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mercoledì 14 marzo 2018

SATURIMETRO – PULSOSSIMETRO

Categoria: pronto soccorso

SATURIMETRO – PULSOSSIMETRO


Il saturimetro misura la quantità di ossigeno legato alle molecole di emoglobina in circolo nel sangue. Il valore percentuale è compreso tra 0 e 100, indicato come SpO2 (Saturazione Periferica dell'Ossigeno). L’apparecchio rileva anche la frequenza cardiaca.
L'apparecchio ha una sonda a pinza che messo ad un dito del paziente, emette una luce infrarossa e una visibile e misura la luce di ritorno dopo che ha attraversato il tessuto umano, ricavando con un algoritmo la percentuale di ossigeno legata all'emoglobina, legata alla quantità di luce assorbita.

La sonda è a contatto con l'unghia e se questa è sporca, c’è smalto o la mano è troppo fredda (vasocostrizione o shock) o callosa, il dato rilevato dall’apparecchio può essere errato, più basso di quello reale. Lo smalto si può comunque grattare o la mano può essere riscaldata.


Nei bambini si usa una sonda pediatrica (se disponibile) oppure si rileva la SpO2 dall'orecchio o da un piede.
È importantissimo lo scambio di dati con la C.O. perché le situazioni possono essere varie e difficili da interpretare: in caso di intossicazione da monossido di carbonio, questo si lega alla molecola dell'emoglobina e poiché la carbossiemogobina CO-Hb riflette il rosso come la HbO2, si effettua una rilevazione errata perché lo strumento misura valori elevati di SpO2 e quindi si considera il paziente sufficientemente ossigenato. 
I soggetti anziani possono avere una saturazione “normalmente bassa” per cui bisogna cercare con attenzione i segni e sintomi di insufficienza respiratoria, non affidandosi unicamente al dato letto sul saturimetro.
Altre condizioni che possono alterare la misurazione dell’SpO2 sono:
anemia: una grave di carenza i globuli rossi e di emoglobina rende assolutamente difficile la lettura dell'ossimetro.
ipotensione (pressione bassa): la lettura diventa via via meno affidabile quando si scende sotto i 55- 60 mmHg di sistolica. (non essendoci circolazione periferica..).
pigmentazione cutanea: l' accuratezza della lettura può risultare falsamente bassa nei pazienti molto scuri di pelle. Paziente in ipotermia sotto i 35 °C si verifica una riduzione della lettura dell'apparecchio.
Movimenti del paziente: possono creare mancate letture dell'onda pulsatile che non riesce a verificarne la forma. Il modo migliore per verificare la bontà di una lettura è quello di accertarsi che la frequenza letta dall'ossimetro corrisponda a quella del monitor ECG.
Errori legati all'apparecchio
- valori strettamente affidabili di SpO2 si hanno solo per letture comprese tra 65 e 100%. Al di sotto il margine di errore può arrivare al 33% (comunque non rilevante per i soccorritori..)
- interferenza ottica da parte di altre radiazioni : luce solare viva, lampade fluorescenti. In questi casi è opportuno coprire il sensore con un materiale opaco.
- se il dito è troppo piccolo la luce filtra sui lati senza passare nei tessuti, falsando la lettura.




La saturazione periferica (SpO2), la frequenza cardiaca (FC) e la pressione arteriosa (PA) sono i parametri vitali più importanti da riferire alla centrale operativa.
I valori di SpO2 (saturazione):
100-95                                     valore normale
95 -90                                      lieve ipossia

< 90                                         grave ipossia, somministrare ossigeno

mercoledì 26 ottobre 2016

Bustina gel antiustione

categoria: materiale presente in ambulanza

Bustina gel antiustione


Il gel applicato al supporto permette di ottenere un raffreddamento o “cooling” molto efficace della superficie ustionata garantendo diminuzione della profondità dell’ustione, diminuzione dell’edema, diminuzione del dolore.
La confezione sterile offre il vantaggio di una protezione efficace contro le infezioni e come medicazione. Le coperte e compresse all'idrogel, oltre ad avere un effetto antalgico, soprattutto neutralizzano l'azione del caldo sulla pelle e vengono utilizzate da: centri grandi ustionatipronto soccorsoambulanzeVigili del Fuoco, servizi antincendio, corpi di Polizia, ma anche e con efficacia in industriacucinemense aziendali e case.


