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lunedì 2 gennaio 2017

CURARSI CON LE ERBE

categoria: farmacologia, fitoterapia

CURARSI CON LE ERBE


La disciplina che si occupa dell'utilizzo a scopo salutare dei rimedi di provenienza vegetale è la fitoterapia. Normalmente questi preparati sono riservati ai disturbi di minore entità o a piccoli problemi ricorrenti, per i quali abitualmente non si va dal medico, ma in ambito di sopravvivenza, alla lunga, finite le scorte di farmaci, le piante sarebbero chiamate in causa per combattere un sempre maggior numero di malattie, combattere infezioni e alleviare il dolore.
La fitoterapia possiede numerose formulazioni testate e sperimentate, che sono state nel tempo “riscoperte” anche dalla medicina “ufficiale”, per agire su una serie di patologie un tempo trattate unicamente con farmaci di sintesi. Attualmente il medico utilizza principalmente la fitoterapia per potenziare gli effetti di un farmaco o per alleviarne gli effetti collaterali, anche se gli effetti delle piante medicinali non sono di solito immediati, ma richiedono, per manifestarsi completamente, un certo periodo di tempo, che varia da specie a specie (anche una settimana).



QUALI SONO LE PARTI ATTIVE DI UNA PIANTA?
La parte della pianta che viene utilizzata per l'estrazione delle sostanze a scopo medicamentoso è detta droga vegetale (per es. la malva è la pianta, le foglie di malva costituiscono la droga). Le proprietà curative di una droga vegetale dipendono dai suoi principi attivi, in genere molteplici, che costituiscono il cosiddetto fitocomplesso.
Il fitocomplesso è quindi l'insieme di tutte le sostanze (alcune dotate di proprietà medicamentose, altre meno, ma ugualmente indispensabili) presenti nella droga, responsabili nel loro insieme dell'attività terapeutica.
Il ''titolo'' indica la quantità esatta di un determinato principio attivo presente nel prodotto erboristico; in particolare, con la titolazione si determina con precisione la sostanza attiva più importante nel fitocomplesso e la sua quantità. Un prodotto a titolo noto, che riporta cioè la quantità esatta di principio attivo che si assume, dà maggiori garanzie di qualità.
Una pianta per avere un titolo sufficientemente elevato in principi attivi deve essere raccolta in un particolare periodo dell'anno (tempo balsamico) che corrisponde al momento in cui è più ricca in principi attivi. Il tempo balsamico è strettamente legato al ciclo vegetativo di ciascuna pianta e dipende da specie a specie.

LE PREPARAZIONI ERBORISTICHE
Le diverse forme di somministrazione dei prodotti vegetali dipendono soprattutto dal tipo di droga che si deve impiegare: ogni pianta deve essere infatti somministrata nella forma più idonea a liberare i suoi principi attivi e renderli assorbibili dall'organismo.
Le varie formulazioni si possono ottenere a partire dalla pianta secca o dalla pianta fresca.



Polveri: sono miscele di piante che permettono di utilizzare la droga vegetale in toto; partendo dalla droga secca, questa viene polverizzata il più finemente possibile e può essere assunta per via orale (come tale, disciolta in un liquido, oppure sotto forma di compresse) o può essere impiegata per uso esterno (ad esempio come polvere aspersoria).

Estratti fluidi: si ottengono facendo macerare in alcool la pianta essiccata (estratti idro-alcoolici) o fresca (tinture madri) per un determinato periodo di tempo. Poiché si assumono a gocce (es. da 20 a 25 gocce 2 o 3 volte al giorno), sono molto utilizzati in quanto permettono di personalizzare la posologia a seconda delle esigenze del paziente.

Estratti secchi: si ottengono essiccando gli estratti fluidi a temperature non elevate e in particolari condizioni (in genere mediante liofilizzazione). Evaporando completamente il solvente, cioè la parte liquida, si ottiene una polvere finissima e molto concentrata in fitocomplesso (per evaporazione parziale si ottengono gli estratti molli). Si differenziano dalle polveri vere e proprie per la maggiore concentrazione dei principi attivi. Generalmente sono somministrati introducendoli in capsule rigide (o ''opercoli'').

Macerati glicerici: si ottengono macerando le gemme e i giovani getti della pianta fresca in una miscela di acqua, alcool e glicerina. Sono meno concentrati rispetto alle tinture madri, per cui la quantità da assumere sarà generalmente maggiore (es. 35 a 50 gocce 2-3 volte al giorno).

