giovedì 22 dicembre 2016

Il primo cerotto

Categoria: medicazioni

Il primo cerotto


cerotto: medicamento, variamente composto, dotato di forti proprietà adesive, che viene spalmato su tela o altro materiale per l'applicazione sulla cute.
Cerotto adesivo, striscia di tela ricoperta su una faccia di uno strato di sostanza adesiva, impiegato nelle medicazioni.




Origine
Dal lat. cerotum, dal gr. kērōtón ‘unguento di cera’ • sec. XIV.

Quando si parla di pece in modo generico si tratta della cosiddetta pece bianca: la comune resina del Pino. Usata raramente per uso interno, viene impiegata in preparazioni per uso esterno che, oltre, all'azione adesiva uniscono il potere disinfettante.
Con la pece si prepara, per esempio, un empiastro annotato nella Farmacopea Ufficiale VI:
- Pece di Borgogna g 7
- Empiastro Diachilon semplice g 3

Il prodotto va ottenuto per fusione a moderato calore.

L'Empiastro Diachilon si ottiene dai seguenti componenti:
- Olio oliva p 20
- Protossido di Piombo p 10
- Acqua p 10

L'empiastro veniva quindi foggiato in blocchi cilindrici e riposti unti di "olio di lino" (olio siccativo che forma una leggera pellicola esterna che impedisce l'attecchire delle muffe).
Al momento dell'uso si riscaldano i cilindri per renderli teneri, tali da essere spalmati facilmente su tela o su seta e ottenere i primi cerotti medicati.
L'empiastro di pece è probabilmente il primo supporto di medicazione istantanea che all'azione disinfettante e antiputrida unisce l'azione di copertura e astringente meccanica ed emostatica.

Con la pece bianca si può ottenere anche un callifugo:
Resina di pino g 15
Acido salicilico g 20
Olio ricino g 10




Il design definitivo del cerotto come lo conosciamo oggi arrivò nel 1920, quando Earle Dickson propose alla J&J di realizzare una striscia adesiva dotata di un tampone di garza per coprire le ferite. L'ideale per fasciare i piccoli tagli che la moglie subiva sulle dita mentre cucinava.

martedì 20 dicembre 2016

Le racchette da neve: confronto tra tre modelli

categoria: inverno, neve, racchette da neve, vecchie riviste

Le racchette da neve: confronto tra tre modelli



Tutorial Pistola con pompa bicicletta per piombini da 4,5 - Gun with pum...

categoria: fai da te, prova pistola aria compressa 4,5 (.177)

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Tutorial pistola aria compressa


Riparare un radiatore che perde

categoria: riparazioni di emergenza, auto, radiatore

Riparare un radiatore che perde

I film possono essere una buona fonte di idee nell'ambito della "sopravvivenza", non prendendo ovviamente tutto per vero e cercando di verificare la tecnica vista sullo schermo con altre fonti ... non basta vedere scritto "tratto da una storia vera".
Nel film "Intersections" i protagonisti si trovano isolati nel deserto con una macchina bloccata da una perdita del radiatore. Per risolvere il problema uno di loro apre il tappo del radiatore e ci versa il contenuto di alcune uova fresche, poi riavvia il motore e aspetta che l'albume coaguli facendo da "tappo" per bloccare la perdita di refrigerante e permettere di ripartire per arrivare alla città più vicina.
Il metodo è confermato, per riparazioni di fortuna su piccole incrinature del radiatore, in situazioni di reale emergenza, altrimenti sono consigliati prodotti "industriali" molto più efficaci!!



sabato 17 dicembre 2016

Allarme Trichinella in Sardegna

categoria: alimentazione, zoonosi, casi di trichinella, parassitosi

Allarme Trichinella in Sardegna. Regione: “Consumate solo carni sicure e sotto controllo sanitario”

Il parassita ritrovato in 9 cinghiali abbattuti nella giornata di caccia del 27 novembre nelle campagne di Orgosolo. “Evitare il consumo di maiali allevati al pascolo brado illegale e senza alcun controllo sanitario. È necessario prendere coscienza che potenzialmente potrebbero avere virus, parassiti o altri patogeni dannosi per la salute per l’uomo”.