mercoledì 30 dicembre 2015

pronto soccorso: steri strip


categoria: pronto soccorso

Uso degli steri-strip




I cerotti conosciuti con il termine "steri strip" permettono di risolvere piccole emergenze sanitarie senza doversi rivolgere ad un pronto soccorso per l'applicazione di punti tradizionali.

trattamento di piccole ferite (immagini da remotemedicine.blogspot.it)


Una piccola lesione della pelle, superficiale, viene pulita dai corpi estranei e disinfettata. I margini cutanei della ferita vengono riavvicinati usando gli "steri strip" e coperti poi da una medicazione sterile.





Il video della 3M sull'uso degli steri strip




giovedì 26 novembre 2015

Le emorragie e l'uso dell'acido tranexamico (studio CRASH-2; MATTERs study)

categoria: pronto soccorso

Le emorragie e l'uso dell'acido tranexamico

I traumi rappresentano una delle principali cause di morte al mondo. Circa un terzo delle morti per trauma che avvengono in ospedale sono riconducibili ad una emorragia. I lacci emostatici e gli agenti emostatici (Combat Gauze) sono inutili nelle emorragie interne, mentre l’acido tranexamico (TXA) aiuta a fermare l'emorragia.

Il meccanismo dell’emostasi
L’emostasi è il processo fisiologico mediante il quale si arresta il sanguinamento da un vaso sanguigno leso. L’emostasi richiede l’attività combinata di fattori vascolari, piastrinici e plasmatici; parallelamente si attivano i meccanismi che limitano l’accumulo di piastrine e di fibrina all’area danneggiata.
L’attività fibrinolitica, basata sulla conversione del plasminogeno in plasmina, degrada per via enzimatica la fibrina riuscendo a dissolvere i coaguli di sangue. In caso di intervento chirurgico maggiore o trauma, il danno ai tessuti fa prevalere il processo della fibrinolisi; gli agenti antifibrinolitici si usano in chirurgia per ridurre la perdita ematica nei pazienti con fibrinolisi normale o accentuata e diminuire la necessità di trasfusioni, apparentemente senza aumento del rischio di complicanze postoperatorie, legati alla formazione di microcoaguli all’interno delle arterie e delle vene.
L’acido tranexamico (TXA)̀, un derivato sintetico dell’aminoacido lisina, si lega competitivamente ai siti di legame della lisina sulla molecola del plasminogeno, bloccando la trasformazione l’attivazione in plasmina.
Il farmaco è impiegato prevalentemente per trattare la menorragia e a scopo preventivo negli emofilici che devono sottoporsi ad estrazioni dentarie. Alcuni odontoiatri lo usano per via topica nelle sedi cavitarie che sanguinano abbondantemente.
L’analogia delle risposte emostatiche in caso di intervento chirurgico e di trauma ha portato alla realizzazione di uno studio su una casistica molto ampia, che ha coinvolto 274 ospedali in 40 paesi e 20.000 pazienti.
Lo studio, denominato CRASH-2 (Clinical Randomisation of an Antifibrinolytic in Significant Haemorrhage), pubblicato su The Lancet, ha analizzato gli effetti della somministrazione precoce di acido tranexamico, il rischio di eventi occlusivi vascolari e la necessità di trasfusioni in pazienti traumatizzati con emorragia grave in atto o attesa.

