno, altri invece due o tre compresse in piu' al di' in 4-5 giorni. Questi pazienti si presentavano all’accettazione con problemi ai reni o al cervello, avevano più spesso bisogno di dialisi o di aiuto nella respirazione e correvano un rischio maggiore di morire, in rapporto a quelli da normale abuso.
Lo studio ha dimostrato che i pazienti che vanno in overdose da paracetamolo non assumendolo in unica soluzione, hanno circa un terzo di probabilità in più di morire per questo. Un problema ulteriore dipendeva dal fatto che queste persone arrivavano in ospedale in media più di un giorno dopo essere andate in overdose e per questo in condizioni peggiori.
Poiché come già detto l’analisi del livello di paracetamolo nel sangue può non essere un buon metodo per definire lo stato di salute di un paziente in overdose, i ricercatori pensano che sia necessario trovare al più presto un metodo per valutare quando sia possibile dimettere i pazienti, quando si possano curare farmacologicamente e quando ancora invece debbano essere messi in lista per un trapianto di fegato.

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