giovedì 11 dicembre 2014

Non lavare i denti può minare il cuore

categoria: medicina

Oltre che tartaro e carie, una scarsa igiene orale può persino minare la salute del cuore, predisponendo chi è restio a usare spazzolino, dentifricio e filo interdentale a maggiori rischi di imbattersi in un infarto.
Uno studio presentato al Congresso della Society for General Microbiology ha evidenziato il rapporto tra un batterio solitamente innocuo presente nel cavo orale della famiglia degli streptococchi e patologie come infarto e ictus.
Quando il microrganismo in questione diffonde nell'organismo, contribuisce a formare dei coaguli che provocano infarto e ictus. Si tratta, nello specifico, di un batterio che provoca carie e malattie gengivali. Per girovagare nell'organismo,

il microrganismo sotto accusa sfrutta il sanguinamento delle gengive per entrare nel circolo sanguigno e legarsi alle proteine e le piastrine del plasma, portando all’aggregazione piastrinica causa di coaguli di sangue, escrescenze sulle valvole cardiache o infiammazione dei vasi sanguigni che possono bloccare l'afflusso di sangue al cuore e al cervello.

costruzione di appoggio per freccia da usare con fionda (II)

categoria: caccia, pesca

Da youtube alcune immagini di un video dove si descrive un appoggio di facile costruzione per incoccare correttamente una freccia da tirare con una fionda:

due elastici robusti
un anello recuperato da un portachiavi

Le immagini descrivono meglio di ogni spiegazione scritta il montaggio dell'appoggio per la freccia; facendo un certo numero di giri si dispone correttamente l'anello al centro della fionda, prima di riposizionare gli elastici sui bracci della fionda.
La freccia scorre facilmente all'interno dell'anello con poco attrito e non subisce deviazioni sensibili dalla traiettoria voluta.





mercoledì 10 dicembre 2014

Classificazione delle ferite

Abrasione
Perdita dell'integrità della cute, senza emissione di sangue.

Escoriazione
Perdita superficiale dell'integrità della cute, più profonda dell'abrasione, con distacco di lembi cutanei e lieve emissione di sangue (emorragie puntiformi); derma e tessuto sottocutaneo restano intatti. Frequentemente in questo tipo di lesione si trovano dei corpi estranei.
L'escoriazione guarisce con formazione di crosta, senza lasciare cicatrici.
Una ferita più profonda presenta anche edema ed ematoma perilesionale.

Vescicola cutanea
La vescicola compare in seguito ad una pressione o ad uno sfregamento particolare. L'epidermide si solleva e i liquidi presenti nel tessuto riempiono lo spazio vuoto venutosi a creare. La v. non deve essere eliminata perché agisce come una medicazione biologica. La v. più grande e fastidiosa può essere forata con un ago sterile e poi ricoperta con un bendaggio semi occlusivo fino alla guarigione.

Ferita da taglio
Questa ferita ha i bordi lisci, e può esserci perdita di tessuti; possono essere lesionate anche strutture profonde e questo causa un'emorragia spesso abbondante.

Ferita perforante
Questa ferita è difficile da valutare se non si conosce la causa del trauma, perché sulla cute può esserci solo una lesione piccola. I corpi estranei rimasti in profondità costituiscono un pericolo d'infezione e devono essere estratti; questa è un'operazione pericolosa perché asi può lesionare un vaso sanguigno e causare gravi emorragie, quindi, se le condizioni lo permettono, è preferibile limitarsi a medicare e attendere il personale medico.
Ferite perforanti particolarmente pericolose sono quelle che coinvolgono il capo, il torace (rischio di pneumotorace o tamponamento cardiaco), l'addome.
Nel caso di ferite all'addome, il danno può evidenziarsi dopo qualche tempo dal trauma, per l'iniziale tamponamento di un'eventuale lesione emorragica da parte degli organi addominali.

Ferita da lacerazione
Questa lesione compare quando si riceve un colpo violento da un corpo contundente; la cute si stira e poi si lacera, perciò i margini della ferita sono irregolari e i bordi sono scollati, mentre il tessuto sottostante appare contuso e sede d'emorragie. La vascolarizzazione della zona ferita è compromessa e questo ritarda il processo di guarigione.
L'applicazione di compresse fredde allevia il dolore e l'edema.
Una ferita da lacerazione particolare è quella determinata dal morso di un animale: questa ferita è sempre a rischio d'infezione perché i batteri veicolari dalla saliva con il morso, s'introducono in profondità e
proliferano rapidamente.