I pazienti hanno ricevuto una infusione endovenosa di 1 g di acido tranexamico in 10 minuti con 100 cc di soluzione fisiologica o Ringer lattato, seguita da una infusione di 1 g in 8 ore. I casi di controllo sono stati trattati con soluzione salina allo 0,9%. L’acido tranexamico è somministrato mediante infusione lenta, per ridurre il rischio di ipotensione.
Il principale criterio di valutazione di efficacia era rappresentato dalla percentuale dei decessi per qualsiasi causa avvenuti in ospedale nelle 4 settimane successive al ricovero. La mortalità totale è stata del 16% nei pazienti trattati con placebo e del 14,5% in quelli trattati con acido tranexamico. La differenza a favore dell’acido tranexamico, corrispondente ad una riduzione del rischio assoluto dell’1,5%, significativa sotto il profilo statistico (una vita salvata ogni 66 pazienti trattati).
L’incidenza di eventi occlusi vascolari fatali e non fatali (ictus, infarto miocardico, embolia polmonare) è risultata 0,3% e 1,4% nel gruppo placebo contro 0,5% e 1,5% nel gruppo acido tranexamico.
Adottando come criterio di valutazione solo la mortalità specifica per emorragia e analizzando la tempistica del trattamento con gli esiti clinici, lo studio ha dimostrato che tanto più precocemente l’acido tranexamico è somministrato tanto maggiore è il beneficio. Il trattamento effettuato entro un’ora dal trauma ha diminuito il rischio di morte per emorragia dal 7,7% al 5,3%, pari ad una riduzione del rischio assoluto del 2,4% (una vita ogni 42 traumatizzati gravi); la somministrazione è ancora utile quando fatta entro tre ore dal ferimento. La somministrazione oltre tre ore dal trauma ha aumentato il rischio di morte per emorragia: i decessi sono infatti risultati 144 (su 3.272 pazienti) contro 103 (su 3.362 pazienti) trattati con placebo, pari al 4,4% contro 3,1%.

Possibili effetti indesiderati
nausea, vomito, diarrea
disturbi visivi
possibile aumento del rischio di coaguli post-infortunio
ipotensione, se somministrato come bolo endovenoso

Conservazione e trattamento
Intervallo di temperatura consigliato per la conservazione: 15 – 30°C. Proteggere questo farmaco da condizioni ambientali estreme (conservare e trasportare in strutture con aria condizionata; in missione i militari portano il farmaco in un piccolo contenitore coibentato nello zaino di pronto soccorso e, in caso di temperature molto rigide, portano il TXA accanto al corpo).


Un recente editoriale pubblicato su “The Medical Journal of Australia” dal titolo “Trauma and tranexamic acid” a firma di Russell L Gruen, Ian G Jacobs e Michael C Reade pone alcuni dubbi sia sul metodo che sul merito dello studio CRASH-2. In particolare lo stato ipercoagulativo indotto dall’Acido Tranexamico potrebbe (teoricamente) favorire l’insorgenza di complicanze spesso fatali, come l’embolia polmonare e la trombosi venosa profonda, tipiche del paziente politraumatizzato. Complicanze risultate molto rare nel CRASH-2, ma più numerose nello studio parallelo condotto in ambito militare (Military Application of Tranexamic Acid in Trauma Emergency Resuscitation; MATTERs study): rispettivamente 9 e 12 volte maggiori nella popolazione trattata con Acido Tranexamico rispetto a quella di controllo. (www.ncbi.nlm.nih.gov)
La riduzione dell’azione fibrinolitica della plasmina tende ad indurre una coagulopatia acuta post-traumatica (ATC), soprattutto nei pazienti politraumatizzati massivamente trasfusi. Poiché l’acido Tranexamico fa parte dei protocolli in cui sono previsti alte dosi di emazie concentrate o di altri fattori ematici, il dubbio sorge spontaneo, ma lo studio CRASH-2 non indaga in maniera soddisfacente su questo punto.

A tal proposito sono già in programma (negli USA ed in Australia) altri trial che prenderanno in considerazione i  dubbi lasciati irrisolti da CRASH-2.

lunedì 23 novembre 2015

emostasi 1

categoria: pronto soccorso, farmacologia

I meccanismi alla base del processo di Emostasi. Patologie collegate alla sua alterazione: manifestazioni trombotiche ed emorragiche.


L'emostasi è il processo che blocca lo stravaso di sangue a seguito di un danno vascolare.
Una emostasi fisiologica, è il risultato di un equilibrio fra i meccanismi che favoriscono il processo emostatico e quelli antagonisti ad esso.
Lo spostamento dell'equilibrio nel senso di un aumento o di una diminuzione dell'attività emostatica ha importanti conseguenze patologiche:
                una incontrollata attivazione intravasale dell'emostasi, che dà luogo a manifestazioni trombotiche
                un deficit del sistema emostatico, che dà luogo a manifestazioni emorragiche


L'emostasi svolge quindi tre funzioni:
- mantiene il sangue in uno stato fluido senza coaguli nei vasi normali;
- ripara le continue microlesioni che avvengono fisiologicamente alla parete endoteliale dei vasi dovute allo scorrimento stesso del sangue senza provocare una coagulazione eccessiva che porterebbe al blocco della circolazione;
- induce la rapida formazione di un tappo emostatico (coagulazione) localizzato nel sito di una rottura del vaso, bloccando la fuoriuscita del sangue (emorragia).