16 DIC - Allerta massima dei servizi sanitari e veterinari della Regione Sardegna per i nuovi casi di Trichinella comparsi nelle campagne di Orgosolo con il ritrovamento del parassita in nove cinghiali abbattuti nella giornata di caccia del 27 novembre scorso. Il tema è stato illustrato in una conferenza stampa questa mattina a Nuoro, nella sede dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna (IZS). All’incontro hanno partecipato il direttore generale dell’IZS, Alberto Laddomada, la dirigente del Servizio sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell'assessorato della Sanità, Daniela Mulas, il responsabile del dipartimento IZS di Nuoro, Ennio Bandino, e Pietro Mesina, già primario di malattie infettive all’ospedale San Francesco di Nuoro ed esperto sugli effetti del parassita nell’uomo.

Ai cinghiali, cacciati a Orgosolo in località “Olai”, due settimane fa erano stati prelevati i campioni di diaframma, per essere analizzati, come previsto dalla normativa e come ribadito dalle prescrizioni sulla caccia al cinghiale istruite dall’Unità di Progetto (UdP) per l’eradicazione della Peste suina africana (PSA).

“Dopo i dovuti controlli e le verifiche effettuate dall’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna, che su alcuni aspetti saranno ancora approfonditi”, la Regione invita i cittadini a “prestare la massima attenzione nel consumare le carni suine”.

“In vista delle festività natalizie e delle tradizionali lavorazioni della carni per la produzione dei salumi, che tante famiglie fanno in casa, - ha spiegato Laddomada – invitiamo tutti i sardi ad acquistare carni sicure e provenienti da allevamenti sottoposti a controllo sanitario. Raccomandiamo quindi ai consumatori di evitare l’acquisto di maiali allevati al pascolo brado illegale e senza alcun controllo sanitario. È necessario – ha aggiunto il direttore generale dell’IZS – prendere coscienza che si tratta di animali che potenzialmente potrebbero avere virus, parassiti o altri patogeni dannosi per la salute per l’uomo”.

Daniela Mulas ha ricordato che “è sempre possibile effettuare le macellazioni domestiche ad uso famiglia, di suini allevati legalmente, avendo cura di garantire l’obbligatoria presenza di un veterinario della ASL che attesti la salubrità delle carni, così come previsto dalla legge”.

L’Unità di Progetto per l’eradicazione della PSA ribadisce “la forte preoccupazione per la possibilità che, alla luce dei ritrovamenti del parassita nei cinghiali, sia forte la probabilità della presenza della Trichinella anche fra i maiali domestici illegali che vivono allo stato brado nei territori di Orgosolo e dei Comuni confinanti. Questo conferma la necessità di rafforzare la lotta all’allevamento illegale dei maiali per tutelare la salute di tutti e liberarsi di un intollerabile vincolo allo sviluppo di una suinicoltura di qualità, che rappresenta una grande occasione di sviluppo e lavoro per tutta la Sardegna e per le nostre aree interne, in particolare”.
 
La Trichinellosi, ricorda la Regione, è una zoonosi parassitaria del genere Trichinella. Presente in tutti i continenti, tranne che nell’Antartico, è stata segnalata in più di 100 specie di mammiferi, 13 specie di uccelli, 3 di rettili e colpisce più di 2.500 persone ogni anno e può portare alla morte. “Si tratta di una larva infettante. Un piccolo verme parassita di circa 1mm di lunghezza che si può trovare nei muscoli dei maiali e di animali selvatici quali la volpe e il cinghiale. Gli animali infetti da Trichinella non mostrano alcun segno della malattia e quindi non possono essere distinti da quelli sani”. Così Ennio Bandino che ha aggiunto: “Per identificare i soggetti colpiti è necessario effettuare un esame di laboratorio. Il principale serbatoio è la volpe, ma anche altri carnivori come il lupo, la martora, la donnola e i gatti selvatici”.