Ferita da arma da fuoco
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Medicazione da campo di una ferita

Quando s'interviene su una ferita si deve arrestare l'emorragia ed impedire ogni ulteriore contaminazione.
Prima di intervenire su una ferita occorre lavarsi le mani con acqua e sapone per poi detergerle con un disinfettante.
La medicazione va eseguita proteggendosi con guanti monouso in lattice poiché la possibilità di contagio da sangue infetto non è un evento trascurabile. Se disponibili usare i guanti di lattice possibilmente del tipo per chirurgia, presterilizzati; in mancanza guanti monouso di lattice.
Altri ausili utili per la l’autoprotezione sono le maschere e gli occhiali protettivi.
Alla fine d'ogni intervento i guanti devono essere levati con estrema attenzione, rivoltandoli mentre si estraggono. Subito dopo occorre lavarsi subito le mani perché nei guanti possono essersi create delle piccole lacerazioni.
Procedere al più presto alla pulizia della ferita, perché questa ha tanto maggiori probabilità di infettarsi quanto più tardivamente è curata. La ferita va lavata con soluzione fisiologica o acqua sterilizzata mediante bollitura.
Si esegue la pulizia con acqua e garze sterili, operando in senso centrifugo in modo che il liquido che cola non inquini la ferita.
Si usa garza e non il cotone dato che quest'ultimo non è sterile e sfilaccia. Bisogna rispettare la sterilità della garza estraendola dalla busta prendendola ai bordi e maneggiandola con le pinzette.
Se la ferita è sul cuoio capelluto o in zone pelose, i capelli o i peli devono essere tagliati con le forbicine sterilizzate (o con un rasoio); con le pinze si asportano sassolini e schegge. Se è presente del bitume occorre utilizzare l'alcool etilico come solvente.
forbici e le pinze devono essere in confezioni sterili o vanno pulite e sterilizzate passandole su una fiamma.
Dopo la pulizia si passa alla disinfezione della ferita utilizzando:
-       una soluzione di iodio al 2% (tintura di iodio mite)
-       una soluzione clorossidante ( amuchina al 5%)
-       acqua ossigenata a 10 volumi
Fatta la disinfezione l'emissione di sangue dovrebbe essersi nel frattempo arrestata; se questo non avviene, si interviene sulle piccole emorragie comprimendo la ferita per qualche minuto con un tampone di garza ripiegato.
Se il sangue continua a fuoriuscire si esegue una fasciatura compressiva lasciando il primo tampone di garza sul punto sanguinante. In questa fase non applicare polveri o pomate antibiotiche o cotone emostatico.

Se la ferita è superficiale e con i bordi netti si può suturare con un cerotti steri-strip o con "cerotti a farfalla". Si procede facendo combaciare i lembi della ferita e tenendoli accostati con il cerotto. La ferita va poi protetta con garza sterile e fasciata. Nei giorni successivi si può sollevare la garza di protezione per controllare la ferita, ma non si deve rimuovere il cerotto a farfalla fino alla cicatrizzazione completa.

Piaghe cutanee

Le piaghe generalmente derivano da un'alterata ossigenazione cutanea. La comparsa d'infezione o necrosi favorisce la cronicizzazione delle piaghe.
La piaga da decubito o ulcera da compressione è una lesione dei tessuti molli (cute, sottocute e fasci muscolari) che insorge nelle regioni corporee più a lungo compresse durante la permanenza obbligata a letto.
Sono soggetti a rischio i pazienti defedati, in età avanzata o chi ha subito lesioni ai nervi.
Favoriscono la comparsa di questa lesione:
- fattori meccanici
- fattori metabolici
- fattori nervosi
- fattori estrinseci

Fattori meccanici
La compressione della cute in corrispondenza delle zone del corpo dove ci sono prominenze ossee (talloni, gomiti, zona sacrale, spalle, cranio), determina sui tessuti una pressione che arriva a 100 mmHg, che il normale regime pressorio capillare di 40 mmHg, non riesce a contrastare, quindi le zone cutanee interessate allo schiacciamento mostrano fenomeni di stasi circolatoria, trombosi ed ischemia locale.

Fattori metabolici
Anemia, malnutrizione e carenze specifiche, malattie metaboliche, disidratazione.

Fattori nervosi
La presenza di turbe metaboliche sistemiche o locali influisce negativamente sul trofismo tissutale; l'alterata funzionalità delle fibre nervose impedisce le risposte neuroendocrine e metaboliche alla base dei processi riparativi tissutali e compromette la regolazione del microcircolo.