Oli essenziali: sono presenti naturalmente in alcune piante (ad esempio eucalipto, lavanda, salvia rosmarino) e sono ottenuti per distillazione o mediante spremitura. Vanno utilizzati con maggiore cautela in quanto possono contenere quantità elevate di principio attivo e possono provocare effetti indesiderati anche importanti se assunti a dosi non corrette.

Tisane: sono miscele di piante medicinali essiccate e sminuzzate. Si usano come base per preparare infusi (si ottengono versando acqua bollente sul prodotto secco) o decotti (si ottengono portando a ebollizione droga e acqua). In entrambi i casi si lascia riposare qualche minuto, si filtra e si beve subito. Si può preparare anche il quantitativo necessario per la giornata, ma dopo 24 ore, bisogna rinnovarlo.



I PREPARATI VEGETALI SONO SEMPRE SICURI?
Il fatto che solitamente ci si affidi ad erbe e piante come coadiuvanti per problemi di minore entità (ad esempio per la stitichezza, per combattere il sovrappeso, come primo approccio all'insonnia...) purtroppo si risolve spesso in un utilizzo prolungato che può essere causa della comparsa di effetti indesiderati.
E' sbagliato credere che i preparati vegetali siano innocui: basti pensare che le più potenti sostanze ad azione stupefacente sono ricavate dalle piante (ad es. la morfina è ricavata dal Papaver Somniferum, una particolare varietà di papavero).
Esiste un'ampia documentazione riguardante casi di intossicazione e di effetti indesiderati dovuti a prodotti erboristici: per citare un caso, negli anni '90 sono state ritirate dal mercato tutte le preparazioni contenenti camedrio, un'erba utilizzata da molto tempo, dimostratasi tossica per il fegato. Le erbe inoltre possono anche a interagire fra loro o con i medicinali che si stanno assumendo; recenti segnalazioni indicano che l'iperico, o erba di San Giovanni, interagisce con diversi farmaci, fra cui i contraccettivi orali, warfarin, teofillina, digossina, ciclosporina); simili problemi sono dati anche, ad esempio, dal succo di pompelmo.

Una particolare attenzione va posta durante la gravidanza: anche se risulta difficile stabilire una correlazione diretta, esistono segnalazioni di effetti indesiderati in bambini nati da madri che avevano fatto un uso indiscriminato di prodotti vegetali.

STORIA


In un periodo oscuro della nostra storia, con il decadere della civiltà a seguito della caduta dell'Impero Romano, una buona parte delle conoscenze mediche acquisite nel tempo rischiavano di perdersi definitivamente. L'opera dei monaci nei monasteri fu importante per alleviare le sofferenze delle persone del tempo, ma anche per conservare quel patrimonio di informazioni mediche raccolto nei secoli passati.





lunedì 27 luglio 2015

Categoria: piante medicinali. Marrubio Vulgare

Categoria: piante medicinali, fitoterapia



Marrubio Vulgare


Il Marrubium vulgare L. è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, alta circa 70 centimetri. La specie è diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, inclusa la costa settentrionale dell'Africa, e in Asia minore. È molto comune nei luoghi ombrosi e umidi, emana un caratteristico odore sgradevole.
Il nome di questa pianta deriva dall'ebraico Mar (amaro) e Rob (succo). Il Marrubio è conosciuto e apprezzato fin dall'antichità: già gli antichi Egizi lo impiegavano contro le patologie delle vie respiratorie.

La droga è costituita dalle sommità fiorite, raccolte in estate, che contengono alcune sostanze amare (la principale è la marrubiina: dal punto di vista chimico è un lattone diterpenico con nucleo furanico), alcoli di terpenici (marrubiolo e marrubenolo), alcaloidi anfoteri, mucillagini e tannini, oltre a sali di ferro e di potassio e acido ascorbico. Sono presenti anche olio essenziale in tracce, saponine e flavoni.
La marrubiina è un composto che si forma durante il processo di estrazione.
Gli impieghi tradizionali del Marrubio riguardano l'attività eupeptica, coleretica ed amaro-tonica in caso di inappetenza e nelle difficoltà dispeptiche. Da evitare assolutamente l'impiego durante la gravidanza, l'allattamento e in età pediatrica, perché il Marrubio ha un effetto fortemente purgante dovuto a un meccanismo non identificato.
Gli studi scientifici su questa pianta non sono sufficienti; la medicina popolare impiega la droga, anche sotto forma di sciroppo con miele (probabilmente per correggere il sapore amaro), contro le tossi secche e contro gli spasmi bronchiali, grazie all'azione espettorante delle saponine e a quella spasmolitica dovuta, probabilmente ai lattoni ed agli alcaloidi.
Per uso esterno l’infuso di questa pianta è stata usata per lavare, a scopo disinfettante, ferite e piaghe.
Frequentemente il Marrubio bianco è sofisticato/confuso con altre specie: Marrubium candidissimum, Ballotta nigra ed il Lycopus europeus (chiamato volgarmente Marrubio d'acqua).