All'interno dei vasi si possono individuare quattro fasi :
                riduzione del lume vasale (fase vascolare)
                formazione del tappo piastrinico (fase piastrinica; emostasi primaria)
                formazione del coagulo di fibrina (fase coagulativa; emostasi secondaria)
                dissoluzione del coagulo (fase fibrinolitica)

Fase vascolare
La vasocostrizione o spasmo vascolare è la prima risposta dell’organismo in risposta ad una lesione del vaso, tramite un segnale nervoso che causa una contrazione della muscolatura liscia presente nella pareti del vaso offeso e di quelli contigui alla lesione; la riduzione del lume vasale porta ad un rallentamento della fuoriuscita di sangue una riduzione del flusso sanguigno nell'area circostante. Se la lesione interessa un capillare, lo spasmo vascolare è in genere sufficiente a bloccare l'emorragia.

Emostasi primaria
La vasocostrizione è sostenuta e prolungata dalle sostanze rilasciate dalle piastrine richiamate e accumulate nel vaso danneggiato.
Giunte a livello della lesione le piastrine aderiscono al collagene del vaso danneggiato, subiscono modificazioni morfologiche con passaggio da una forma discoidale (discociti) ad una forma sferica (sferociti), ed emissione di pseudopodi, dapprima corti, poi sempre più lunghi, fino a rendere possibile il contatto tra piastrine vicine. Si liberano quindi dei fosfolipidi e dei fattori piastrinici (sostanze con attività vasocostrittrice e proaggregante, fattori della coagulazione e inibitori della fibrinolisi) che aumentano la loro adesività favorendone l'aggregazione (il trombossano è il più potente agonista della aggregazione piastrinica).
Il richiamo in massa di altre piastrine permette la formazione di un primo tappo emostatico instabile, detto "trombo bianco", stabilizzato in seguito con la deposizione di fibrina.

Emostasi secondaria
La fase coagulativa consolida il tappo piastrinico tramite la deposizione di fibrina.
La fibrina è una proteina insolubile che deriva dal fibrinogeno (la forma solubile nel plasma); i suoi filamenti costituiscono una sorta di rete che intrappola le cellule del sangue, generando il "trombo rosso" che chiude il vaso lesionato. In seguito alla lesione del vaso sanguigno i fattori della coagulazione (numerati progressivamente da 1 a 13 con numeri romani), normalmente presenti nel plasma nella forma inattiva, sono attivati a cascata fino a determinare la trasformazione del fibrinogeno plasmatico solubile nel polimero insolubile, la fibrina.

Formazione del trombo ed eventi antitrombotici

Il trombo  previene ulteriori emorragie. Contemporaneamente alla sua costituzione, si attivano meccanismi di contro-regolazione (come il t-PA = attivatore tissutale del plasminogeno che promuove la fibrinolisi) che limitano il coagulo emostatico alla sede della lesione.

sabato 3 ottobre 2015

scheda: le distorsioni

categoria: pronto soccorso

Distorsioni






Le distorsioni, a differenza delle lussazioni (nelle quali un capo articolare fuoriesce dalla normale sede) sono caratterizzate da un dolore più o meno intenso, dovuto al momentaneo e reversibile allontanamento di un capo articolare dalla sua sede naturale, a seguito di traumi, cadute o cambi di direzione e postura repentini del corpo, tutte situazioni, comunque, che vincono la capacità di contenimento dell'articolazione da parte dei legamenti articolari. L'articolazione si presenta gonfia (edematosa), può essere visibile un ematoma, ha una limitazione funzionale e mostra un'acutizzazione del dolore se si accenna un movimento; se trascurata, l'articolazione subisce un danno che nel tempo può diventare cronico e in casi estremi può richiedere un intervento chirurgico ortopedico.



Trattamento/Consigli
Il trattamento è semplice:
- ghiaccio applicato non direttamente sulla cute, almeno 15 minuti ogni ora o per 4-6 volte al giorno,
- idonea fasciatura, non troppo stretta, se l’articolazione è molto gonfia,
- arto mantenuto immobile ed elevato.