“La presenza della Trichinella nella fauna selvatica e la promiscuità tra questa e i suini allevati allo stato brado – ha osservato Mulas – è un motivo in più (si pensi alla PSA) per agire con determinazione nel favorire la regolarizzazione degli allevamenti illegali e l’avvio di nuovi modelli di allevamento sottoposti a controllo sanitario e al pascolo confinato”.
 
La trasmissione. Il parassita si localizza inizialmente a livello intestinale per dare poi origine a una nuova generazione di larve che migrano nei muscoli dove si incistano. “La trasmissione all’uomo – ha detto Pietro Mesina – avviene esclusivamente per via alimentare con il consumo di carne cruda o poco cotta contenente la larva del parassita. Il periodo di incubazione è di circa 8-15 giorni, con variazioni da 5 a 45 giorni a seconda del numero dei parassiti ingeriti. La trasmissione può avvenire attraverso il consumo di carni suine (maiale e cinghiale) o equine”.
 
I sintomi. “La sintomatologia classica – ha proseguito Mesina – è caratterizzata da diarrea (riscontrata in circa il 40% dei soggetti infettati), dolori muscolari, debolezza, sudorazione, edemi alle palpebre superiori, fotofobia e febbre”.
 
La prevenzione. La carne va consumata ben cotta, in modo che le eventuali larve presenti vengano inattivate o distrutte dal calore. È sufficiente 1 minuto a 65°C che raggiunga tutte le carni, fino all’osso. Il colore della carne deve virare dal rosa al bruno. La selvaggina e i maiali macellati a domicilio devono essere esaminati da un veterinario per determinare l’eventuale presenza delle larve del parassita. Se non è noto se la carne è stata sottoposta a esame Trichinoscopico, è bene congelarla per oltre un 1 mese a -20°C, controllati e reali attraverso l’utilizzo di sonde tarate non presenti nei classici frigoriferi domestici. Un congelamento prolungato e certo uccide infatti le larve. “Nel caso di allevamento di maiali – ha precisato la dottoressa Mulas – è necessario impedire che i suini mangino la carne cruda di altri animali, anche ratti, che potrebbero essere stati infettati. Infine, è molto importante ricordare che: salatura, essicamento, affumicamento e cottura al forno microonde della carne non assicurano l’uccisione del parassita”.
 
L’arrivo in Sardegna. Il parassita, spiega la Regione, “è presente in Sardegna dal 2005 quando in due distinti focolai (aprile e dicembre) 19 persone finirono in ospedale con sintomi clinici causati da grave infestazione di Trichinella. In entrambi i casi, verificatisi a Orgosolo, venne accertata che l’origine dell’infestazione era dovuta al consumo di insaccati freschi provenienti da suini macellati clandestinamente senza alcun controllo sanitario”.

Nel 2007 ci fu un altro caso su un uomo “e poi nessuna segnalazione fino al gennaio 2011 quanto è ricomparsa con 6 casi che hanno richiesto il ricovero in ospedale. Il numero degli infettati sarebbe potuto essere molto più elevato se non si fosse adottata un’ordinanza comunale, concordata con l’assessorato regionale della Sanità, che consentiva il controllo degli animali irregolari macellati per consumo familiare nel comune di Orgosolo. Tali analisi risultarono positive su altri 8 capi destinati al consumo familiare e prontamente sequestrati”.

L’area da investigare dal punto di vista scientifico si scelse in base ai pregressi focolai riscontrati nell’uomo e in alcuni maiali allevati allo stato brado, con l’obiettivo di verificare la eventuale diffusione del parassita anche nei territori limitrofi. “Considerando Orgosolo come epicentro dell’infestazione –spiega la Regione - sono stati monitorati, in primo luogo, i territori confinanti e quindi le zone dei Comuni più distanti delle vecchie province di Nuoro e dell’Ogliastra. Nei diversi ritrovamenti di questi ultimi 11 anni, l’unica specie di Trichinella ritrovata in Sardegna è la Trichinella Bitrovi”.