martedì 3 febbraio 2015

La fitoterapia: la "farmacia" in situazioni di sopravvivenza.

categoria: medicina, pronto soccorso, fitoterapia

La fitoterapia, più che una medicina “alternativa” a quella ufficiale, è la sua progenitrice e, ancora per molti anni, fino all’avvento di nuove terapie futuristiche, la fonte da cui ricavare molecole utili alla cura dell’uomo. Molte specialità medicinali di corrente uso derivano dallo studio di molecole estratte dalle piante, come ad esempio l’aspirina (acido acetilsalicilico), il cui nome rivela la derivazione dalla corteccia di salice.
I contrasti tra esperti di fitoterapia e cultori della medicina ufficiale riguardano, semmai, altri aspetti. I primi ritengono che le proprietà terapeutiche delle piante dipendano dall'insieme dei loro componenti, tra i quali si manifesterebbero interazioni e quindi impiegano preparazioni vicine alla composizione originale della pianta, che consistono ad esempio in miscele e decotti. Chi segue la medicina ufficiale, al contrario, si preoccupa della costanza e riproducibilità degli effetti terapeutici e quindi preferisce utilizzare i singoli principi attivi estratti e purificati della pianta, poiché non possono controllare totalmente fattori come la composizione del terreno, il momento della raccolta e l'andamento stagionale, che influenzano la composizione qualitativa e quantitativa risultante dai processi di estrazione della materia vegetale ricavata dal raccolto sul campo. Spesso, inoltre, i principi attivi estratti dalla pianta, studiati e testati, sono poi ottenuti per sintesi da laboratorio. Tale procedimento non ne cambia le caratteristiche, perché la struttura molecolare rimane invariata, mentre riduce i costi e consente una produzione nelle quantità corrispondenti alla richiesta del mercato, spesso enorme. Anche perché la raccolta in natura di piante medicinali potrebbe mettere in pericolo la sopravvivenza di molte specie.
In caso di sopravvivenza in luoghi isolati o ipotetici scenari apocalittici, la fitoterapia dovrebbe riacquistare il suo ruolo,data l’impossibilità di riprodurre tutti i passaggi chimici della produzione industriale.
Un appassionato dell’argomento sopravvivenza dovrebbe, già da adesso, documentarsi sul riconoscimento, le proprietà e gli usi delle piante medicinali, tra l’altro un interessantissimo argomento di lettura, poiché occorre tempo per acquisire certe conoscenze.

giovedì 6 febbraio 2014

Una pianta emostatica: Hjdrastis canadensis

categoria: piante medicinali

Le piante emostatiche o antiemorragiche si differenziano fra loro per come agiscono:
- quelle con principi attivi vasocostrittrici stimolano il sistema nervoso centrale nervoso, il sistema nervoso periferico o la muscolatura liscia vascolare oppure fanno aumentare la concentrazione ematica di ioni calcio;
- quelle ricche di tannino precipitano le proteine ematiche, facilitando la formazione del coagulo;
- quelle che stimolano la formazione di piastrine.







Il rizoma di Hjdrastis canadensis (Fam. Berberidam) deve la sua azione farmacologica principale all'idrastina, stimolante centrale del centro bulbare vasocostrittore e a dosi più elevate eccitante spinale tetanizzante. L'effetto vasocostrittore si esercita in modo energico e duraturo sui vasi addominali e sui visceri.
Preparazioni: il decotto al 6% e va preso a tazze, 2-3 volte al giorno.

Indicazioni: metrorragie, emorroidi. Oltre all'azione centrale l'idrastina possiede un'azione periferica sulle fibre muscolari lisce vasali, quindi è impiegata localmente sulle ulcere alle gambe.