Il soccorritore deve aiutare l’infortunato a mettersi in posizione comoda, tenendo sollevata la parte colpita e applicare sulla  parte colpita un impacco freddo, lasciandovelo per circa trenta minuti. Successivamente si deve bendare la parte colpita facendo due giri intorno alla pianta del piede e risalendo poi verso la caviglia. Il  bendaggio deve coprire il piede (ma non le dita!), la caviglia e la parte bassa della gamba.
Le dita devono rimanere visibili per poter osservare il colore della pelle e la sensibilità dell’infortunato, in caso si sia fatta per errore una fasciatura troppo stretta che riduce la circolazione a valle del bendaggio!!




ATTENZIONE: il metodo di bendaggio di questa fotografia è errato: il corretto bendaggio deve essere SEMPRE fatto facendo risalire la fasciatura dal piede alla caviglia, rispettando cioè il senso della circolazione venosa

Bendaggio corretto

bendaggio corretto




I farmaci utilizzati sono a base di sostanze ad azione capillaro-protettore (per favorire il riassorbimento dell'ematoma e dell'ecchimosi) e antinfiammatori (locali o orali).

sabato 19 settembre 2015

farmacisti in pronto soccorso

categoria: pronto soccorso

Uk, farmacisti in Pronto soccorso: tratterebbero quasi metà dei pazienti


IL 39,8% DEI PAZIENTI CHE AFFERISCONO A SERVIZI DI PRONTO SOCCORSO POTREBBERO ESSERE TRATTATI CON SUCCESSO DA UNA FARMACISTA CON COMPETENZE DI PRATICA CLINICA ACQUISITE CON UNA FORMAZIONE AD HOC. LA PERCENTUALE SCENDE AL 5,1% CON I FARMACISTI CON FACOLTÀ DI PRESCRIZIONE. IL DATO RIGUARDA L'INGHILTERRA DOVE C'È UN DIBATTITO SULLA POSSIBILITÀ DI IMPIEGARE I FARMACISTI NEI PRONTO SOCCORSO.


IL DATO EMERGE DA UNO STUDIO PILOTA CONDOTTO NEL WEST MIDLANDS SU 782 PAZIENTI PASSATI NELL'ARCO DI CIRCA UN ANNO, IN TRE CENTRI DI PRIMO SOCCORSO PER PAZIENTI ACUTI, ESTESO POI A 48 CENTRI PER UN TOTALE STIMATO DI OLTRE 18MILA PAZIENTI.

AI FARMACISTI ANDREBBE OFFERTA UNA FORMAZIONE NELLA DIAGNOSI CLINICA E GESTIONE DI FERITE E DISTURBI MINORI PER CONSENTIRE LORO DI PRESCRIVERE FARMACI SENZA CONSULTARE UN MEDICO.

lunedì 31 agosto 2015

infermieri e medici militari nei pronto soccorso

categoria: pronto soccorso

Emilia Romagna. I militari reclutati nei reparti più a rischio degli ospedali. Al via protocollo tra Regione e Difesa

In questo modo verranno mantenute e migliorate le competenze dei professionisti e, in futuro, si penserà a come coinvolgerli nell'organizzazione del servizio sanitario regionale. Ma si tratterà anche di un servizio ulteriore ai cittadini. “In futuro potranno essere impiegati in condizioni estreme, anche sul territorio nazionale”.

28 AGO - Un accordo che consentirà a 35 tra medici e infermieri assunti dall’esercito di operare all’interno delle strutture sanitarie pubbliche dell’Emilia Romagna. Il protocollo, secondo quanto riportato dal quotidiano 'La Repubblica' verrà firmato nei prossimi giorni dal presidente della Regione Stefano Bonaccini e dal ministro della Difesa Roberta Pinotti. Non si tratterà comunque della prima Regione a misurarsi con questa novità, dato che la strada è già stata intrapresa da Toscana e Friuli Venezia Giulia. Medici e infermieri che oggi lavorano negli ambulatori delle caserme “saranno impiegati nei reparti più a rischio: emergenza, pronto soccorso affinché non “perdano la mano – si legge nel protocollo - a causa dell'inattività nel caso debbano essere impiegati, in futuro, in condizioni estreme, anche sul territorio nazionale”.