La Trichinella, se si esclude un'unica positività riscontrata nel 2008 in un cavallo importato dai Paesi dell’Est e macellato regolarmente in un mattatoio della provincia di Cagliari, è stata rilevata solo nei territori del comune di Orgosolo. “L’infezione – ha illustrato Bandino –, dai primi focolai del 2005, si è diffusa in quasi tutto l’agro del Comune di Orgosolo e si avvicina pericolosamente ai Comuni limitrofi. I cinghiali e le volpi del territorio di Orgosolo sono ben monitorati, mentre nelle zone dei comuni limitrofi non si hanno campionature sufficienti sulle volpi per poter stabilire con certezza la presenza o l’assenza della parassitosi”.

“Se negli ultimi anni i campioni prelevati sui cinghiali, e poi analizzati dall’IZS, si attestavano su una media di 12mila in tutta la Sardegna, per ogni stagione venatoria – ha precisato Laddomada –, nella stagione di caccia in corso si è già arrivati a 10mila campioni raccolti da inizio novembre a oggi”.

Come evitare l’infezione. “Il periodo invernale – spiega la Regione - rappresenta il momento di maggior rischio di infezione per l’uomo, perché in questa stagione tradizionalmente si macella il maiale per preparare prosciutti, salsicce, guanciali, pancetta, coppe, etc. Questi prodotti fatti in casa rappresentano la principale sorgente di infezione perché non sottoposti a cottura ed è quindi assolutamente necessario che tutti gli animali macellati o cacciati siano sottoposti all’esame specifico per la ricerca della Trichinella, prima del loro consumo”.

Viste le recenti positività nei cinghiali, “anche in Sardegna i cacciatori sono una categoria a rischio e dovrebbero essere ben informati sui rischi collegati alla mancata ispezione sanitaria o all’abbandono di visceri o carcasse nell’ambiente che in caso di positività amplificherebbero la diffusione della malattia. Su questo aspetto – spiega la Regione - l’Agenzia agricola Laore sta organizzando da mesi diversi, in collaborazione con i Servizi veterinari delle ASL, corsi di formazione/informazione dove oltre 4000 cacciatori hanno avuto modo di apprendere le nuove regole sanitarie sulla raccolta dei campioni e sulla lavorazioni delle carni del cinghiale”.
fonte: quotidiano.sanità.it

lunedì 12 dicembre 2016

Acido acetilsalicilico

categoria: farmacologia, pronto soccorso, antiaggreganti piastrinici

Acido acetilsalicilico


Origine dell'acido acetilsalicilico: estrazione dalle foglie e corteccia del Salice




Il genere Salix L. appartiene alla famiglia delle Salicacee. Originario dell'Europa, Asia e Nord America, comprende circa 300 specie di alberi, arbusti e piante perenni legnose o fruticose, generalmente a foglia caduca; le specie arboree arrivano ai 20 metri di altezza.
Le foglie e la corteccia del salice sono menzionati in antichi testi medici egizi del II millennio a.C. (papiro Ebers, papiro Edwin Smith). Il celebre medico greco Ippocrate ne descrisse nel V secolo a.C. le proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie, ribadite e ulteriormente studiate da altri medici antichi, come Dioscoride e Plinio.
In modo meno documentato, le foglie e la corteccia del salice furono usati da molti popoli, anche primitivi, come gli Indiani d'America e gli Ottentotti, nonché dalla medicina popolare medioevale.