Fattori estrinseci
Ruvidità delle lenzuola e utilizzo di teli gommati per proteggere il materasso, insufficiente igiene personale, irregolarità delle superfici d'appoggio, scarsa mobilizzazione passiva.

La lesione dei tessuti molli si sviluppa per gradi:
-  - la zona interessata si presenta arrossata, dolente, tumefatta
-  - si osserva desquamazione epiteliale, ma ancora non ci sono abrasioni
-  - compaiono zone di macerazione cutanea e lacerazioni
- - la lesione interessa tutto lo spessore dalla lesione con formazione di un'ulcera; è presente materiale necrotico spesso maleodorante per la complicazione infettiva da parte di piogeni e anaerobi
- - la necrosi delle parti molli arriva progressivamente ad interessare il piano osseo con formazione di piaga purulenta ed emorragica.

Norme di prevenzione
La comparsa della piaga da decubito dipende anche dallo stato di salute del paziente e dalla mancata attuazione di norme di profilassi.
Bisogna migliorare le condizioni fisiche complessive del paziente riequilibrando lo stato nutrizionale, ricorrendo eventualmente all'alimentazione parenterale, correggendo gli stati anemici e sorvegliando la funzione urinaria.

Usare precocemente i materassi antidecubito, i cunei di gommapiuma, cuscini al silicone, ginocchiere e gomitiere idonee. Curare la mobilizzazione attiva o passiva del soggetto al fine di scaricare efficacemente la pressione dalle zone a rischio e riattivare la circolazione localmente con massaggi frequenti e delicati usando pomate idratanti; la "pasta all'acqua" è utile per idratare la parte colpita da eritema. Le frizioni con alcool vanno evitate poiché irritano e disidratano la cute rendendola più vulnerabile. Curare accuratamente l'igiene della cute e della biancheria, usare indumenti che favoriscano la traspirazione.

martedì 9 dicembre 2014

Il Miele è un emolliente sicuro, utile in caso di gola irritata e tosse nei bambini

Il Miele è un emolliente sicuro, utile in caso di gola irritata e tosse nei bambini 

La tosse è una delle cause maggiori di visite ambulatoriali. Di notte è particolarmente fastidiosa perché interrompe il sonno.
Non esistono terapie riconosciute come sicure ed efficaci per il trattamento di questi sintomi, infatti il dextrometorfano non è raccomandato nei bambimi.
I rimedi alternativi come il miele, impiegato per trattare la tosse, rappresenta una scelta sicura, in età pediatrica, pur avendo anch’esso delle controindicazioni (questa sostanza è stata anche associata a iperattività e insonnia).
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera il miele un emolliente economico e sicuro, capace di alleviare la gola irritata e procurare sollievo dalla tosse nei bambini.
In un trial in doppio cieco, 105 bambini (età 2-18 anni), con tosse attribuibile ad infezione del tratto respiratorio superiore, sono stati randomizzati a ricevere singole dosi notturne di miele, dextrometorfano al gusto di miele, o nessun trattamento. I risultati ottenuti sono stati effettivamente a favore del gruppo in trattamento con miele.
Il dextrometorfano,  sebbene sia stato ben tollerato nella coorte di bambini che hanno assunto il farmaco in questo studio, risente delle numerose segnalazioni di eventi avversi descritte in letteratura: distonia, anafilassi, mastocitosi con dosi standard del farmaco; e dipendenza, psicosi, mania, allucinazioni, atassia, sonnolenza, diabete mellito insulino-dipendente, neuropatia periferica, degenerazione cerebellare, anemia megaloblastica e decesso con alti dosaggi.
La sua disponibilità come farmaco da banco può favorire inoltre un uso spesso non appropriato.

Data la natura autorisolutiva della sintomatologia dell'infezione del tratto respiratorio superiore e la necessità di ulteriori studi che confermino i dati rilevati in questo trial, i medici, nel consigliare alle famiglie una terapia, dovrebbero tenere presente le evidenze raccolte sul miele e l'assenza di dati pubblicati in favore del dextrometorfano, così come i suoi potenziali eventi avversi e i costi associati al suo impiego.

la dieta mediterranea

La dieta mediterranea

La dieta mediterranea non è in discussione nei suoi principi cardine, tuttavia ci sono alcuni elementi da modificare per tararla meglio sulle esigenze di una popolazione diventata prevalentemente sedentaria e in sovrappeso, già nella prima infanzia. Occorre ridurre la percentuale di carboidrati (45% invece di 55%) e aumentare le proteine.

La struttura della dieta mediterranea è un'ottima base, a patto che si aumenti l'attività fisica.