“A noi sembra un'ottima idea – ha commentato Licia Petropulacos, direttore generale dell'assessorato alla Sanità - un bell'esempio di collaborazione tra settori della pubblica amministrazione. È un'esperienza tutta da costruire, con le dovute cautele, ma il senso è quello di mantenere e migliorare le competenze dei professionisti e, in futuro, pensare a come coinvolgerli nell'organizzazione del servizio sanitario regionale, visto che parliamo di personale formato”.
L’ottica complessiva dell’operazione è quella di fornire un servizio ai cittadini, come spiega il testo del protocollo. "Il personale sanitario militare, adeguatamente addestrato, può rappresentare una risorsa aggiuntiva del sistema sanitario regionale. Può rappresentare una sinergia virtuosa ampliando le disponibilità per i cittadini”.

giovedì 31 luglio 2014

Uso del tourniquet in un conflitto a fuoco. Relazione di un agente di polizia americana al corrispondente del NY Times. Traduzione

Uso del tourniquet in un conflitto a fuoco. Relazione di un agente di polizia americana al corrispondente del NY Times. Traduzione

"Pensavo che vi avrebbe fatto piacere sapere che il laccio emostatico SOF TQT è stato utilizzato con successo il 25/4/07. Nel condurre una ricerca di un soggetto in una zona rurale dello stato di NY, molti dei miei compagni di squadra si sono trovati sotto il fuoco di un individuo armato di un fucile  calibro 30.30 e di una pistola calibro 22. ed uno di essi è stato colpito da una pallottola calibro 30.30 al braccio. Il proiettile ha attraversato l'arto circa a cinque centimetri dall'omero distale distruggendo l'osso insieme ad una grande quantità di tessuti molli.

L'arteria brachiale è stata recisa. Dopo la ritirata in una posizione riparata l'operatore ha tentato di tamponare l'emorragia applicando il laccio SOF in un punto superiore alla ferita. Dopo essere stato assistito da un altro operatore, il TQT è stato correttamente applicato e l'arteria recisa è stata tamponata con successo e l'operatore ferito è stato evacuato".
L'email dell'agente continua dicendo che il suo compagno di squadra ferito si è salvato e che la dottoressa del pronto soccorso ha detto che l'applicazione del TQT in ambito preospedaliero (PHTLS) è stato determinante.

uso del laccio emostatico (tourniquet) per fermare l'emorragia a livello degli arti. Studio sull'efficacia effettuato in un ospedale militare a Baghdad nel 2006

Uso del laccio emostatico (tourniquet) per fermare l'emorragia a livello degli arti. Studio sull'efficacia effettuato in un ospedale militare a Baghdad nel 2006


Uno studio sull’efficacia dell’uso dei lacci emostatici è stata effettuato per più di 7 mesi nel 2006 in un ospedale militare a Baghdad (NCT00517166; ClinicalTrials.gov).
Tra i 2838 civili e militari ricoverati con ferite agli arti, 232 soggetti (8%) hanno ricevuto lacci emostatici. Lo studio ha valutato i tassi di sopravvivenza e l'esito degli arti cui era stato applicato il laccio emostatico. Lo studio ha ulteriormente distinto l'uso preospedaliero (PHTLS) del laccio emostatico contro quello applicato in ambito del dipartimento di emergenza (ED).

RISULTATI:
- dei 232 pazienti trattati con lacci emostatici 31 sono morti (13%); i tourniquet utilizzati quando lo shock non era ancora comparso sono associati ad alti tassi di sopravvivenza (90%)
- 194 pazienti hanno ricevuto lacci emostatici in ambito pre-ospedaliero e di questi 22 sono morti (11%)
- 38 pazienti hanno ricevuto i lacci emostatici in reparto di emergenza (emergency department; ED) e 9 di loro sono morti (24%)
- 4 pazienti su 232 (1,7%) hanno riportato una paralisi transitoria del nervo a livello del laccio
- nessuno dei 232 pazienti trattati con laccio ha subito una amputazione esclusivamente per l’uso del laccio emostatico