La Scuola medica salernitana, come già Dioscoride, attribuiva al salice proprietà antiafrodisiache.
Nel 1763 il reverendo inglese Edward Stone studiò le proprietà antimalariche della corteccia di salice. Benché fosse in errore nell'attribuire affinità tra il salice e il chinino, i suoi risultati dimostrarono inequivocabilmente le proprietà antifebbrili della corteccia di salice.
Nell'Ottocento i progressi della chimica permisero di isolare il principio attivo contenuto nella corteccia del salice: la salicina, isolata allo stato puro per la prima volta da Henri Leroux nel 1828. (Wikipedia)


Proprietà farmacologiche dell'acido acetilsalicilico: l'effetto antiaggregante piastrinico

L'acido acetilsalicilico (ASA) è l'antiaggregante piastrinico più utilizzato nel mondo.
Già a basse dosi, comprese tra i 75 e i 325 mg/die, agisce da inibitore irreversibile della COX-1, l'enzima che catalizza nelle piastrine la trasformazione dell'acido arachidonico in prostaglandina H2, precursore del tromboxano A2 (TxA2), induttore dell'aggregazione piastrinica. Essendo le piastrine cellule sprovviste di nucleo (anucleate), queste non sono in grado di sintetizzare nuovo enzima COX-1, essendo quello presente nella piastrina bloccato irreversibilmente dall'ASA.
A dosi superiori (~1g/die) l'ASA inibisce anche la COX-2 con i ben noti effetti analgesici e antipiretici, ma non si ha alcun vantaggio nell'inibizione dell'aggregazione piastrinica, che potrebbe potenzialmente anche ridursi per la contemporanea inibizione della produzione di prostaciclina (antiaggregante e vasodilatatore) da parte delle pareti vasali. Inoltre, a dosi maggiori aumentano i rischi di sanguinamento e la gastrolesività.
In ogni caso, la sola inibizione del TxA2 non è in grado di bloccare completamente l'aggregazione piastrinica, essendo molteplici i percorsi attraverso cui si può giungere all'attivazione e alla aggregazione piastrinica. Per questa ragione, spesso l'ASA viene associata ad altri farmaci antiaggreganti (es. clopidogrel, prasugrel, ticagrelor), che agiscono con meccanismi diversi.

Indicazioni terapeutiche
Numerosi studi hanno documentato l'efficacia dell'ASA nella prevenzione secondaria di eventi cardiovascolari in pazienti con Sindrome Coronarica Acuta (SCA), storia di ictus o attacchi ischemici transitori (TIA) riducendo il rischio di infarti miocardici non fatali, ictus non fatali e morti per cause vascolari.

Effetti indesiderati e precauzioni
Gli effetti indesiderati più comuni sono di tipo gastrointestinale (dispepsia, gastriti erosive o ulcera peptica con sanguinamento e perforazione), dose dipendenti e possono essere in parte ridotti con l'assunzione durante i pasti o, se necessario, con inibitori della pompa protonica. Poiché la risposta clinica all'ASA non è dose dipendente, a differenza degli effetti indesiderati gastrointestinali, è sempre vantaggioso utilizzare la dose più bassa dimostratasi efficace.
L'ASA può provocare effetti indesiderati a carico dell'apparato respiratorio nello 0,3% circa della popolazione, percentuale che sale al 5-10% nei pazienti asmatici. I sintomi compaiono dopo 0,5-3 ore dall'assunzione e consistono in rinorrea, congestione nasale, lacrimazione, iperemia congiuntivale e/o broncospasmo.
Sono possibili reazioni di ipersensibilità che possono interessare la cute (orticaria e/o angioedema), reazioni sistemiche di tipo anafilattoide (ipotensione, edema laringeo, prurito generalizzato, tachipnea).
Per il suo effetto antiaggregante l'ASA non deve essere utilizzato o la terapia, se necessaria va attentamente monitorata, nei pazienti con tendenza ad episodi emorragici, storia di emorragia cerebrale o ictus emorragico, traumi recenti o interventi chirurgici, malattia peptica e sanguinamenti gastrointestinali.

Le informazioni per il paziente

L'impiego regolare di prodotti contenenti ibuprofene può interferire con l'effetto inibitorio sull'aggregazione piastrinica dell'acido acetilsalicilico. Questo effetto non sembra avere una particolare rilevanza per un impiego saltuario.

Molti, troppi tecnici medici complicati. In seguito conto di riprendere il testo per renderlo più comprensibile ai profani della materia e completare l'articolo con riferimenti al processo di coagulazione del sangue e patologie a esso riferibili