martedì 1 aprile 2014

Richiamate l'antitetanica

categoria: pronto soccorso

Quando avete fatto l'ultima antitetanica? Una
domanda del genere provocherebbe in molti di noi un vuoto di memoria. È
a causa di questa dimenticanza collettiva che il tetano in Italia non è
stato ancora completamente eradicato. La malattia tetanica continua a
essere presente sul territorio nazionale con una media di circa cento casi
l’anno e con una mortalità costante nel tempo del
 50-60 per cento. Pochi, pochissimi casi, si dirà. Ma perché rischiare di
morire di un'orribile morte (la neurotossina prodotta dalle spore del bacillo
del tetano ha un'azione simile a quella della stricnina) per un banale 
graffio provocato da un chiodo arrugginito o per una puntura di una
spina?
Il tetano è una malattia temibile provocata da un batterio (il Clostridium tetani) che può penetrare nell'organismo attraverso ferite provocate da oggetti contaminati dalle feci degli erbivori (in modo particolare quella dei cavalli), nel cui intestino il germe vive abitualmente.
La ruggine, da sempre accusata di essere la prima causa del tetano non è la causa della malattia, salvo che l'oggetto arrugginito che provoca la lesione non sia anche contaminato dal Clostridium. Il vecchio retaggio, d'altra parte, deriva dal fatto che in passato la ruggine veniva immediatamente associata a chiodi vecchi provenienti dalla ferratura dei cavalli e, come tali, sicuramente contaminati dalle feci dell'animale.
Una volta entrato nell'organismo umano, il Clostridium produce una tossina molto potente che agisce come un veleno sul sistema nervoso. Blocca, infatti, gli input nervosi che sono necessari ad assicurare i movimenti dei muscoli, compresi anche quelli del torace che garantiscono la respirazione: la malattia può perciò determinare un blocco respiratorio ed essere anche mortale.
I vaccini antitetanici contengono le tossine denaturate che il batterio colpevole della malattia produce e che sono le responsabili degli effetti della malattia nei confronti del sistema nervoso centrale. Queste tossine inattivate stimolano il sistema immunitario obbligandolo a produrre anticorpi specifici nei loro confronti ma, nello stesso tempo, non espongono la salute ad alcun rischio. L’effetto del vaccino non è però valido in assoluto: gli anticorpi prodotti dall’organismo vanno infatti riducendosi con il tempo e, anche se rimane una sorta di memoria immunologica, questa non è sufficiente in caso di infezione per proteggere totalmente. E per questo che sono previsti i richiami decennali: con una sola dose, il corpo produce nuove sostanze di difesa e la protezione è riattivata.
Dai primi mesi di vita siamo protetti dal tetano perché la vaccinazione antitetanica, prevista dalla legge, inizia con una prima somministrazione del vaccino a due mesi di vita, seguita da una seconda dose dopo un mese e mezzo ed una terza entro gli undici mesi. Il ciclo vaccinale termina con una quarta somministrazione fatta a 5 anni; da questo momento sono sufficienti richiami da fare ogni 10 anni, per mantenere sempre attiva la protezione.
La protezione immunitaria che si ottiene con la vaccinazione -
resa obbligatoria in Italia dal 1968 - ha una durata piuttosto
lunga, tanto che i richiami sono raccomandati a intervalli di dieci anni.
Ma è proprio qui il punto. Nella pratica, infatti, la «scadenza» dei dieci
anni è dai più trascurata e solo in particolari categorie di lavoratori
è effettuato un
richiamo sistematico in età adulta. La conseguenza è che il
tetano si manifesta prevalentemente in persone di età avanzata e di sesso
femminile: 2,5 casi nelle donne contro uno negli uomini (si tagliano pulendo le verdure in cucina, giardinaggio, ecc.)
In questi soggetti è facile che la protezione sia ormai annullata, infatti i dati statistici affermano che circa il 40 per cento degli ultrasessantacinquenni è totalmente sguarnito di anticorpi attivi contro l'infezione.
Che fare, perciò, se ci si ferisce e l'ultimo richiamo della vaccinazione non è stato effettuato o se, addirittura, l'esecuzione del vaccino è qualche cosa di molto lontano nel tempo? E possibile mettere nuovamente l'organismo al sicuro, o il tetano è ormai una mina vagante? Fortunatamente, è possibile ripristinare le protezioni del vaccino, ma gli interventi per farlo variano a seconda delle situazioni: ecco come ci si deve comportare. Effettuare semplicemente un richiamo al momento dell'incidente, se nel passato si è già fatto un ciclo completo del vaccino (tre dosi somministrate a distanza ravvicinata nell'arco di un anno e una quarta a 4 anni di distanza), anche se questo risale al periodo dell'infanzia e successivamente non si è mai più fatto alcun richiamo decennale.

Rifare un nuovo ciclo vaccinale (uguale anche nelle scadenze a quello che si fa quando si è bambini), se non si ha nessun riferimento registrato che attesti un ciclo vaccinale completo fatto nel passato, se la ferita è lacero contusa, o se la lesione è particolarmente sporca e contaminata. Se il taglio è molto serio e a rischio di tetano è prevista inoltre anche una somministrazione di immunoglobuline antitetaniche: si tratta di concentrati biologici di anticorpi che entrano immediatamente in azione e che offrono una copertura immediata. Il vaccino, pur efficace, inizia, infatti, ad esplicare la sua attività e a stimolare l'organismo a produrre anticorpi dopo un certo arco di tempo dalla sua somministrazione. Le immunoglobuline, però, sono iniettate solo dopo che il paziente ha dato il suo consenso informato: anche se ampiamente testate per garantirne una purezza e una sicurezza totale, c'è un rischio (remotissimo) che possano trasmettere malattie virali il cui contagio avviene proprio attraverso questa via. Il tetano, d'altra parte, è una malattia molto grave e, ancor oggi, porta a morte circa il 50 per cento dei soggetti che lo contraggono.

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