CONCLUSIONI
I tourniquet utilizzati quando lo shock non è ancora comparso sono associati ad alti tassi di sopravvivenza (90%). Questo si intuisce anche confrontando la percentuale di morti nel gruppo di pazienti trattati precocemente in ambito preospedaliero (194 soggetti; 22 morti/11%) rispetto al gruppo arrivato all’ospedale senza essere stati trattati con laccio emostatico (38 soggetti; 9 morti/24%).
I pazienti del secondo gruppo hanno ricevuto il laccio probabilmente più tardi rispetto a quelli del primo gruppo e le loro condizioni, a causa del ritardato controllo dell’emorragia, dovevano essere state mediamente peggiori, quindi più probabile lo stato di shock.
L’osservazione su tutti i pazienti trattati con laccio emostatico ha evidenziato solo una bassa percentuale di effetti collaterali transitori (paralisi transitoria del nervo a livello del laccio; 1,7%) e nessuna amputazione all’arto trattato con il laccio emostatico è da attribuire unicamente all’applicazione di questo mezzo di controllo dell’emorragia.




giovedì 6 febbraio 2014

Lo shock

categoria: pronto soccorso


Lo shock nel senso medico del termine è una delle cause principali di morte in seguito a una ferita, ed è la reazione del corpo a una perdita di fluido in circolo nel corpo, cioè nella maggioranza dei casi a una perdita di sangue. In caso di ustioni il ferito può perdere una notevole quantità di liquidi dalla ustione stessa.
I sintomi di uno stato di shock in ordine di comparsa sono:
1 Stato d'ansia, alterazioni del comportamento
2 Pallore, pelle fredda e sudata
4 Nausea e vomito
3 Alterazione dei segni vitali: pulsazioni deboli e rapide e respiro affannoso
6 Debolezza, vertigini e vista confusa
7 Stato di semicoscienza o incoscienza
8 disponendo di un apparecchio per misurare la pressione si può rilevare una pressione sanguigna bassa
Altri segni di shock sono la sete, la midriasi e la cianosi periorale e a livello delle unghie.

Stato d'ansia, alterazioni del comportamento
A causa della scarsa ossigenazione dell’encefalo possono manifestarsi stati ansiosi, irrequietezza ed anche aggressività.

Pallore, pelle fredda e sudata
Proprio nel tentativo di conservare una adeguata irrorazione sanguigna agli organi essenziali quale il cervello, la persona in stato di shock attua una serie di meccanismi compensativi che deviano il flusso ematico a scapito del distretto cutaneo. Nella sequenza di valutazione della gravità della lesione il soccorritore incaricato di dare un “punteggio” al feriti presenti nella zona del sinistro (“triage SIEVE”) valuta il tempo di riempimento capillare dopo aver premuto il suo dito sulla pelle esposta dell’infortunato: un tempo superiore ai due secondi è un indice riconosciuto di gravità delle condizioni fisiche del ferito.

Nausea e vomito
Fra i meccanismi di compenso della perdita di liquidi con l’emorragia è compresa la riduzione dell’irrorazione sanguigna dell’apparato digerente e questo causa questi disturbi.

Alterazione dei segni vitali: polso e respiro
La frequenza respiratoria aumenta nel tentativo di migliorare l’ossigenazione del sangue; man mano che lo shock si aggrava gli atti respiratori diventano superficiali e faticosi.
La frequenza del polso aumenta nel tentativo del cuore di pompare una maggiore quantità di sangue, ma con il degenerare delle condizioni dell’infortunato il polso si fa debole e filiforme.

Stato di semicoscienza o incoscienza
L’insufficiente irrorazione sanguigna e quindi la bassa ossigenazione dell’encefalo a questo punto rende il soggetto sonnolento e prossimo all’incoscienza.

Pressione sanguigna bassa
La pressione del sangue è uno degli ultimi segni vitali che si deteriorano, grazie all’azioni compensatorie attuate dall’organismo. Quando infine la pressione cala il soggetto si trova in una condizione di shock grave.

La persona in stato di shock emorragico necessita di trasfusioni di liquidi o di sangue, ma nell'attesa di un soccorso avanzato la persona sulla scena dell’incidente, può fare qualcosa di utile:

- Stendere il ferito
- Assicurarsi che le vie respiratorie siano libere
- Cercate e arrestate qualsiasi emorragia
- Mettete le gambe dell’infortunato più in alto della testa in modo che siano più in alto del cuore, ma prima verificare che non abbia fratture (posizione antishock)
- Sorreggete l’arto ferito con delle stecche
- Proteggete il ferito dal vento e dalla pioggia (combattere l’ipotermia)
- Non somministrate MAI alcolici

- Rassicurate il ferito